di Daniele Poto – Il dibattito sull’intelligenza artificiale, nel merito e nella giurisprudenza, si avvia alla sua fase più matura. Ma il suo cammino si può interpretare anche come una benefica scossa per un’intelligenza naturale spesso rattrappita nelle pieghe dell’automazione, delle applicazioni, nelle facilities del percorso più breve, nel ricorso ai motori di ricerca buoni per ogni risposta e soluzione, fosse anche la sempre utile Wikipedia.
Pensate che gli algoritmi dei social network siano quanto di meglio esistano in circolazione, anticamera per quel passo più grande e definitivo dell’intelligenza artificiale?
Che Alexa e Siri siano damigelle efficaci per gestire meglio il nostro tempo libero?
Se compulso Facebook e chiedo amicizie per induzione, legandomi al numero dei contatti comuni (a volte più di 100) mi imbatto in persone con cui ha avuto un affettuoso rapporto di amicizia ma mi vedo respinto e impossibilitato a soddisfare la richiesta perché il social creato da Zuckerberg mi assicura che non ho nulla in comune con quel soggetto. Imperfezione dell’algoritmo.
Ma non è l’unico esempio di un sistema di rete altamente fallibile, che ti chiede prova sulla tua identità, che ti chiede un continuo aggiornamento delle password, ma che è facilmente perforabile.
Esperienza diretta: hackerato per ingenuità su FB (con il rilascio di un codice a una presunta amica) sono stato in balia per un mese dei malfattori che sul mio profilo hanno provato a vendere indifferentemente auto o bitcoin senza che il sistema di sicurezza preallertato numerose volte (immagino quella piccola isola di nequizie che
è Facebook Italia) sentisse minimamente il bisogno di intervenire.
Cautelandomi solo con una denuncia penale alla Polizia postale, peraltro impossibilitata a intervenire per l’alto numero di segnalazioni.
Appare singolare che l’uomo che ha creato l’intelligenza artificiale si debba ora difendere dal proprio prodotto.
E’ la metafora della scienza messa al servizio di possibilità inesplorate. In fondo è quanto è successo per la bomba atomica. Roberto Oppenheimer pensava che la deflagrante messa a regime del terribile ordigno su Hiroshima e Nagasaki avrebbe costituito un irreversibile punto di ammonimento per l’umanità. Invece è stato il contrario e ora non sono poche le nazioni dotate di una potenza nucleare in grado di spazzare via l’intero universo di umani sul pianeta.
Riduttivo pensare solo in termini difensivi e non di sviluppo per l’intelligenza artificiale.
Il primo cancello, l’accorgimento più basico, evitare che sia una risorsa d’attacco per la didattica: licei, università e concorsi. Immettendo la magica parolina del tema per vedersi produrre lo svolgimento.
Abbiamo provato due esperimenti.
Nel primo abbiamo chiesto all’intelligenza artificiale una lettera d’amore. Ne è venuta fuori un’esecuzione corretta, furbetta ma senza anima. E non per finta superiorità che riteniamo che avremo potuto scrivere una lettera sul tema di impianto emotivo decisamente superiore.
Poi abbiamo chiesto al vettore di riprodurci l’immagine del Cristo Velato di Napoli. E lì il nostro interlocutore ha alzato le mani, sconsolato, in segno di resa. In effetti i diritti sulla statua scolpita da Giuseppe Sanmartino nel ‘500 sono appannaggio di una società straniera che detiene tutti i diritti sull’opera. E dunque neanche l’intelligenza artificiale ha il potere di scardinarli.


A riguardo già esiste un’applicazione che smaschera i tentativi (puerili) di sfruttare l’intelligenza artificiale per scopi di bassa manovalanza.
Ma chi decide il perimetro del possibile intervento e uso? Intanto i governi si muovono per esorcizzare questa risorsa/flagello. L’Unione Europea ha varato un regolamento che è in vigore già in Italia ma il conflitto d’interesse è dietro l’angolo.
Perché i controllori in fondo sono anche i controllati. Il Parere del Garante è inequivocabile: il controllo sulle applicazioni va affidato a un’autorità indipendente, non all’Agenzia per la cyber sicurezza. Work in progress complesso come si può intuire e denso di possibili imprevedibili sviluppi.





















