di Patrizia Caiffa – “Lo sai che da queste parti esistono i trattori a tre ruote? Perché la sera dobbiamo togliere una gomma al nostro trattore per evitare che venga rubato”. Alfio Curcio, amministratore delegato della cooperativa Beppe Montana, racconta l’episodio come un aneddoto scherzoso a chi viene in visita alle terre confiscate ai clan mafiosi della Piana di Catania. Qui nasce nel 2012 la prima cooperativa di questo genere della Sicilia orientale.
Accanto a noi immense distese di arance e limoni e terreni agricoli. Al momento della confisca erano uno sconfortante ammasso di erbacce e rovi aggrovigliati su piante abbandonate. Siamo a Lentini (provincia di Siracusa), in una delle tante cooperative di Libera Terra, il consorzio fondato da don Luigi Ciotti per ristabilire la legalità tramite il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata.


I soci e collaboratori della cooperativa sono abituati a subire incendi, furti, danneggiamenti. L’ultimo è stato nel luglio scorso, nonostante cancelli e recinzioni allarmate.
“Sono andati in fumo 20 ettari di terra. Hanno rubato grano, tovaglie, sedie, divani, impianto audio, lavatrice, asciugatrice, messo fuori uso l’impianto elettrico”, ci dice Alfio, che siede ogni sera a cena con noi, coccolati da un bravo chef che prepara piatti semplici ma gustosi con i loro prodotti bio e genuini.
“Siamo un obiettivo sensibile, per cui tutti i giorni passa una pattuglia di vigilantes. Ma è quasi impossibile per le forze dell’ordine indagare e trovare i responsabili”, racconta a B-Hop.
Ritorsioni dei clan o microcriminalità locale? Non è chiaro. Mentre parla, nelle stesse ore alla posta di Lentini esplode un bancomat. Sono stati arrestati i due malviventi feriti.


La cooperativa Beppe Montana conta 110 ettari, di cui 40 di terreno seminativo e il resto agrumeti tra Belpasso, Lentini, Catania, Palagonia e vicino Enna. La sede centrale è tra il fiume Simeto e il fiume San Leonardo.
Qui le vecchie case coloniche del periodo fascista sono state sostituite da moderne strutture ricettive, con sala convegni, ristorante, reception. L’architettura contemporanea a cupola ha uno sfondo d’eccezione: l’Etna, innevato in questa stagione, fumante di lava e ceneri quando decide di eruttare.


