di Sharon Rojas Atzu – Da un gruppo di madri in cerca d’aiuto ad una rete di oltre 2000 membri. Così il Pigneto, quartiere di Roma, e amato da Pierpaolo Pasolini, promuove la solidarietà e la riscoperta dei rapporti all’interno di una comunità.
E’ la “Banca del Tempo”, un progetto nato in Giappone e arrivato sino in Italia; un’organizzazione che permette ad ognuno di
dedicare il proprio tempo libero, a beneficio della collettività, ed allo stesso tempo sentirsi accolto e utile.
Nei primi anni Duemila nasce nel Pigneto il comitato “Mamme e non solo…”, un’associazione no profit, prima nata come gruppo di madri in difficoltà pronte ad aiutarsi a vicenda, poi divenuta una realtà centrale in quello che sarebbe presto diventato uno dei quartieri più multietnici della capitale.
Il progetto ha un sistema molto semplice: ognuno offre il proprio tempo insegnando qualcosa a chi ne voglia usufruire, ed
ogni ora passata ad “insegnare” equivale ad una eguale quantità di tempo in cui possa egli stesso usufruire delle lezioni altrui.
Nessuna richiesta di denaro, ma solo la disponibilità di mettersi in gioco per aiutare il prossimo.


Alla base del modello vi è un concetto estremamente importante: ognuno è centrale nella società, ed essa torna ad essere d’aiuto per ogni cittadino. Le lezioni non hanno rigide regole: che siano di lingua, di attività fai-da-te o gestione delle finanze, sono accomunate dal fatto che possano essere potenzialmente utili a qualcuno, o semplicemente un luogo dove le persone possano passare del tempo insieme, trovando un senso di comunità che dia loro la sensazione di non essere soli.
È evidente quindi quanto l’impatto umano sia il nucleo centrale di questa attività. La solidarietà, il senso di comunità e la volontà di aiutare il prossimo tornano ad essere elementi portanti all’interno del contesto delle periferie romane, in questo caso nel Pigneto, e si riscopre l’essenza dell’umanità.
Le trasformazioni che il comitato ha avuto nel corso del tempo lo hanno portato ad adattarsi alle sempre diverse esigenze che, coloro che ne usufruiscono, hanno manifestato. Se infatti ha preso vita da gruppo di madri che avevano bisogno l’una dell’altra, ad oggi il comitato offre corsi di lingua, formazione digitale, insegnamenti di arti manuali come la sartoria, aiuto agli anziani o ripetizioni scolastiche, con un numero che raggiunge i duemila iscritti.
Sul sito web del quartiere è possibile interfacciarsi poi non solo sul singolo comitato come quello della “Banca del Tempo”, quanto all’insieme di organizzazioni, eventi, club organizzati dalla gente per la gente, rendendo il quartiere un luogo vivo di scambio, aiuto e reciprocità.
L’apertura della stazione della metro C nella zona, evento importante che ha portato il luogo ad esser ancor più vissuto da giovani anche di zone limitrofe, ha accentuato la necessità del quartiere d’interfacciarsi al grande impatto della modernità, della gentrificazione, senza però abbandonare coloro che nel quartiere sono nati e cresciuti, senza lasciarli in disparte ad assistere alla sua sempre crescente urbanizzazione.
Uno dei progetti presenti nel profilo Instagram del comitato infatti, propone a coloro che vogliono parteciparvi di raccontare com’era vivere lì negli anni passati, così da preservarne la storia e l’identità culturale.
Perché dietro ad ogni quartiere, dietro ad ogni angolo delle nostre città, si nasconde non solo uno spazio da condividere, ma un luogo dove le vite e le storie trovano modo d’intrecciarsi, tessendo una rete che sa permanere nel tempo, anche a fronte della modernità.
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