di Erika Mattio – Ci sono mestieri che non fanno rumore, ma senza i quali la bellezza resterebbe incompleta. A Venezia, nel laboratorio di Francesco e Riccardo Di Pumpo il tempo sembra rallentare: il profumo del legno, la polvere sottile della levigatura, la luce che accarezza le superfici appena rifinite.
È qui che un quadro, una fotografia, un ricordo trovano la loro dimora definitiva. La cornice non è un contorno: è una soglia, un confine che protegge e valorizza.
Il valore dell’artigianato a Venezia e la tradizione che dialoga con le nuove generazioni
L’artigianato, oggi, è un atto di scelta. Significa sottrarsi alla logica della produzione seriale per restituire centralità al gesto, alla competenza, all’ascolto. Ogni cornice realizzata da Francesco e Riccardo nasce da un confronto: con l’opera, con il cliente, con il materiale. Non esistono soluzioni standard, ma percorsi su misura. Venezia è una delle città italiane che, pur cambiando nel tempo, mantiene un forte legame con l’artigianato.
La tradizione guida la mano – nelle tecniche di incastro, nelle finiture, nella doratura – ma non la imprigiona. Le nuove generazioni chiedono linee più essenziali, contaminazioni contemporanee, accostamenti audaci. La bottega diventa così un luogo di dialogo tra memoria e innovazione, dove il sapere antico si rinnova senza perdere autenticità. Venezia è la città custode di questo sapere.
Il potere del legno nel sapere dell’artigianato
Il legno è materia viva. Ha venature che raccontano stagioni, nodi che parlano di resistenza, tonalità che cambiano con la luce. Nelle mani di un corniciaio diventa struttura e racconto insieme. Non è solo supporto, ma elemento che orienta lo sguardo, che amplifica l’opera, che crea armonia tra immagine e spazio. Francesco e Riccardo conoscono il linguaggio silenzioso del legno: lo rispettano, lo seguono, lo accompagnano. In quel gesto quotidiano – tagliare, levigare, assemblare – si manifesta un potere antico: trasformare una materia naturale, custode di memoria e bellezza.


In un’epoca che corre veloce, la loro bottega ricorda che la qualità nasce dalla lentezza, dalla precisione, dall’amore per il dettaglio. E che una cornice, quando è fatta con cura, non delimita soltanto un’opera: ne svela l’anima.
Tradizione: l’inizio di un’eredità per l’artigianato a Venezia
La bottega apre nel 2000, ma la storia comincia qualche mese prima, con una promessa. “Nel ’99 il titolare, Toni Vio – per tutti Toni Cornisetta – voleva lasciare – racconta a B-Hop Francesco -. Io avevo un altro lavoro e già amavo lavorare con diversi materiali. Gli dissi: aspetta luglio che mi sposi, a settembre ti prendo la bottega”. È una frase semplice, quasi domestica. Dentro c’è già il senso dell’artigianato: responsabilità, continuità, fiducia.
A nove anni, Riccardo era già lì, vicino all’altare con la macchina fotografica. Cresce tra aste di legno e campioni appesi alle pareti. Quando Francesco rileva l’attività, decide di innovare senza tradire la tecnica di Toni. “Aveva una ventina di cornici. Io ho portato il campionario a un centinaio”. Più scelta, stessa mano. La tradizione non si rompe: si espande. Quel negozio davanti al quale Francesco e Riccardo passavano ogni giorno, era diventato la loro nuova attività, la nuova promessa di non far morire l’artigianato a Venezia.
Padre e figlio: una bottega a due voci
Riccardo entra ufficialmente in laboratorio nel 2020. Fino a quel momento Francesco aveva lavorato da solo. “Integrare idee non è stato facile” ammettono. “Per i primi tre anni era difficile capire se fossimo padre e figlio o colleghi”. Oggi la risposta è più chiara: sono colleghi, anche se il legame familiare resta la trama invisibile del lavoro. Si scontrano, discutono, poi trovano un equilibrio. “Siamo molto simili. È questo che ci permette di portare avanti la tradizione”, dice Riccardo. Lui ha un’impostazione più artistica, sperimenta, dialoga con la committenza internazionale, si confronta con le richieste della Biennale. Riordina il campionario, cambia colori, intercetta nuove sensibilità. “Noi siamo i sarti della cornice”, dice Riccardo: “Cuciamo su misura”.


Francesco resta la struttura: solidità, resistenza, conoscenza profonda dei materiali. Anche gli strumenti raccontano questa filosofia: un pentolino per la cera, un phon, piccoli attrezzi reinventati. “Il corniciaio nasce dall’arte di arrangiarsi” spiega Riccardo. “Cerchi soluzioni con quello che hai. Parli con il materiale, lo annusi, lo tocchi. Capisci cosa ti chiede”.
Il legno come dialogo con l’opera d’arte
“Che legno mettere su una cornice? L’opera parla” dicono quasi all’unisono. Le cornici arrivano in aste grezze da tre metri: alcune vengono rifinite in bottega, altre già lavorate vengono “cucite” sull’opera. Le piccole dimensioni richiedono legni più duri; le grandi superfici cercano equilibrio e leggerezza. Toscana e Campania per le simil-oro, Nord Italia per le sagome più moderne.
Negli anni è cambiata anche la città. All’inizio la clientela era composta quasi solo da residenti e ditte di Murano. Oggi circa un quarto sono residenti, il resto si divide tra gallerie, nuovi veneziani e committenza internazionale. Le mostre aumentano, si innovano cataloghi e allestimenti. La tradizione resta la base, ma il dialogo con il mondo è continuo. “L’artigianato non morirà mai” afferma Francesco.
“Quando fai qualcosa con le mani sei felice. Quando le mani lavorano, la testa si riposa”.
Per anni non firmava le sue cornici, come Toni che le riconosceva senza marchio. Poi sono stati i clienti a chiedere quella firma. Oggi le cornici Di Pumpo viaggiano nel mondo.
In ognuna c’è un equilibrio fragile e forte insieme: un po’ di Francesco, un po’ di Riccardo. L’opera più bella? “È ancora da fare”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















