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Home L'altrove

In Cambogia sale la tensione con la Thailandia mentre il paese rinasce

La Cambogia sta vivendo un momento delicato sul piano internazionale a causa di un riacutizzarsi del conflitto con la Thailandia lungo il confine settentrionale. Eppure, a più di 45 anni dalla fine della dittatura dei Khmer Rossi, la Cambogia si sta risollevando

di Erika Mattio
28 Luglio 2025
in L'altrove
Tempo di Lettura: 6 mins read
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La rinascita della Cambogia passa dai giovani: scuole e turismo sostenibile. Foto Erika Mattio

La rinascita della Cambogia passa dai giovani: scuole e turismo sostenibile. Foto Erika Mattio

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reportage di Erika Mattio – La Cambogia sta vivendo un momento delicato sul piano internazionale a causa di un riacutizzarsi del conflitto con la Thailandia lungo il confine settentrionale. E proprio oggi è arrivata la notizia auspicata di un cessate il fuoco, deciso durante i colloqui di pace a Kuala Lumpur.

Negli ultimi mesi, l’area attorno al tempio di Prasat Ta Muen Thom – già contesa in passato – è tornata teatro di violenti scontri armati. Il 24 luglio 2025, un’escalation militare ha provocato decine di vittime e più di 140.000 sfollati, facendo piombare la Cambogia in una nuova emergenza umanitaria.

Questa disputa territoriale affonda le radici in una demarcazione coloniale risalente al 1907 e mai chiarita definitivamente. Il governo cambogiano ha chiesto l’intervento della Corte internazionale di giustizia per ottenere una soluzione giuridica, mentre la Thailandia insiste su un dialogo bilaterale, rifiutando l’arbitrato internazionale.

Intorno al tempio si concentrano tensioni storiche, interessi geopolitici e forti sentimenti nazionalisti da entrambe le parti. In questo contesto critico, emerge con forza la determinazione del popolo cambogiano a non farsi trascinare indietro. La Cambogia, già segnata da decenni di conflitti interni, dittature e transizioni difficili, mostra oggi una volontà collettiva di ricostruzione.

Nonostante le sfide, il Paese continua a investire in educazione, cultura e sviluppo locale, portando avanti il sogno di una Cambogia pacifica e autonoma.

La rinascita della Cambogia passa anche da qui: dalla capacità di affrontare le tensioni senza perdere fiducia nel futuro. I recenti eventi al confine, pur drammatici, mettono in luce una consapevolezza crescente nei cittadini, nei giovani e nella società civile, decisi a difendere non solo il territorio, ma anche la dignità e la memoria del proprio passato. Parlare di Cambogia oggi significa raccontare non solo una crisi, ma anche una resistenza silenziosa e un desiderio profondo di cambiamento.

Da luogo di silenzi e ferite, la Cambogia si trasforma in uno spazio di crescita e memoria attiva. I bambini tornano nelle aule e il futuro riprende forma tra pagode, risaie e sogni. Le scuole, che un tempo erano una minaccia per gli oppositori al regime di Pol Pot, sono oggi il simbolo della rinascita della Cambogia, che si sta aprendo ad un turismo nuovo e sostenibile.

Cambogia: memoria, turismo e rinascita tra scuola e nuovi conflitti di confine

La Cambogia è un Paese che ha conosciuto l’orrore e che oggi cerca con coraggio la luce. Tra il 1975 e il 1979, sotto il regime dei Khmer Rossi, circa due milioni di persone persero la vita in uno dei genocidi più spaventosi del secolo scorso. Furono annientati insegnanti, monaci, contadini, intellettuali. Le scuole vennero chiuse, i libri bruciati, il pensiero ridotto al silenzio. Di quella tragedia resta oggi una memoria viva nei volti dei sopravvissuti e nei luoghi come il Tuol Sleng, ex scuola trasformata in prigione, oggi museo della coscienza.

Eppure, dopo decenni di silenzio e ricostruzione, la Cambogia si rialza. Le scuole riaprono, i bambini tornano a imparare, il turismo cresce come strumento di scambio e sviluppo. Tra i templi di Angkor, le risaie di Kampot e i mercati di Siem Reap, si respira una nuova vitalità. Il turismo responsabile è diventato motore di economia locale e memoria collettiva: chi arriva in Cambogia oggi incontra non solo storia e paesaggi, ma anche una popolazione sorridente, accogliente, determinata a trasformare il passato in forza per il futuro.

Ma proprio mentre il Paese lavora per ricostruirsi e aprirsi al mondo, una nuova minaccia ne scuote l’equilibrio.

Dalla tragedia alla speranza: la rinascita cambogiana

Durante questo reportage in Cambogia, abbiamo incontrato bambini che studiano all’ombra dei templi, maestre sorridenti che spiegano sotto tetti di lamiera, e guide turistiche che raccontano il passato con rispetto e il presente con speranza. È anche grazie a loro che questo popolo, ancora ferito, continua a camminare.

La Cambogia ha vissuto uno dei genocidi più drammatici del Novecento. In quegli anni, il sistema scolastico fu smantellato: insegnanti uccisi, biblioteche bruciate, scuole trasformate in prigioni o luoghi di tortura.

Oggi, a oltre quattro decenni dalla caduta dei Khmer Rossi, il Paese sta vivendo una profonda trasformazione sociale e culturale.

Le aule sono tornate a riempirsi, il tasso di alfabetizzazione è in crescita e l’istruzione è al centro dei programmi di sviluppo nazionale.

