di Marianna Mandato – Quando vai in vacanza? Il prossimo mese. Le mie ferie sono in tutto due settimane. Ecco. Due settimane. Ma effettivamente di che cosa?
Ascolta “Finalmente in vacanza!” su Spreaker.
Quando affermiamo di essere in vacanza, che cosa stiamo dicendo? Che siamo in ferie? Soprattutto, ferie e vacanza comunicano la stessa cosa?
Non siamo proprio certi che tutti sappiano cosa ci comunicano le nostre vacanze e le nostre ferie quando ne parliamo.
Ragioniamo. In modo leggero, certo. Il caldo attuale è soffocante anche per i neuroni, che tendono a rallentare un po’. La vacanza in effetti serve tanto anche a loro.
Ma vediamo perché.
Per prima cosa, andiamo dal salumiere e chiediamo di infarcirci due panini. Il panino vacanza e il panino ferie.


Che ingredienti dovrà usare per farci i panini giusti? Quelli che per tutti facciano sentire proprio il gusto delle vacanze e delle ferie?
Per quello “vacanza”, sicuramente
una bella interruzione, una sospensione, un po’ di vuoto, di chiusura, cessazione, una bella fetta di libertà, e senza dubbio un bel po’ di euforia da aspettativa di giusto riempimento dello stare senza occupazioni.
In quello “ferie”, invece, ci va
qualche fetta di festa, riposo, distensione, assenza di lavoro e anche un po’ di santità.
Attenzione, con gli ingredienti sbagliati, saremmo costretti a cambiare nome ai panini.
Questi sembrano davvero buoni. Ma perché?
Andiamo alla ricerca dei genitori delle vacanze e delle ferie.
La nostra vacanza è figlia della vacantia degli amici latini. A sua volta derivata dal loro verbo vacare.
Con questa parola volevano indicare una specie di vuoto, un vacuo essere, un essere svuotati e liberi da qualsivoglia impegno, nonché sprovvisti di qualcosa.
Le nostre ferie, invece, sono un po’ più particolari ma sono sempre figlie di simpatici genitori latini: feriae e il più antico festae. Quest’ultimo indicava i giorni da dedicare al culto degli dei, quelli che noi diremmo festivi.
Erano giorni in cui ci si riposava e pregava, in cui ogni attività era vietata. L’antica radice “pha” stava ad indicare inoltre qualcosa di splendente. Era un giorno che faceva sentire lieti per la sua luce.
Il nostro Ferragosto ha la stessa origine. Altro non era che le “ferie di Augusto”. Ossia il riposo dell’Imperatore. E non durava certo un giorno soltanto.


Passiamo alla nostra domanda preferita: da ferie e vacanza possono derivare dei verbi? Be’ no, vacanzare non esiste, così come non esiste feriare. Però siamo soliti dire “andare o essere” in vacanza e in ferie.
E che cosa vuol dire?
Che la vacanza, così come le ferie, le facciamo noi. Anche senza dover necessariamente agire. Anche stando comodamente seduti in poltrona.
Mettiamo insieme tutti i pezzi del piccolo puzzle di senso creato fin qui per capire meglio.
La vacanza è una specie di interruzione dalle attività quotidiane e dal lavoro abituale che crea un vuoto dedicato proprio a noi.
Quel vuoto, in realtà è uno spazio libero da un modo di essere consueto che dovrebbe fare di noi persone vuote del quotidiano.
Quando “siamo” in vacanza, insomma, non dovrebbe essere possibile portare i noi di sempre semplicemente da un’altra parte.
La vacanza, o meglio, ciò che la parola vacanza ci comunica è che occorre essere vuoti del sé abituale per poter godere di quello spazio libero a disposizione. Per poterci riempire di altro che non sia ciò che già occupa le nostre vite ogni giorno.


In pratica, “organizzare” una vacanza è quasi un controsenso.
Portarsi dietro, in qualsiasi luogo si deciderà di andare, il sé stesso pieno di preoccupazioni, attività lavorative, lavoro arretrato, e magari valigie su valigie di oggetti quotidiani per poter sopperire ad ogni esigenza, ripetendo così gesti e modalità schematiche e abitudinarie di vita, non è altro che occupare il tempo in un altro luogo.


Senza fare il vuoto, non siamo in vacanza.
La vacanza, per essere, per esistere, ha bisogno di noi. Siamo noi con una predisposizione a vivere diversa-mente rispetto al solito.
Soltanto sprovvisti del quotidiano riusciremo a ricaricarci, a riempirci con nuovi contenuti.
Anche a livello pratico, vale altrettanto. Portando meno cose con noi, scopriremo che il nostro zaino può essere tranquillamente alleggerito.
Quel vacuo della vacanza vuol proprio significare una leggerezza non abituale.


Se invece siamo in ferie, allora significa che dobbiamo in qualche maniera “santificare” i giorni che abbiamo a disposizione.
Si tratta di giorni di festa dedicati a noi. È un po’ come se dovessimo pregare per noi per renderli veramente sacri. Dobbiamo riuscire a farli splendere per farli esistere vera-mente.
In pratica, le bellissime parole vacanze e ferie, che ci sentiamo addosso come un regalo al solo nominarle, vanno proprio prese alla lettera. Perché siano davvero quella promessa di nuovo riempimento energetico che ci aspettiamo.
Non resta che augurare buone vacanze e buon divertimento (ossia portare la mente altrove) a tutti coloro che avranno possibilità di avere ferie a disposizione.
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