di Vincenzo Sorrentino – Il disturbo del comportamento alimentare che colpisce soprattutto le giovani donne che mettono in atto comportamenti inopportuni finalizzati a raggiungere e mantenere un peso sensibilmente inferiore a quello che sarebbe normale è meglio conosciuto in ambito medico-scientifico come anoressia. Le cause possono essere le più disparate ma comunque hanno un elemento comune nella difficoltà di accettarsi per come si è.
Questo è quello che è capitato anche ad Anna Valiante, una ragazza cilentana di circa 30 anni che ha deciso di raccontare la sua esperienza in un libro dal titolo “Ero proprio fuori di me”. Anna è nata e vissuta in un piccolo paese del Cilento, l’estremo lembo meridionale della provincia di Salerno, in Campania in un contesto sociale molto “a misura d’uomo”.
Completato il liceo Classico, si è trasferita a Torino per frequentare la facoltà di “Scienze della mediazione linguistica” e, successivamente, la specializzazione in “Lingue per la comunicazione internazionale” con l’obiettivo di fare l’interprete.


Ed è stato quasi in concomitanza con l’inizio del corso di studi universitario che sono apparsi i primi sintomi di un malessere che descrive come “un rapporto conflittuale con me stessa, l’accentuarsi di una difficoltà che ho sempre avuto ad amarmi ed accettarmi non solo sul piano estetico”, racconta a B-Hop.
A livello inconscio è scattato un meccanismo che la induceva a voler essere sempre iper performante, sia come studentessa che come persona.
“Ciò mi portava ad aspirare sempre al massimo, in tutti i contesti, e ad essere molto severa con me stessa, non sorridevo mai ed ero sempre sulla difensiva”.
“Su questa situazione hanno inciso, in maniera negativa, anche i social che all’epoca frequentavo assiduamente – confida -, che proponevano e propongono sempre corpi perfetti e condizioni sociali e relazionali molto dinamiche che mi generavano una sorta di “complesso di inferiorità” che sono arrivata a cercare di combattere perfino postando miei contenuti falsi e artefatti”.
Allo stesso tempo, però, Anna non riusciva a riconoscere ed ammettere il problema per cui ha continuato a sottoporsi a sfide impegnative, sia sul piano alimentare che dell’attività fisica, e allo stesso tempo a chiudersi in se stessa e ad isolarsi. “Anche perché – dice – in quelle condizioni diventava motivo di forte stress fisico ed emotivo anche una semplice uscita con gli amici”.


Ciò non le ha impedito di conseguire la laurea ed anche di trovare, in poco tempo, un lavoro a Rovigo in uno studio legale. Esperienza che ha deciso di interrompere quando si è resa conto di non essere in grado di reggere sul piano fisico e mentale.
Ed è stata proprio questa decisione molto sofferta, presa in un momento di forte crisi, la prima pietra su cui ha lentamente intrapreso la strada del cambiamento.
“E’ stato in quel momento che ho finalmente preso atto della mia condizione ed ho maturato la convinzione di venirne fuori. A tal fine il ritorno al paese mi ha sicuramente aiutato”.
Ha deciso di affidarsi ad una psicologa ma, soprattutto, ha trovato in se stessa la forza per cominciare la risalita.
“In questo mi ha aiutato molto la scrittura del libro in cui ho raccontato la mia vicenda”. Libro che è nato dal bisogno di dare voce alla nuova Anna che voleva diventare e che ha rappresentato uno sfogo che l’ha rimessa in sintonia con la realtà, riuscendo a farle vedere chiaramente quello che fino a poco tempo prima negava o rifiutava.


Nel libro racconta anche che una dei primi interventi da lei realizzati è stato l’uso più maturo e consapevole dei social e delle trappole della rete:
“Disconnettersi per ritrovarsi”.
Ritrovarsi che significa anche rivalutare il senso della bellezza e delle piccole cose. Anna definisce questo approccio “Spiritualismo laico”, uno spiritualismo che non ha bisogno di un Dio per alimentarsi ma che trae linfa da piccole cose: un bel tramonto, un fiore che sboccia, il sorriso di una persona cara.
Questa ritrovata consapevolezza l’ha indotta a rinunciare al supporto psicologico in quanto, dice: “Ce la debbo fare da sola, ora è il mio turno di agire”.
Grazie a questa ritrovata energia sta già pianificando le prossime tappe della sua carriera professionale, per cui a fine anno partirà per uno stage in una città ancora da definire in Italia o all’estero.
Il libro, attualmente distribuito su richiesta, da aprile sarà in circolazione grazie ad un crowdfunding. E’ stato anche l’occasione per entrare in contatto con nuove persone, per ampliare la cerchia delle relazioni.
“Non è un manuale per affrontare situazioni analoghe – conclude – ma un compagno di viaggio che
spero possa aiutare le persone che vivono situazioni come la mia a sentirsi meno sole.
A capire che anche nelle situazioni più difficili non dobbiamo mai sentirci “rotti” bensì sempre “in costruzione” e che “dalle crepe viene la luce”.
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