di Erika Mattio – Tra Piemonte e Francia esiste un territorio che sfugge alle definizioni. Non è soltanto una valle alpina, ma una delle più importanti aree culturali d’Europa. Qui il paesaggio non è soltanto una successione di boschi, pascoli e vette, ma una trama di storie, parole e tradizioni che sopravvivono da secoli.
Dalle sorgenti del Po ai villaggi in pietra della Valle Varaita, dalle danze popolari ai sentieri del Monviso, ogni luogo racconta una cultura che ha saputo resistere ai confini politici, allo spopolamento e al tempo.
La Valle Varaita e i paesi che custodiscono la memoria
Le Valli Occitane si estendono lungo l’arco alpino tra le province di Cuneo e Torino, formando un mosaico di vallate che per secoli hanno condiviso lingua, commerci e tradizioni con il versante francese delle Alpi. Tra queste, la Valle Varaita rappresenta uno dei territori più ricchi dal punto di vista culturale.
Qui si trovano alcuni dei paesi simbolo della montagna occitana. Sampeyre è considerata una delle capitali culturali della valle, luogo dove la lingua occitana è ancora presente nella vita quotidiana e nelle manifestazioni popolari. Poco più in alto si incontra Casteldelfino, antico centro posto lungo le vie che collegavano il Piemonte alla Francia attraverso i valichi alpini.
Ancora più affascinanti sono i piccoli comuni di alta montagna. Elva, raggiungibile attraverso una spettacolare strada scavata nella roccia, e fra i comuni attivi più alti d’Europa, è noto per la storia dei “pelassiers”, gli ambulanti che tra Ottocento e Novecento partivano dalle montagne per raccogliere capelli destinati alla produzione di parrucche nelle grandi città europee. Oggi il paese ospita il Museo dei Pels, dedicato a questa singolare attività che ha contribuito alla sopravvivenza economica della comunità.


Poco distante si trova Bellino. Le sue borgate in pietra raccontano un passato fatto di agricoltura d’alta quota, allevamento e osservazione del cielo. Secondo alcune tradizioni locali, proprio in queste montagne studiosi e guaritori osservavano il movimento delle stelle e il trascorrere delle stagioni per comprendere il tempo e organizzare la vita della comunità. Ancora oggi Bellino conserva un’atmosfera sospesa, dove il rapporto tra uomo e natura appare più evidente che altrove.
La Baiò e il ricordo dei Saraceni
Se esiste una festa capace di raccontare l’anima delle Valli Occitane, questa è la Baiò di Sampeyre. Celebrata ogni cinque anni, la Baiò è una delle più antiche e spettacolari tradizioni delle Alpi italiane. La prossima edizione si svolgerà nel 2028 e rappresenterà un’occasione unica per scoprire da vicino la cultura occitana della Valle Varaita. Le sue origini affondano nel Medioevo e, secondo la tradizione popolare, ricordano la cacciata dei Saraceni dalle vallate alpine tra il X° e l’XI° secolo.
Per alcuni giorni Sampeyre si trasforma in un teatro a cielo aperto. Le borgate storiche di Sampeyre, Villar, Rore e Calchesio sfilano con i propri personaggi, guidati dagli Abà, i comandanti della festa. Le strade si riempiono di uniformi colorate, cappelli decorati con piume, specchi, nastri e fiori, mentre tamburi, violini e fisarmoniche accompagnano il corteo.


Più che una rievocazione storica, la Baiò è un racconto collettivo. Ogni famiglia partecipa alla preparazione dei costumi, tramandati di generazione in generazione, e ogni personaggio custodisce un ruolo preciso all’interno della rappresentazione.
Storia, leggenda e identità si intrecciano in una celebrazione che coinvolge l’intera comunità e che continua a rappresentare uno dei simboli più importanti della cultura occitana italiana.
Per chi desidera conoscere davvero le Valli Occitane, assistere alla Baiò significa osservare una tradizione ancora viva, lontana dalle ricostruzioni folkloristiche pensate per i turisti. È il momento in cui la memoria della valle torna a camminare per le strade del paese, ricordando come le montagne siano state nei secoli luoghi di incontro, difesa e resistenza culturale.
Lingua occitana, balli e sapori delle montagne
La vera ricchezza delle Valli Occitane è però la cultura che continua a vivere nella quotidianità. L’occitano, lingua dei trovatori medievali, ricordati anche nella Divina Commedia di Dante, viene ancora insegnato, parlato e utilizzato durante eventi culturali e manifestazioni. Questa lingua collega idealmente le vallate piemontesi a un territorio molto più ampio che comprende parte della Francia meridionale, la Val d’Aran in Spagna e alcune comunità alpine italiane.
La musica occupa un ruolo centrale. Durante le feste patronali e gli eventi tradizionali risuonano ancora ghironde, fisarmoniche e violini che accompagnano danze collettive come la courento, il balet e la gigo. Balli che non sono soltanto espressioni artistiche, ma strumenti attraverso cui le comunità mantengono viva la propria identità.
Anche la gastronomia racconta la montagna: formaggi d’alpeggio, patate di alta quota, zuppe contadine, ravioles e dolci legati alle produzioni locali testimoniano una cultura costruita attorno alla capacità di adattarsi a un ambiente spesso difficile ma straordinariamente generoso.
Il Monviso e il richiamo delle grandi montagne
Nelle Valli Occitane tutto sembra condurre verso una montagna: il Monviso. Con i suoi 3.841 metri, il “Re di Pietra” domina il paesaggio e rappresenta uno dei simboli delle Alpi italiane. Ai suoi piedi nasce il fiume Po e attorno alle sue pareti si sviluppa uno degli itinerari escursionistici più affascinanti d’Europa: il Giro del Monviso.


Questo trekking permette di attraversare vallate italiane e francesi sostando in rifugi storici come il Rifugio Quintino Sella, il Rifugio Vallanta e il Rifugio Alpetto. Camminare attorno al Monviso significa attraversare il cuore geografico e simbolico delle Valli Occitane, dove la montagna non è soltanto una destinazione turistica, ma parte integrante della cultura locale.
Visitare le Valli Occitane significa scoprire un’Italia meno conosciuta ma straordinariamente ricca.
Tra le borgate di Bellino, le storie dei pelassiers di Elva, le tradizioni della Baiò e i sentieri che conducono al Monviso, queste montagne raccontano una cultura che continua a vivere nelle parole, nei balli, nei paesaggi e nelle persone. Un patrimonio prezioso che ricorda come la diversità culturale sia una delle più grandi ricchezze del nostro Paese.
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