di Vincenzo Sorrentino – A Massicelle, una frazione del comune di Montano Antilia in provincia di Salerno, nel pieno cuore del Cilento, c’è un luogo molto particolare che costituisce un caso unico in Italia: II Museo del giocattolo povero, in cui è l’aggettivo a fare la differenza. Un piccolo museo che espone tanti esemplari di giocattoli che evidenziano la creatività e l’abilità manuale dei bambini e dei ragazzi dei secoli scorsi che si inventavano e costruivano i propri giochi utilizzando materiali poveri e di risulta come legni, stoffa, spaghi, ecc.
Il museo è nato per iniziativa di alcune insegnanti della locale scuola primaria che si sono impegnate a raccogliere i giocattoli e ed organizzarli nello spazio espositivo che gestiscono con orgoglio e passione.
Angela Serra è una delle fondatrici del Museo, di cui è attualmente Direttrice, e racconta a B-Hop come la nascita del Museo sia stata, in realtà, occasionale.


“Tutto è iniziato quando, nei primi anni ’90, un’alunna della scuola primaria di Massicelle portò in classe un giocattolo, per la precisione uno strumento sonoro, costruito dal nonno. Uno di quegli strumenti che il nonno utilizzava nella sua infanzia“.
Quel giocattolo suscitò molto interesse e curiosità nel resto della scolaresca per cui l’insegnante di Storia propose di effettuare
una ricerca per conoscere meglio come vivevano e come giocavano i nostri nonni.
“La ricerca è iniziata nell’anno scolastico 1992/93 ed è proseguita negli anni, ampliando i confini a tutto il Cilento ed è stata condotta direttamente dagli alunni della scuola che hanno chiesto anche ai loro nonni di ricostruire i giocattoli della loro infanzia”.


Sui banchi della scuola arrivarono tantissimi giocattoli ricostruiti con le tecniche ed i materiali di una volta, che consentirono, pertanto, di organizzare alcune esposizioni temporanee in occasione di feste e sagre estive. In queste occasioni i giocattoli venivano collocati su balle di fieno per essere esposti al pubblico. Visto l’interesse ed il gradimento registrato da queste prime esposizioni, è gradualmente maturata l’idea di costruire un vero e proprio museo.
Il Museo è stato inaugurato nell’estate del 1999 alla presenza delle autorità politiche del territorio e nel 2015 è stato trasferito nell’attuale sede che è un vecchio Mulino appositamente ristrutturato dal Comune.
La direttrice Angela Serra ricorda i grandi sforzi fatti da lei e dalle altre promotrici dell’iniziativa: Amalia Merola e Santina Luongo, coadiuvate dalle insegnanti che, negli anni, si sono succedute nella piccola scuola. Fondamentale è stato anche l’aiuto ricevuto dai genitori e dagli anziani del paese, dalle amministrazioni comunali e da un’associazione locale: il Gal Casacastra.


Cerchi di ferro – Credits: V. SorrentinoAnche il Ministro della Istruzione dell’epoca, Luigi Berlinguer, ha fornito un importante contributo in quanto ha messo a disposizione le prime teche per l’esposizione dei giocattoli, fatte appositamente costruire da un Istituto professionale della provincia di Salerno.
L’apertura del museo è stata subito molto apprezzata da visitatori e turisti ed ha consentito di ricevere nel 2007 il premio Gold riferito alle buone pratiche della scuola. Ha prodotto, inoltre, un importante indotto nel territorio, in particolare l’organizzazione di un Festival del gioco e giocattoli della tradizione, che ogni anno portava a Massicelle persone e giocattoli provenienti da tutta Italia ed anche dall’estero: Nicaragua, Russia, Polonia, Austria, Turchia, ecc.


Oggi, purtroppo, questo Festival non si tiene più ma le testimonianze degli altri paesi sono visibili nel Museo dove vi sono anche diversi giocattoli poveri stranieri ed è molto interessante constatare l’omogeneità delle costruzioni tradizionali in paesi molto differenti e distanti tra loro.
Il Museo viene visitato ogni anno anche da molte scolaresche ma anche da tanti studenti universitari, alcuni dei quali hanno perfino fatto delle tesi di laurea sulla “cultura e la tradizionale del giocattolo povero”.


I bambini ed i visitatori in genere oltre a visitare il Museo, possono anche fermarsi nell’ampio spazio disponibile al piano superiore per sperimentare i tanti giocattoli esposti ed è bello notare il grande interesse che questi suscitano nei bambini e ragazzi di oggi, la cui attività ludica è in maniera sempre più consistente mediata da cellulari e altri devices tecnologici.
Il giocattolo più antico tra quelli esposti è lo “zurriulo”, un antesignano dello “strummolo”: costituito da una pallina di quercia attaccata con uno spago ad una canna, in cui vince chi la fa girare più a lungo.


Oltre ai tanti altri giochi, le Furrianughe, lo Sciuttapanni, la Carruzzella, la Ruzzola, ecc. ci sono anche tante bambole di pezza, di paglia, di cartapesta e di legno ed anche alcuni strumenti sonori, tra cui le immancabili ciaramelle e zampogne. C’è anche uno strumento molto originale da queste parti che veniva usato dai banditori per comunicare qualcosa alla popolazione o per invitarla a recarsi in chiesa in occasione delle feste patronali.


“Il Museo ha un enorme validità culturale e sociale in quanto oltre a recuperare e tramandare il patrimonio ludico tradizionale, ha anche la funzione di documentare come vivevano e come si divertivano i nostri nonni con, però, un unico grande handicap: ossia basarsi quasi esclusivamente sulla passione e la disponibilità delle persone, per cui, considerando anche l’importante indotto che potrebbe derivarne per tutto il territorio viene spontaneo domandarsi come mai non sia ancora stato strutturato ed accreditato come un vero e proprio ente museale”.


Gioco popolare – Credits: V. Sorrentino
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