di Patrizia Caiffa – Il dolce verde delle rilassate colline umbre, pochi tavoli sotto un fresco pergolato in estate o una piccola sala da pranzo in inverno. Sapori e atmosfere antiche per un pranzo molto slow, un turismo lento, che diventa un’unica e piacevole esperienza gastronomica a km 0.
Siamo nella Biofattoria Sapio, 13 ettari di terra e una casetta in un luogo sperduto nel comune di San Venanzo, in provincia di Terni, non lontano dalle fresche pinete e dai boschi di querce del Monte Peglia, riconosciuto Patrimonio UNESCO per la ricchezza della sua biodiversità.
La zona è anche sottoposta ai vincoli della Sovrintendenza per il vicino Parco e Museo Vulcanologico di San Venanzo, un museo all’aperto dove è possibile ammirare antichi crateri risalenti al Pleistocene e minerali rari come la venanzite, una roccia unica al mondo.
Abbiamo tentennato molto prima di scrivere questo articolo. Anche se la mission di B-Hop magazine è quella di condividere storie belle che meritano di essere conosciute, c’è il timore che questo luogo speciale e quasi fuori dal tempo diventi instagrammabile e perda la sua unicità. Da Paolo Sapio e mamma Sandra, 74 anni, si arriva infatti solo grazie a Google Maps oppure su consiglio dei vicini e dispendiosi agriturismi della zona.
Qui è d’obbligo dimenticare i ritmi veloci della ristorazione e lasciarsi andare al turismo lento.
Si può stare a tavola tre, anche quattro ore, aspettando che mamma Sandra finisca di impastare la pasta fatta in casa o di cuocere la carne nel forno.


Formaggi artigianali, torte rustiche, zuppe di legumi, arrosti di maiale, oca e capretto, verdure dell’orto, crostate con marmellata di fichi e liquori casarecci. È un viaggio nella cucina contadina ciociara e umbra, con prodotti biologici, coltivati e allevati in fattoria e preparati con cura.
La fattoria comprende vigne, uliveti, boschi e una sessantina di animali tra pecore, capre, maiali, due cavalli e un bellissimo cane. Non a caso Paolo Sapio, originario di Fiuggi, è veterinario e prima di avviare questa attività, dieci anni fa, curava i cavalli da corsa tra Lazio e Umbria.
“I cavalli sono la mia passione”, ci racconta. “Il problema è che non ho più il tempo per stare con loro. Qui faccio tutto da solo, c’è sempre troppo lavoro.
Quando abbiamo ospiti a pranzo aiuto mia madre in cucina e servo ai tavoli. Mi piace molto intrattenere chi viene a mangiare da noi”,
La maggior parte dei commensali sono turisti stranieri, entusiasti di scoprire il buon cibo e la dolce vita umbra. Paolo non ha scelto questo lavoro per arricchirsi: il costo del pranzo a menù fisso, con tante portate, resta infatti ancora accessibile.
“Mentre l’agriturismo è più orientato al business e può acquistare fino al 50% dei prodotti all’esterno, noi come fattoria didattica dobbiamo utilizzare il 100% dei prodotti dell’azienda. Quindi guadagniamo cento volte meno”, spiega.
La biofattoria ospita anche visite didattiche, scolaresche e corsi di cucina con mamma Sandra, che lavora nella ristorazione da quando viveva in Ciociaria.
“Ho seguito mio figlio in Umbria perché la mia vita è dove sta la mia famiglia”.
In attesa di ristrutturare l’abitazione e trasformarla nella loro casa definitiva, madre e figlio ogni sera tornano a dormire in paese.
“A San Venanzo mi trovo bene ma finora non ho fatto amicizie – dice Sandra -. Buongiorno e buonasera a tutti, ma non sono una persona a cui piace parlare. Non mi manca la vita sociale. La sera sono stanca: guardo un po’ di televisione, fumo una sigaretta e vado a dormire”.
La sua vera passione resta la cucina.
“Amo cucinare, lo faccio con il cuore. Poi mi piace sistemare casa e stare con la famiglia. In questi giorni non abbiamo nemmeno la lavastoviglie perché è rotta”.


Prima di acquistare la fattoria, Paolo e Sandra vivevano a Corciano e gestivano un casale con ristorante a Spina, vicino Marsciano. “Volevamo comprarlo ma, dopo il terremoto, ci hanno chiesto di ristrutturarlo e tenerlo in affitto per vent’anni. Non valeva la pena. Ho conosciuto questo posto grazie ad alcuni amici che vivono in zona e ho deciso di trasferirmi qui.”
Una scelta impegnativa ma profondamente coerente con il loro stile di vita. Così conclude Paolo:
“A fine giornata sono molto stanco, ma felice. Non tornerei alla vita di prima”.
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