Acquista i Gadget
SOSTIENI B-HOP
martedì, Agosto 25, 2026
B-Hop Magazine
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti
SOSTIENI B-HOP.IT
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
B-Hop Magazine
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
Home Si può fare

Elisabetta Di Sopra, l’artista che trasforma le cicatrici in oro

Dalla video-arte alla performance, Elisabetta Di Sopra esplora il corpo come archivio di esperienze e ferite da nobilitare: lei è l’artista delle cicatrici (oncologiche o da parto) che trasforma il dolore in gesto, immagine e relazione.

di Erika Mattio
25 Agosto 2025
in Si può fare
Tempo di Lettura: 4 mins read
57 2
A A
Corpi, cicatrici e oro. Foto: Elisabetta Di Sopra

Corpi, cicatrici e oro. Foto: Elisabetta Di Sopra

Condividi su FacebookCondividi su Twitter

di Erika Mattio – C’è un’arte che non copre, ma rivela. Un’arte che non teme le ferite, ma le ascolta. Elisabetta Di Sopra, artista visiva e performer, dialoga con il corpo per raccontare storie di cambiamento, resilienza e bellezza. Le sue cicatrici – e quelle degli altri – diventano opere d’oro.

Un corpo che racconta

Nel silenzio di una stanza, una donna si guarda allo specchio. Non cerca simmetria, perfezione o approvazione: cerca le sue cicatrici. Quelle invisibili e quelle che segnano la pelle. E da lì comincia a creare. Si chiama Elisabetta Di Sopra, artista visiva e performer, che da Pordenone si è trasferita a Venezia, città che l’ha accolta, stimolata, trasformata. Qui ha scelto di diventare madre, e qui ha scoperto il linguaggio che l’avrebbe aiutata a raccontarsi: la video-arte.

“Venezia è una città che ti chiede di metterti in gioco, come donna, come artista. Mi ha dato la forza di seguire una vocazione che sentivo da tempo”,

racconta Elisabetta a B-Hop.

Dopo una prima formazione come grafica, decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti, dove incontra Luigi Viola, docente di video-arte e performance e Carlo Montanaro, anche lui docente. È l’inizio di un nuovo modo di guardare al mondo e a sé stessa.

“Ho capito che il corpo può parlare anche senza parole. Il corpo è già racconto, è metafora. Carlo Montanaro mi ha avviata al linguaggio video e, il suo confronto continuo, mi ha permesso di crescere, cambiare e migliorare”.

I passi nel deserto dell'artista che dipinge le cicatrici del corpo con l'oro. Foto: Elisabetta Di Sopra
I passi nel deserto dell’artista che dipinge le cicatrici del corpo con l’oro. Foto: Elisabetta Di Sopra

I suoi video performativi sono brevi, intensi, essenziali. Parlano del corpo femminile e maschile come territorio di trasformazione, ferito e curato, segnato da esperienze profonde come la maternità, il lutto, la malattia. Ma non c’è vittimismo: nelle sue opere c’è forza, accettazione, riscatto. L’artista non cancella il dolore, lo sublima in gesto e, dalle cicatrici, nasce una nuova immagine che si fa arte.

Oro sulle ferite

Uno dei progetti più toccanti nasce da un’esposizione al Museo d’Arte Orientale di Venezia, ispirata alla tecnica giapponese del kintsugi, l’arte di riparare con l’oro ciò che si è rotto.
“Ho pensato che anche il corpo merita quell’oro. Le cicatrici da parto, da operazioni oncologiche, da incidenti: ognuna di esse racconta una storia di resistenza. E se le decoriamo con una polvere dorata, allora diventano medaglie, immagini, racconti”.

Nella sua arte, Elisabetta utilizza vernici atossiche color oro, olio di lino mescolato a polvere dorata, a volte anche il pennello, altre volte solo le dita. Le performance avvengono in spazi intimi, in gallerie, ma anche in contesti insoliti, come le strutture sanitarie.

“Il prossimo anno porterò il progetto in un centro oncologico. Per me, dare senso all’arte fuori dai musei è il vero obiettivo.

L’arte deve servire a qualcosa, deve entrare in relazione”.

E la relazione nasce. Lo racconta lei stessa: “Le persone si avvicinano con delicatezza. A volte basta un gesto, una frase. Si fidano. Capiscono che non è spettacolo, è ascolto. È una forma di cura reciproca. Il progetto è contagioso, è un’esperienza che si vive addosso”.

Il corpo e le sue cicatrici, simbolo di vita. Foto: Elisabetta Di Sopra
Il corpo e le sue cicatrici, simbolo di vita. Foto: Elisabetta Di Sopra

Tracce da seguire

Un’altra sua performance ha preso forma nel deserto del Wadi Rum, in Giordania. Elisabetta ha camminato lasciando tracce effimere sulla sabbia, poi le ha cancellate, come a insegnare che la memoria non è fissazione, ma rito continuo di riscrittura.

