di Margherita Vetrano – “Il gioco è una cosa seria” è il titolo del seminario che vedrà oggi professionisti, genitori ed associazioni uniti a Roma. L’evento gratuito è in corso presso la Protomoteca in Campidoglio: si parla del gioco come strumento di conoscenza, terapia ed inclusione.
ideatore dell’evento e autore del libro “Giochi per imparare a vedere” è Marco Orlandi, psicologo specializzato nell’analisi delle funzioni visive ed optometrista, docente all’Università della Sapienza di Neuropsichiatria infantile e scienze della visione,
Il volume raccoglie 90 giochi suddivisi in 15 aree di abilità visiva e proposti come strumenti per sostenere lo sviluppo, l’apprendimento e la crescita dei bambini in età evolutiva.
Il libro, diviso in varie aree, presenta giochi ottimali per ognuna di esse. La collezione è stata riunita in un unico volume per essere d’aiuto alle famiglie. L’idea è che possano attingere a giochi diversi dall’offerta odierna, per dare ai figli l’opportunità di crescere giocando. Divisi per fasce d’età e per generazione, ci sono giochi moderni ma anche più datatati, rivisitati in chiave più moderna.


“Il gioco deve sviluppare socializzazione, attività motoria, immaginazione e fantasia e con esse, anche le abilità visive. Il concetto è quello di dare ai pazienti accesso alla possibilità di agire in modo creativo”,
spiega Orlandi a B-Hop: “Tutte le nostre abilità visive, la capacità di esplorare e coordinare il movimento, sono acquisite con l’esperienza quotidiana. Mi occupo di valutazioni e riabilitazione di queste funzioni ed è necessario che le stimolazioni siano continue. Propongo quindi alle famiglie dei compiti da fare a casa e fra questi ci sono alcuni giochi, selezionati perché ideali per stimolare alcune abilità“.
Per lui la bellezza è la capacità di sentirsi in pace con quello che ha di fronte. Non trova una vera definizione perchè la considera una risonanza del sistema profondo delle emozioni. Nel suo lavoro vede bellezza nei “pazientini” che entrano spaventati in studio ma poi non vogliono andar via. Trova bellezza nel percepire che si sentono accolti e stanno bene ma soprattutto che si accorgono che stanno facendo qualcosa di utile per loro. Quella è gioia per lui; la bellezza è la visione della loro consapevolezza.


Riferisce che i genitori sono entusiasti nell’applicare giochi stimolanti a casa anche se il loro grosso limite è il tempo e la capacità di organizzarlo. I bambini agiscono senza difficoltà e se proposte correttamente le terapie “giocose” li aiutano a migliorare il rendimento scolastico riducendo la stancabilità e migliorando la concentrazione.
“I videogiochi sono l’attività ludica più diffusa tra i ragazzi – osserva – e può capitare che non conoscano altri tipi di svago. Questo li isola e ne riduce la qualità di interazione, senza consentire una socializzazione in presenza che passi per lo sguardo o anche il contatto fisico”.
Nel Centro Italia Orlandi è considerato un innovatore dell’approccio ludico alla risoluzione dei problemi trattati in terapia. Orientamento in antitesi coi colleghi d’Oltreoceano, che possono intervenire farmacologicamente sui pazienti. A fronte di una maggiore disponibilità economica non si ravvisa un significativo divario nel livello tecnico rispetto all’Italia. L’approccio pragmatico li porta a risolvere il problema visivo senza curarsi troppo dell’interazione tra le funzioni.
“Nel mondo anglosassone non c’è grossa interazione tra i ragazzi con disabilità e gli altri compagni – spiega -. Basti pensare alle special education, classi di accentramento in cui un solo insegnante di sostegno si occupa di più alunni.. E’ un approccio pratico ed economico ma poco puntuale nei trattamenti.
“In Italia c’è un maggior orientamento all’integrazione delle abilità sociali e personali.
Nel mio campo ciò che cerchiamo è di insegnare ai ragazzi a sfruttare meglio il canale visivo per trasferirlo in tutti gli ambiti. La ricerca della perfezione del campo visivo è sacrificata a vantaggio di una migliore qualità di vita”
Rispetto all’optometria in Italia la normativa è ancora un po’ oscura e l’attività ludica è il canale prevalente. In qualità di professionista e docente universitario infatti, il dottor Orlandi ha potuto formare diverse categorie di specialisti fra i quali optometristi, terapisti della neuropsicomotricità e terapisti occupazionali, logopedisti che ne hanno seguito le orme.
L’approccio ludico a scuola, in Italia, sarà presentato oggi con l’intervento di un’insegnante di scuola materna ed una storica pedagogista montessoriana che ne illustreranno le modalità di applicazione.
“Le competenze ci sono, ciò che manca è la possibilità di organizzarlo in modo funzionale, soprattutto alle medie e alle superiori – osserva Orlandi -. Gamefication è proprio la capacità di trasformare in gioco le attività didattiche facendo acquisire competenze senza quasi accorgersi. Approccio utilizzato non solo nella didattica ma anche dalle grandi aziende nei processi di formazione.


“Ho deciso di fare la presentazione in forma di seminario per aprirla a professionisti e genitori, coinvolgendo anche gli insegnanti e le associazioni – precisa -. Fra gli ospiti Andrea Angiolino, massimo esperto italiano in giochi e Consuelo Corradi, docente all’Università LUMSA, esperta di tecnologie adattive. Le associazioni coinvolte sono molte, fra le quali AIDEE, La fabbrica dei sogni, ADHD Lazio ODV e la casa produttrice di giocattoli HEADU.”
Il seminario sarà un’occasione di confronto tra professionisti, educatori e associazioni, con una serie di interventi dedicati al ruolo del gioco in ambito educativo, riabilitativo e familiare.
A fare da contraltare alla presentazione del volume, nel pomeriggio si terrà una tavola rotonda sul tema “Visione e videogiochi”. Ci sarà la partecipazione di figure professionali di diverse aree – dall’optometria alla fisioterapia – per un confronto equilibrato sui pro e contro del gioco digitale.
Ci sarà spazio anche per il gioco vero e proprio, con stand interattivi con dimostrazioni pratiche, ad opera di professionisti come La Città del Sole, I Civettoni.
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