di Daniele Poto e Anna Attolico – Prendete un Paese che è un decimo di come veniva configurato nella sua massima espansione storica.
Prendete un popolo, che a causa di guerre e del genocidio, vive una diaspora che ha portato la maggior parte dei suoi connazionali a vivere all’estero, piuttosto che in patria (sette milioni contro i tre residenti).
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Non potete che innamorarvi di un’Armenia resiliente a tutti i disastri inferti dalle crudeltà umane e dalle circostanze.


In ordine cronologico citiamo solo le tre più grandi tragedie della sua storia.
LA PRIMA – In primis il genocidio attuato dai turchi, all’inizio in forme subdole, poi sempre più manifeste, secondo una linea di continuità dal 1890 al 1923 con l’uccisione di circa un milione e mezzo di armeni e la fuga coatta di circa mezzo milione di persone verso Paesi ospitali (i più graditi Stati Uniti e Francia).


LA SECONDA – A seguire il terribile terremoto del 1988 con epicentro Spitak che spazzò via circa 50.000 vite in aggiunta a 19.000 feriti e alla perdita dell’abitazione per mezzo milione di armeni.
LA TERZA – In tempi più recenti infine i lutti causati dal conflitto in quella regione dallo strano nome di Nagorno-Karabakh in due cicli (1988-1994 e poi 2020) con 40.000 perdite umane sul versante armeno ma soprattutto la prosecuzione dello stigma della perdita di territorio, con la sensazione fondata e intima del tradimento dell’Urss, poi Russia a vantaggio dell’Azerbaigian.
CONSEGUENZE GEOPOLITICHE – Gli armeni in seguito a queste vicende, guardano con sospetto sia i turchi (le frontiere con Istanbul sono chiuse, c’è un embargo evidente) sia la Russia, decretando un senso di isolamento vivo e constatabile, dopo la fine dell’egemonia comunista.
La storia non ha riparato a tutti i torti subiti dall’Armenia se si considera che solo 33 Paesi al mondo (tra cui, fortunatamente l’Italia) hanno riconosciuto la pregnanza storica del genocidio.
Né si può trascurare il contributo armeno alla vittoria nella seconda guerra mondiale, sostanziato dalla perdita di circa 300.000 soldati sul fronte russo.
L’ARMENIA: ESEMPIO DI RESILIENZA – La nazione dei melograni ha tenuto duro con un senso di unità nazionale corroborato dai tanti talenti sparsi per il mondo.


Difatti sono armeni il cantante Aznavour (scomparso nel 2018) e la cantante Cher; è armeno il grande regista Atom Egoyan, il grande suonatore di Duduk Djavan, il musicista che ha fatto conoscere al mondo, il singolare strumento di cui è magnifico interprete.
Importante ricordare anche l’eredità di Gurdjieff (1866-1949) pensatore, filosofo e mistico armeno, noto per il suo approccio unico allo sviluppo spirituale e alla consapevolezza.
L’Armenia ha fatto da battistrada all’Italia e all’imperatore Costantino nell’adottare come religione di Stato il Cristianesimo nel 301 dopo Cristo.
Sono sparsi in tutto il territorio magnifici Monasteri di rara bellezza, molti dei quali riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità.


Visto che abbiamo attribuito all’Armenia il primato di resilienza geopolitica addentriamoci nel significato più reale e condivisibile di questa espressione.
COS’E’ LA RESILIENZA – La resilienza è la capacità di affrontare e superare le avversità, le difficoltà e i traumi. Questo concetto, spesso applicato a individui e comunità, trova una delle sue più significative espressioni nel popolo armeno.
Nonostante una storia segnata da conflitti, persecuzioni e sfide, gli armeni hanno dimostrato una straordinaria capacità di rinascere e prosperare, mantenendo viva la propria cultura, la lingua, la scrittura e le proprie tradizioni.
TANTA ACCOGLIENZA E GENEROSITA’ – Uno degli aspetti più affascinanti dell’Armenia è la sua gente. Gli armeni sono noti per la loro calda ospitalità e generosità verso i visitatori.
Gli stranieri che visitano il paese spesso parlano di come siano stati accolti come membri della famiglia. Questa attitudine, non solo arricchisce l’esperienza turistica, ma crea legami autentici e memorabili tra i visitatori e la cultura armena.
UN LUOGO SICURO E INCANTEVOLE – L’Armenia è anche un paese di straordinaria bellezza naturale. Le sue montagne, le vallate, i laghi offrono panorami incantevoli che ispirano un profondo senso di pace e riflessione. Luoghi come il Monte Ararat, (che è attualmente in Turchia ma rimane visibile da molti luoghi in Armenia), il Monte Aragats, il lago Sevan e i tanti monasteri sono testimonianze di una storia millenaria.


L’Armenia è inoltre considerata una nazione particolarmente sicura, rendendola una scelta ideale per i turisti che cercano nuovi luoghi pieni di storia, natura, cultura e tradizioni.
TANTE RAGIONI PER VISITARE L’ARMENIA – Visitare l’Armenia può diventare una profonda esperienza trasformativa non solo per la bellezza dei suoi paesaggi, ma anche per la profondità della sua storia e la resilienza della sua gente.
Essere circondati da tanta bellezza e sacralità non solo arricchisce l’anima ma insegna anche lezioni di vita, sulla forza e la speranza.


In un mondo spesso segnato da divisioni e conflitti, l’Armenia emerge come un faro di resilienza, accoglienza e bellezza.
La storia di questo popolo è una testimonianza del potere dello spirito umano e dell’importanza di celebrare e preservare le proprie radici.
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