Curcio, che prima lavorava nel turismo rurale, ha realizzato un piano industriale per creare la cooperativa. È stato fatto un investimento di oltre 3 milioni di euro, “il più grande in Italia su un bene confiscato alla criminalità” con fondi del Programma operativo nazionale (Pon).
“I beni confiscati arrivano a gestione quando non c’è più nulla da fare ma bisogna ricominciare da zero – spiega -.
Dal sequestro alla confisca definitiva e assegnazione passano anche 15 anni, come è avvenuto per noi”.
Inoltre, la mortalità dei beni confiscati è altissima.
La cooperativa gestisce beni derivanti da tre confische: terreni del clan Nardo dei lentinesi, affiliato al clan Santapaola di Ercolano; clan Aiello e clan Riela. I beni sono stati confiscati negli anni ‘90 e affidati loro nel 2010.
Il percorso di gestione dei beni confiscati alla mafia è complesso anche a livello normativo. I terreni vengono affidati in comodato d’uso gratuito trentennale, prorogabile, ma spesso sono parcellizzati e lontani tra loro, aumentando i costi di logistica e gestione.
Le cooperative di Libera Terra nascono dal bando pubblico per l’assegnazione dei beni confiscati alla mafia. “Ma ci sono stati casi in cui proprietari mafiosi sono riusciti a recuperare i loro beni usando dei prestanome”.
Nel 2010 è stata appositamente creata l’Agenzia nazionale per i beni confiscati (ANBSC) per evitare questi rischi e lungaggini. La burocrazia è però ancora tanta.
Il progetto è partito con corsi di formazione ai giovani di Lentini, Carlentini, Catania, Priolo, seguiti da un concorso.
“All’inizio c’erano anche agronomi, poi alcuni hanno abbandonato. Ora sono rimasti solo i pazzi”,
commenta Alfio con ironia ma anche con una punta di amarezza.
I lavoratori – quattro soci e tre collaboratori – aumentano nel periodo della campagna agrumicola quando c’è bisogno di manodopera, da fine dicembre a metà marzo.
La cooperativa ha anche uliveti e produce basilico, carciofi, peperoni, melanzane, e grano, avena, orzo a rotazione. Tutto rigorosamente biologico. La materia prima viene poi conferita al Consorzio Libera Terra e trasformata da contoterzisti: marmellate, succo d’arancia, limoncello, liquore di arance amare, paté di melanzane.
Il grande problema degli ultimi anni è la siccità.
“Gli agrumeti stanno morendo. Se manca l’acqua per un anno la produzione viene compromessa.
Scavare pozzi avrebbe costi troppo elevati e pochi benefici”. Lo Stato lo scorso anno ha dato solo 6.000 euro di sussidi per la siccità.
La soluzione ideale, secondo Curcio, sarebbe
“che il Consorzio di bonifica Catania 9 fornisca l’acqua. La Regione Sicilia potrebbe sbloccare la situazione”.
“La cosa assurda è che le amministrazioni danno beni agricoli in comodato d’uso per 6 anni ma ci vogliono almeno quattro o cinque anni per far entrare a regime gli agrumeti – aggiunge Rosario Piccolo, presidente della Cooperativa -. Ogni pianta d’arancia richiede 800/1000 litri a settimana e 1 ettaro di agrumeto costa 15.000 euro l’anno”.
“Così passa un messaggio distorto alla gente locale – ammette Alfio –: perché quando i terreni erano in mano ai mafiosi funzionavano ed ora che sono dello Stato e delle cooperative sociali no?”. Basti pensare che il clan Riela aveva un agrumeto di fronte alla vasca del Consorzio: aveva realizzato una conduttura per prendere l’acqua gratis e rivenderla ai privati. Di questi problemi i soci della cooperativa ne hanno parlato anche a settembre in audizione alla Commissione antimafia del Senato.


Visto che la parte agricola è in difficoltà, ora c’è l’intenzione di puntare sul turismo responsabile e sull’accoglienza dei gruppi, soprattutto i campi estivi di Libera. La struttura di Lentini dispone di cinque palazzine e 13/14 confortevoli camere con 40 posti letto. Il ristorante può organizzare catering per 100 persone.
Sono stati anche creati gemellaggi culturali con il Comune di Scandicci e ospitalità per archeologi che lavorano in zona, trasformando la cooperativa in luogo di cultura e comunità.


Nonostante la fatica, la cooperativa resta sana e resiliente. E quelli che ci lavorano sono pionieri coraggiosi.
Con il supporto di Banca Etica e della comunità, si continua a investire nella sostenibilità sociale e ambientale.
“I mafiosi in Sicilia sono pochi, ma si nutrono del silenzio perché le persone hanno paura. Noi dimostriamo che realtà positive possono esistere”,
conclude.
Tra alberi di arance, terreni bruciati, burocrazia farraginosa e trattori a tre ruote, la Cooperativa Beppe Montana dimostra che la legalità può produrre frutti concreti. Ogni frutto, ogni pianta, ogni iniziativa è il simbolo di una Sicilia che lotta, resiste e coltiva speranza.
Per alloggiare nella Cooperativa e conoscere dal vivo esperienze simili Eventi Nomadi e My Travel Experience, tour operator di turismo responsabile, viaggi etici e solidali, lanciano a partire dal 2026 l’itinerario “Voci e volti della Sicilia orientale”. Un viaggio affascinante e interessante tra Catania, Siracusa e Lentini.
Per conoscere le prossime partenze visita i siti https://www.eventinomadi.it/ e https://www.mytravelexperience.it/ o seguili su Instagram: Eventi Nomadi; My Travel Experience
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