di Margherita Vetrano – Le separazioni in Italia hanno vissuto un nuovo boom post-pandemia. Nel 2021, secondo l’Istat, le separazioni (97.913) sono tornate ai livelli del 2019, con un aumento del 22,5% rispetto all’anno precedente e anche i divorzi (83.192) hanno recuperato il gap, segnando un +24,8% rispetto al 2020, ma un -16% rispetto al 2016, anno record dei divorzi.
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La grande novità sono gli accordi stragiudiziali che portano le coppie ad una mediazione privata anziché davanti ad un giudice. La riforma Cartabia, inoltre, entrata in vigore dal 28 febbraio 2023, ha reso possibile procedere a separazione e divorzio in un unico procedimento. Nell’intento di alleggerire i tribunali dalle numerose pratiche.
I minori poi, sono diventati “parte” attiva del processo, essendo loro riconosciuto il diritto di esprimere il proprio pensiero sulle controversie tra i genitori che incidono sulla propria vita. In un panorama di generale snellezza e rapidità procedurale, resta ineluttabile l’elemento umano.
Tra le tante storie quella di Cora (nome di fantasia per preservarne la privacy), fresca di separazione dal marito. Dopo un sodalizio ventennale, fatto di alti e bassi, racconta volentieri la sua esperienza a B-Hop magazine.
“Una relazione come la nostra che finisce, è come la rottura di un ponte. Improvvisamente crolla e non puoi fare nulla per fermarlo!”


Il suo racconto, nonostante la brillante autoironia, è velato di tristezza. Le difficoltà c’erano e le conoscevano, ma arrivare al dunque è sempre difficile, soprattutto quando ci sono dei figli “che subiranno danni e Dio solo sa quali” continua.
Quando si prende la decisione, si è travolti ed è tutto molto veloce ma poi, quando si resta soli, bisogna reinventarsi.
“Bisogna ritrovare quella persona che ti piaceva di più, quella te stessa alla quale hai rinunciato giorno dopo giorno, in nome dell’amore.
La vita di coppia ti cambia e la separazione può aiutare a rispolverare il passato positivo. Può farti capire com’eri e come vorresti tornare ad essere”
Separazione come spunto di rinascita per ripartire da sé stessi, dunque. Per accorgersi che si è parte di una reciprocità di esperienze simili che possono essere condivise, ricominciando proprio da lì.
“La solitudine ritrovata può aiutare a sentirsi liberi e a casa: è una coccola per la mente.
E’ affascinante scoprire che ci si può aiutare, condividendo la stessa condizione“.
La diffusione del fenomeno delle separazioni rende più semplice ripartire se, riconoscendosi, si intraprende un percorso comune, fatto di condivisione di vissuto e di obiettivi.


“Quando rimani solo, non è detto che si abbia voglia di cercare un nuovo compagno. Di fronte alla solitudine si può trovare un’altra soluzione, ad esempio la vita in comune con altre persone: sono convinta che la Comune ci salverà!”
Condividere la propria condizione con chi ci assomiglia, senza rifugiarsi in una coppia ma in una comunità, per sostenere il percorso di rinascita.
“Solo chi ha vissuto ciò che hai vissuto tu, può capire la tua necessità di riappropriarsi della propria vita ed identità”, precisa. “Vivere in comunità può aiutare al sostegno economico ed organizzativo chi è in difficoltà o semplicemente non vuole rimanere solo. Il concetto di Comune, così in voga negli anni ’70 non è un sogno hippy ma un modello percorribile“.
Enti riconosciuti come la Comunità di Sant’Egidio o il CESC lavorano già da tempo su questo modello.
“Se finora è stato adottato per progetti di inclusione di minori in difficoltà, Paesi in via di sviluppo ed anziani, oggi potrebbe essere applicato agli adulti soli” – conclude -.
Single o divorziati potrebbero riunirsi in un progetto comune per far fronte al futuro in solitudine, applicando gli stessi principi di solidarietà”.





