Le scuole della rinascita: bambini tra i banchi, non tra le macerie

A Phnom Penh, così come nei villaggi rurali, le scuole sono tornate ad essere luoghi di gioco, apprendimento e speranza. Secondo i dati dell’UNESCO, oltre il 97% dei bambini cambogiani oggi frequenta la scuola primaria, e sono sempre più numerosi i progetti per migliorare l’accesso all’istruzione nelle aree remote.

Molti degli edifici scolastici costruiti negli ultimi anni si trovano proprio laddove prima c’erano i campi di lavoro forzato. È il caso del distretto di Kampong Thom, dove un’ex struttura del regime è diventata una scuola di arte e agricoltura. I bambini, oggi, imparano a coltivare la terra, a dipingere e a raccontare la propria storia.

“Vogliamo che i nostri figli conoscano il passato, ma senza paura – racconta a B-Hop Sokha, insegnante di storia – Abbiamo vissuto anni senza parole. Ora insegniamo loro a usarle per costruire il futuro.

Noi siamo cresciuti senza guide, perché i nostri nonni e genitori sono stati portati via dalla guerra, ma i giovani avranno la nostra esperienza per far crescere la Cambogia”.
Il passato della Cambogia. L'interno della scuola/prigione S-21 a Phnom Penh. Foto Erika Mattio
Il passato della Cambogia. L’interno della scuola/prigione S-21 a Phnom Penh. Foto Erika Mattio

Giovani imprenditori, turismo etico e sostenibilità

La rinascita cambogiana non riguarda solo l’istruzione. Una nuova generazione di giovani imprenditori sta dando vita a progetti locali che uniscono tradizione e innovazione. A Siem Reap, ad esempio, piccole cooperative artigiane formate da ex contadini propongono percorsi turistici etici, centrati sulla conoscenza dei villaggi, dell’agricoltura sostenibile e dei mestieri tradizionali.

Nel sud del paese, lungo il fiume Mekong, gruppi di giovani laureati stanno promuovendo iniziative di turismo comunitario e rigenerazione ambientale. In alcune province, i templi abbandonati sono stati recuperati come biblioteche o spazi culturali.

“La Cambogia non è solo Angkor Wat – spiega Dara, fondatore di un eco-villaggio nella provincia di Moromon che si occupa di salvare e proteggere gli elefanti sfruttati dall’uomo –

È anche villaggi che si rialzano, bambini che tornano a scuola, donne che guidano cooperative agricole e progetti di salvaguardia della fauna locale”,
L'eco-villaggio di Monorom: il turismo che salva gli elefanti. Foto Erika Mattio
L’eco-villaggio di Monorom: il turismo che salva gli elefanti. Foto Erika Mattio

Cultura e memoria: non dimenticare per andare avanti

Un altro aspetto centrale della rinascita cambogiana è la cura della memoria. Il Tuol Sleng Genocide Museum, che un tempo era una scuola trasformata in centro di detenzione (S-21), oggi è uno dei luoghi più visitati del paese. Ma a differenza del passato, sono sempre più i giovani cambogiani che scelgono di diventare guide, studiosi, testimoni attivi della memoria collettiva.

Molte scuole inseriscono nei programmi l’educazione alla pace, al rispetto dei diritti umani e alla storia recente. La memoria non è negata, ma resa fertile: un antidoto contro l’oblio e una risorsa educativa per le nuove generazioni.

Buone notizie dalla Cambogia: crescita economica e diritti

Oltre ai dati sull’istruzione, la Cambogia ha registrato un tasso di crescita economica superiore al 5% annuo negli ultimi dieci anni, con importanti investimenti in sanità, infrastrutture e digitalizzazione.

Tra le buone notizie più recenti:

  • la riduzione significativa della mortalità infantile negli ultimi 20 anni;
  • l’avvio di progetti per il rimboschimento delle aree deforestate;
  • l’aumento della rappresentanza femminile nei consigli comunali;
  • il riconoscimento internazionale di alcuni progetti cambogiani in campo agricolo e ambientale.

Una Cambogia che guarda al futuro, alla scuole e al turismo

La Cambogia oggi è un paese giovane: oltre il 60% della popolazione ha meno di 30 anni. Questa gioventù, che non ha vissuto direttamente gli orrori della dittatura, sta riscrivendo il volto del paese con energia e determinazione. Il paese rinasce solo grazie ai giovani che si sono ritrovati senza guide, ma oggi, cercano di dare ai figli ciò che a loro è mancato: cultura e pace.

La rinascita non è priva di sfide – tra le quali la povertà rurale, la corruzione e le disuguaglianze – ma le storie di bambini che tornano a scuola, di villaggi che si auto-organizzano e di memoria trasformata in dialogo raccontano una direzione chiara: quella di un popolo che, passo dopo passo, ha scelto la vita.


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Erika Mattio

Erika Mattio

Antropologa, archeologa e scrittrice. Nata nel 1989 nelle vallate cuneesi, mi sono trasferita per lavoro nella laguna veneziana, dove, fra moeche e barche a remi mi occupo di scavi archeologici e giornalismo. Ho studiato in Iran e mi sono dottorata a Madrid. La scrittura è il mezzo per unire ciò che la geografia separa. Raccolgo storie e suoni da porti, deserti, discariche e città invisibili. Mi muovo tra scavi archeologici e rotte contemporanee, inseguendo le tracce dell’umano tra passato e presente. Il mio sguardo è etnografico, il mio passo lento, il mio taccuino sempre aperto. Scrivo su B-Hop perché credo in un giornalismo che scava, ascolta e restituisce complessità con cura.

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