di Roberta Tito – Dal contrasto alle droghe tradizionali alle nuove dipendenze comportamentali e digitali: il fenomeno evolve rapidamente e richiede strumenti sempre più aggiornati. A guidare questa sfida è Simona Pichini, direttrice del Centro nazionale Dipendenze e Doping dal 2023, struttura che fa parte dell’Istituto Superiore di Sanità, punto di riferimento scientifico per la tutela della salute pubblica in Italia.


Il centro opera con un approccio integrato: studia i fenomeni dal punto di vista epidemiologico, migliora i percorsi diagnostico-terapeutici e sviluppa interventi socio-educativi.
“Operiamo attraverso la ricerca, il controllo e la vigilanza, ma anche informando i cittadini con strumenti come i nostri cinque telefoni verdi e formando gli operatori con piattaforme dedicate”,
spiega Pichini a B-Hop. Tutte le attività, sottolinea, sono progettate sulla base di evidenze scientifiche, così da tradurre le conoscenze in interventi concreti ed efficaci per la salute pubblica.
Negli ultimi decenni il panorama delle dipendenze è cambiato profondamente. Se nel Novecento si parlava soprattutto di alcol e di cinque principali classi di sostanze, oggi lo scenario è molto più articolato. “Le sostanze psicoattive sono aumentate in modo esponenziale, arrivando a superare il migliaio in Europa e ancora di più a livello globale”, precisa. Non solo: è cambiato anche il modo di consumarle.

Non si tratta più necessariamente di dipendenze croniche. “Oggi si osservano consumi episodici, sostanze utilizzate per brevi periodi o abbandonate per gli effetti collaterali”, aggiunge. Anche le modalità sono mutate: non solo polveri o iniezioni, ma compresse, liquidi per sigarette elettroniche e prodotti edibili come caramelle e gomme che possono contenere sostanze d’abuso. “Ci sono cannabinoidi sintetici o prodotti apparentemente leggeri che nascondono rischi importanti”, precisa.
Accanto alle sostanze, emergono con forza le dipendenze comportamentali e tecnologiche. Il gioco d’azzardo, oggi riconosciuto come disturbo, rappresenta una delle forme più pericolose. “È una dipendenza che, a differenza di quella da sostanze, non ha un limite naturale: può continuare senza sosta”, ci spiega il direttore. A questo si aggiungono le dipendenze digitali: social media, gaming online, bisogno compulsivo di visibilità e utilizzo continuo delle piattaforme.
“Si arriva a forme di isolamento, con ragazzi che trovano tutto nel digitale e riducono drasticamente la vita sociale”, sottolinea.
In questo scenario complesso, il ruolo della scuola e della famiglia resta fondamentale. “Possono certamente aiutare a sensibilizzare e prevenire”, afferma Pichini. Tuttavia, non sono sufficienti da sole. Esiste infatti una componente individuale da considerare:
“Circa il 20% della popolazione è composto da persone che cercano esperienze forti per stimolare i circuiti della ricompensa nel cervello”.
Si tratta dei cosiddetti “novelty seekers”, più inclini a sperimentare comportamenti a rischio. “L’ambiente può proteggere, ma esiste anche una predisposizione biologica“, puntualizza. È per questo che, anche in contesti familiari equilibrati, possono emergere situazioni di fragilità.
La prevenzione, dunque, richiede uno sforzo continuo e condiviso. Informazione, educazione e interventi mirati devono procedere insieme.
“Buona scuola e buoni genitori sono necessari, ma non sempre sufficienti”,
conclude Pichini, richiamando l’attenzione su un fenomeno in costante evoluzione che richiede risposte sempre più consapevoli e integrate.
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