di Marianna Mandato – Questa sì che è arte! No, a parer mio questa non è arte. Ma bravo, hai fatto proprio tutto a regola d’arte. Ecco qua. Chi ha letto, sicuramente ha creduto immediatamente di capire che cosa c’è scritto.
Ma siamo proprio sicuri che sia così? Cos’è l’arte secondo la parola che lo definisce? E perché si dice “a regola d’arte”?
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Che cosa intendiamo quando parliamo di arte? Meglio, quando usiamo la parola arte?


Abbiamo tutti la stessa idea rispetto a ciò che la parola ci comunica? Eppure, forse mai come in questo momento, e specialmente con l’avvento della nuova “era digitale artificiale”, non proprio tutti sembriamo d’accordo su ciò che possa essere chiamato arte.
Che cosa merita questa parola per essere definito?
Se credete non ci sia alcun tipo di confusione in merito, allora provate a chiedere ad un po’ di persone cosa pensano la parola arte voglia indicare. Magari sorseggiando un buon tè, davanti a un dipinto o ad una scultura. E vi stupirete del risultato.
Non resta che capire allora ciò che la parola si aspetterebbe da noi nel momento in cui la pronunciamo. Lei infatti “sa” che cosa vuole dire. Ma non è chiaro di quale contenuto la riempiamo noi affinché possa avere un corrispettivo uguale per tutti nella realtà.
Usando la stessa parola per indicare cose diverse, si rischia di creare caos.
Per prima cosa, di quale sostanza, di quali altri paroline, riempiremmo la parola arte per darle una forma visibile? Teniamo sempre presente l’esempio del palloncino che, se pieno d’aria resta a terra, se pieno d’elio vola.
Sicuramente
creatività, tecnica, espressione estetica, opera, espressione di abilità acquisite o innate, emozione espressa, capacità di creare e prodotto di tale capacità, forma di linguaggio interiore reso percepibile dai sensi.
Bene. Si fa per dire. Andiamo ora alla ricerca dei genitori di questa bella parola che usiamo, all’apparenza, così consapevolmente. Al punto che, soltanto al pronunciarla, si ha la sensazione che qualcosa dentro di noi sorrida.
Il nostro rewind si blocca alla radice ariana ar da cui le due radici sanscrita, rtí, e latina, ar, da cui rispettivamente artí e àrt-em.
Artí voleva significare andare, muoversi verso qualcosa, dunque produrre e adattare. Artem invece progettare o costruire qualcosa in maniera adeguata. Ma la situazione è piuttosto complessa perché queste due semplici radici danno vita ad alberi che si ramificano in varie direzioni e molteplici significati.
Si pensi, ad esempio, a parole che usiamo abitualmente come muovere, adattare, compiere, portare più vicino, portato a perfezione, ben composto, ordine, talento, armonia, virtù e anche arteria, articolazione e braccio. Ebbene, sono tutte derivanti dalla stessa radice ar, pur essendo parole diverse. Teniamolo a mente.
Facciamo ora il solito giochino e proviamo a vedere cosa succede: può dalla parola arte derivare un verbo? No. “Artare” non esiste. Tanto che noi stessi diciamo “fare arte” oppure “essere artista”.
Parrebbe proprio che l’arte non dipenda da noi per realizzarsi nella realtà. Ma attenzione. I verbi “fare” ed “essere”, che supportano l’arte per far sì che essa si realizzi, sono importantissimi.
L’arte è una specie di blocco monolitico che in qualche maniera esiste già in natura in modo evidente oppure nascosto da qualche parte.
Le opere d’arte “naturali” le riconosciamo tutti, non c’è bisogno di fare un’indagine per averne conferma. Si potrebbe certo disquisire di “gusto” ma questo è un altro argomento, nonché un’altra parola.


L’arte che si nasconde da qualche parte, invece, per avere senso nella realtà, tenetevi forte, ha bisogno di noi. Sì, del nostro contributo. Per “artare”, noi ci dobbiamo trasformare in “artisti”, cioè in coloro che muovono l’arte. Che la fanno.
Appare evidente che se siamo noi a fare l’arte, era in noi che l’arte si nascondeva. Ma dove?
Per capirlo, torniamo alle ramificazioni cui dà vita la radice ar.
A ben riflettere, parrebbe proprio che
qualcosa di istintivo o innato in noi si muove sulla base di un progetto e/o una capacità personale, un talento, si adatta a un’idea,
prende una forma sensoriale, ha bisogno di mente, braccia e corpo per essere realizzata e viene portata ad una specie di perfezione in modo da risultare armonica.


Considerando che le arterie entrano nel merito con la stessa radice dell’arte, è probabile che quel nascondiglio che l’arte aveva scelto, altro non fosse che il “sangue che scorre in noi”. In modo figurato, siamo noi stessi che esprimiamo noi stessi all’esterno di noi. Come se tirassimo fuori il nostro stesso sangue, la nostra stessa essenza per porgerla a qualcuno fuori di noi.
Insomma,
fare una cosa a regola d’arte, altro non sarebbe se non adattare in modo mirabile se stessi, con una tecnica o un’abilità personale, al prodotto reso visibile ad altri e per altri.
L’arte è espressione dell’artista che la fa. L’artista fa passare attraverso di lui qualcosa che già esiste in lui e la trasforma in prodotto. Detto altrimenti, l’artista ha mosso qualcosa da dentro di sé è l’ha resa accessibile a tutti. È il braccio dell’arte. La sua è una virtù che trasporta fuori un qualcosa. Che lo sposta verso l’esterno. È un’emozione resa pubblica. Quanto meno, la parola arte ce lo vuole suggerire.


Attenzione, però. I famosi artisti, quelli che fanno l’arte, che rendono la parola concreta nella realtà, sono inseriti in un contesto socio culturale di un dato momento storico, di una data realtà.
I prodotti che l’arte rende visibili o percepibili in altri modi, non sono mai sganciati dal contesto in cui un certo artista vive. Tanto che la parola non circoscrive per sua natura ciò che il prodotto debba essere e/o quali caratteristiche debba avere.


La parola arte dunque non delimita, non crea i confini del “che cosa” si debba considerare arte.
La parola arte non contiene in sé limiti.
Non contiene neanche indicazioni sulla forma che deve avere. Non indica se il prodotto debba essere fatto a mano o con l’ausilio di qualche strumento. Tantomeno dà indicazioni sul tipo di reazione che un osservatore dovrà avere rispetto a quel prodotto finito affinché possa essere ritenuto arte.
A farlo sono le persone di ogni epoca. È su quel tipo di confine che occorre mettersi d’accordo per evitare inutili discussioni su cosa l’arte sia. Ma non ha nulla a che fare con la parola arte e con ciò che il termine contiene.


L’arte non possiede “regole” interne. L’unica vera “regola” la fa l’artista con la sua capacità di muovere qualcosa.
E ci auguriamo tutti che quel qualcosa sia emozione.


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