di Marianna Mandato – Che cosa stai pensando? È stato un bel pensiero, il tuo. Il mio pensiero va a te.
Eccoci tornati a parlare di una nuova parola. Stavolta molto importante. Sì, perché in qualche modo costituisce l’impalcatura di quella cosa che siamo soliti chiamare mente.
Ascolta “A cosa stai pensando? Ecco il significato della parola “pensiero”” su Spreaker.
Che cosa vogliamo dire quando usiamo la parola pensiero? Come possiamo essere certi che tutti quelli cui ci rivolgiamo capiscano nello stesso modo cosa intendiamo quando parliamo di pensiero?


Facciamo un gioco di società: chiediamo a chi ci sta accanto di definire la parola pensiero.
Siamo certi che il nostro vicino ci guarderà fisso negli occhi per capire se stiamo dicendo sul serio oppure no. E chissà che penserà di noi.
Ecco, adesso ci provi chi sta leggendo o ascoltando queste righe. Sospettiamo che i voli pindarici fatti alla ricerca di una definizione precisa della parola pensiero sarebbero degni di nota.
Indaghiamo, come sempre.
Per prima cosa, cerchiamo di capire come riempiremmo la “parola palloncino” pensiero per capire come si comporta nella realtà. Certamente con idea, intenzione, progetto, disegno, preoccupazione, proposito, osservazione, intenzione, mentalità, proponimento, anche regalo, perché no, giudizio, ricordo, immaginazione, qualcosa di invisibile che alberga nella mente, o nella testa o nel cervello. La lista potrebbe allungarsi di molto, ohinoi.
Avrete notato che per “pensiero” potremmo intendere tantissime cose. Come si fa? Per limitare in qualche modo il contenuto, sì, per non gonfiare troppo il palloncino col rischio di farlo scoppiare, andiamo alla ricerca dei genitori di questa parola.
Allacciate le cinture di sicurezza, perché potreste sbandare per l’incredulità. Ebbene, pensiero deriva da un’antica e interessante parola latina, pensum. Meglio, corrisponde al participio del verbo latino pendere, ossia pesare. Pensum vuole dire pesare, vero, senza la “n” in mezzo.
Nella fattispecie, il “pesato” era la quantità di lana che doveva essere filata dalle schiave filatrici dell’epoca.


Le schiave, in qualche maniera, dovevano ragionare, ponderare e calibrare la quantità esatta di lana, osservandola costantemente. Ossia, con “mente costante”. Quella cosa che abitava la mente e che osservava, immaginava, calibrava il peso dato a dei gesti costanti per ottenere un certo risultato, era il nostro pensiero. Era il pesato con la mente.
È evidente che “pensiero” e “precisione” dovessero andare a braccetto.
Ma proseguiamo con la nostra indagine.
Facciamoci la domanda che ci piace tanto: può dalla parola pensiero derivare un verbo? Ebbene, questa volta, parrebbe proprio che la risposta corretta sia “pensiero è già un verbo”. Sì, perché il pensato è un pensare, è un pesato latino.
Pensare, dunque. E sappiamo ormai bene che ogni verbo implica sempre un’azione da parte nostra per esprimere la sua essenza. Restiamo di stucco. Come può il pensiero realizzarsi nella realtà? Come può prendere un qualche tipo di consistenza con l’agire? Pensare parrebbe invece qualcosa di astratto e distante dall’azione. Eppure, affinché il pensiero abbia valore nella realtà, diventi reale, dobbiamo agire.
Attenzione, allora, pensare seduti in poltrona può essere utile se si devono raggomitolare i pensieri quando risultano troppi o ingarbugliati. Se si devono ordinare. Ma, affinché quei pensieri abbiano un valore reale, trovino spazio espressivo nella realtà, senza restare gomitolo, allora è richiesta la nostra azione.
I pensieri, in qualche maniera devono diventare concreti come il gomitolo che filavano le schiave. E i gomitoli servivano a creare altro da sé. Un maglione, potremmo dire ad esempio oggi.
I pensieri raggomitolati vanno sciolti nella realtà cosicché assumano un aspetto concreto.
I pensieri ci guidano verso una realizzazione. Creano idee, progetti, schemi in vista dell’azione.


In qualche maniera devono produrre un qualcosa di reale.
Appare evidente che il pensare debba avere una giusta misura per non diventare esagerato, astratto e senza agganci con la realtà.
Per non diventare il famoso film che giriamo esclusivamente nella nostra testa e per un unico spettatore: noi stessi.


Immaginiamo un uomo che pensa. A cosa pensi è affar suo, chiaro.
L’uomo riflette, immagina, rappresenta, schematizza, ricorda e così via. Ma se pensa, pensa, pensa e si limita al solo pensare – magari seduto in qualche angolo di mondo – senza interagire mai con l’ambiente circostante, allora quell’uomo resterà completamente fuori della realtà.
I suoi pensieri saranno astratti e privi di consistenza. Privi di riscontro. E diciamolo pure, avrà bisogno di un aiuto psicologico esterno a sé per uscire dal suo mondo immaginario.


Il pensare, in un simile caso, non sarebbe un “pesato” in modo adeguato, non avrebbe una misura equilibrata.
Vi ricordate quando da piccoli facevamo i “pensierini” a scuola o come compito a casa? Ebbene, non erano altro che descrizioni di piccole azioni che avevamo fatto o intendevamo fare sulla base di un pensiero.
Ed ecco perché, quando facciamo un regalo vero, concreto, a qualcuno, ci possiamo permettere di dirgli “è solo un pensiero”.
Quel regalo, anche se piccolo (o poco pesante) è tuttavia reale. Si può scartare e con grande sorpresa sentirsene felici.


Se vuoi approfondire leggi anche:
- Il significato della parola verità
- I significati delle parole felice e felicità
- I significati della parola amore e due segreti
- I significati della parola desiderio
- I significati delle parole: bello e bellezza
- I significati delle parole: buono e bontà
- Il significato della parola destino
- Il significato della parola grazie
- Il significato della parola calma
- Il significato della parola gioia
- Il significato delle parole Vita e Vivere
- Il significato della parola Persona
- Ti voglio bene ma non ti amo: il significato della parola “bene”





















