di Samantha Lattaro – Chiara Angeloni, creatrice di gioielli e accessori artigianali, è un’artista di grande talento. Preferisce definirsi un’artigiana.
“Mi sono avvicinata all’oreficeria per puro caso – racconta a B-Hop, accogliendoci nel suo accogliente e intimo atelier, Lubna Jewels -. Una persona a me cara mi regalò delle pietre ed io non avevo idea di come poterle utilizzare per realizzare un gioiello, finché un amico non mi ha illustrato la tecnica della modellazione in cera e allora è scattata la scintilla”.
Chiara ha sempre amato creare gioielli con perline e cose più semplici. Da questo dono inaspettato nasce una passione forte che cresce e si fa spazio dentro di lei, fino a rendere inevitabile un nuovo inizio: “Ho frequentato un corso di modellazione in cera in un laboratorio nei pressi del Colosseo – prosegue – e dopo qualche anno è nata una collaborazione lavorativa vera e propria. Era un ambiente molto stimolante che ospitava al suo interno, oltre noi orafe, anche una pittrice e una grafica. Terminata questa esperienza mi sono allontanata dall’artigianato per trovare un lavoro più convenzionale e sicuro”.


Così ha lavorato annoiandosi per qualche tempo fino a quando, a seguito di una sospensione forzata dal lavoro nel periodo del Covid, ha ritrovato la forza della creatività che aveva messo a tacere per cercare l’agognata stabilità economica.
Questa volta ci riesce. Con il supporto della famiglia che ha creduto in lei e sempre l’ha sostenuta, nasce l’idea di trasformare la vecchia bottega del nonno falegname nel suo personale luogo di creatività: Lubna Jewels.
Un nome originale che richiama “uno dei personaggi di un fumetto che mio fratello ha trattato nella tesi di laurea”, precisa.
Le radici di questo suo progetto nascono quindi da un passato che è riuscita a trasformare, valorizzando tutto quello che è entrato nella sua vita direttamente o tramite le persone da cui si è lasciata ispirare.
Così procede nella creazione delle sue opere: “Solitamente non disegno i miei gioielli,
parto da un’ispirazione, un’idea iniziale e spesso modifico il gioiello man mano che prende forma nella fase di realizzazione”.
E lei ne ha realizzati tanti di pezzi unici, piccoli capolavori che sono esposti in bacheche di legno realizzate dal nonno falegname.
Inoltre, spiega, “collaboro con un’acquarellista che ha realizzato per me una serie di bigliettini di auguri e cartoline con grafiche personalizzate che inserisco nelle confezioni regalo dei miei gioielli”.


In questo piccolo spazio curiosiamo tra i suoi attrezzi tenuti in ordine in un incastro perfetto, mentre ci mostra i suoi strumenti preferiti, le lime e le raspe, da lei ricevute in dono da altri orafi.
Ci sorprende piacevolmente ancora una volta quando ci rivela: “Sono diventata una consumatrice seriale di podcast e soprattutto audiolibri, mi aiutano a mantenere la concentrazione. Ad esempio ho ascoltato per intero Guerra e pace, che non avevo mai letto”
“Se arrivassero gli alieni e ti portassero via con loro, quale oggetto porteresti con te che rappresenti al meglio il tuo lavoro?”, qualcuno le chiede. La risposta è una conferma: “La fiamma a fiato, senza dubbio”.
Proprio quel fuoco che rappresenta tutta la creatività racchiusa nella fiamma che forgia, che fa nascere cose belle, piccoli capolavori che rendono tangibile la creatività di questa artista.


Si tratta forse di Serendipity? Lo suggeriscono le creative Valentina e Alice, che hanno organizzato questo primo evento di appuntamenti con l’artista. Non ne siamo certi, ma sicuramente questo è un progetto che favorisce la generazione di idee e la connessione umana, necessaria in questi tempi in cui ogni idea si esprime con un click e si corre velocemente da un pensiero ad un altro.
Iniziative come questa fanno trovare alle persone la volontà di attraversare una città arroventata dalle temperature estive per incontrarsi di persona e toccare con mano progetti creativi di artisti che sono riusciti a inseguire i propri sogni senza perdersi e a trovare il coraggio di andare avanti, rispettando e onorando le proprie origini.
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