“Il mio mondo è il corpo, perché è in continua trasformazione, come la sabbia. Ma anche il paesaggio esterno è parte di noi. Non c’è separazione”.

Uno dei lavori più complessi è nato dalla collaborazione con un’amica chirurga e una ricamatrice a Udine. In un’installazione video, sullo schermo da un lato si vedeva un’operazione chirurgica (una simulazione artistica), dall’altro lato una ricamatrice eseguiva gli stessi gesti, ma su un tessuto.

La chirurgia come arte. Performance e foto di Elisabetta Di Sopra
La chirurgia come arte. Performance e foto di Elisabetta Di Sopra
Il ricamo che illustra tessuti e corpi, nella performance e nelle foto di Elisabetta.
Il ricamo che illustra tessuti e corpi, nella performance e nelle foto di Elisabetta.
“Due mani, due gesti, due mondi. Ma la stessa intenzione: unire, guarire, rendere bellezza. Anche l’atto medico e quello artistico, se guidati da consapevolezza e dedizione, possano riconnettere le fratture dell’esistenza”.

Elisabetta insegna e tiene workshop sull’autoritratto, anche con formati minimi come un minuto di video, con l’obiettivo di far emergere l’essenza attraverso il segno. Ha collaborato con l’Università Ca’ Foscari, contaminando linguaggi e approcci: “Non serve molto tempo per dire la verità. A volte basta un secondo. Il pensiero si fa immagine, e l’immagine diventa specchio“.

Elisabetta è una donna che cammina sulle ferite. Non le nasconde, le fa brillare. La sua arte è un gesto di restituzione, una carezza dorata dove prima c’era solo cicatrice.


Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui

Condividi92Tweet58Condividi16CondividiInviaInvia
Erika Mattio

Erika Mattio

Antropologa, archeologa e scrittrice. Nata nel 1989 nelle vallate cuneesi, mi sono trasferita per lavoro nella laguna veneziana, dove, fra moeche e barche a remi mi occupo di scavi archeologici e giornalismo. Ho studiato in Iran e mi sono dottorata a Madrid. La scrittura è il mezzo per unire ciò che la geografia separa. Raccolgo storie e suoni da porti, deserti, discariche e città invisibili. Mi muovo tra scavi archeologici e rotte contemporanee, inseguendo le tracce dell’umano tra passato e presente. Il mio sguardo è etnografico, il mio passo lento, il mio taccuino sempre aperto. Scrivo su B-Hop perché credo in un giornalismo che scava, ascolta e restituisce complessità con cura.

Articoli Correlati

A 75 anni realizza il suo sogno: Oriano Rimondi si diploma e diventa il “nonno” della classe

29 Luglio 2026
Paolo Sapio e mamma Sandra

In Umbria una biofattoria dove il tempo rallenta: pranzo a km 0 e cucina contadina

17 Luglio 2026

Augurino, il biglietto di auguri cinico e scherzoso che ribalta la tradizione

15 Luglio 2026
Chiara Angeloni - foto: S.Lattaro

Dal lavoro sicuro all’oreficeria: la scelta di Chiara, “ora seguo la mia creatività”

13 Luglio 2026
Prossimo Articolo
Clownterapia Guatemala

La clownterapia va in Guatemala, tra bambini di strada e migranti retornados

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati

Iscriviti alla Newsletter

Articoli recenti

  • Calcio di Strada, alla riscoperta del gioco nei cortili e nelle piazze
  • Il museo del giocattolo povero di Massicelle
  • La vendetta dell’impepata di cozze
  • Finalmente in vacanza!
  • Oltre il test di gravidanza: il cambiamento della coppia senza l’ansia da controllo

Podcast

Sostieni B-Hop.it

B-hop magazine è una testata giornalistica con autorizzazione del Tribunale civile di Roma n. 179 del 25 ottobre 2018.

Direttrice responsabile: Patrizia Caiffa
ISSN 2724-2528

__________

Associazione di promozione sociale B-hop

Sede legale: via G.Angelini 16 00149 Roma

CF. 97975180585

Privacy Policy e Cookie Policy

B-Hop Magazine è la testata giornalistica delle belle notizie: sulle nostre pagine troverai storie vere, belle ed emozionanti e notizie che fanno riflettere per portare bellezza e consapevolezza nelle tue giornate
Leggi la mission di B-Hop

__________

Tutti gli articoli pubblicati da B-hop magazine sono originali e tutelati dal diritto d’autore. Per chiedere l’autorizzazione alla pubblicazione contattare info@b-hop.it e citare l’autore con link interattivo alla fonte (B-Hop magazine – www.b-hop.it)

Iscriviti alla Newsletter

Partner

Copyright © 2022 B-hop webmagazine. Tutti i diritti riservati

  • Chi siamo
  • Rubriche
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti

Copyright © 2022 B-hop webmagazine. Tutti i diritti riservati

SOSTIENI B-HOP
ACQUISTA I GADGET