di Alessia Liga* – “Quando ero piccolo, a scuola mi domandarono cosa volessi diventare da grande. Io scrissi ‘Essere felice‘. Mi dissero che non avevo capito il compito, io risposi che loro non avevano capito la vita”.
Questo aneddoto, raccontato da John Lennon, stimola una riflessione importante: e se il traguardo più significativo di ogni azione educativa fosse proprio la “felicità”?
Nel suo libro “Manifesto per la felicità” (2010), Stefano Bartolini descrive
la felicità come una condizione che nasce quando, in armonia con il momento presente, ci immergiamo completamente in ciò che facciamo, trascendiamo il nostro ego ed entriamo intensamente in connessione con gli altri.
Un’esperienza che non sempre coincide con allegria e spensieratezza, ma che nasce dall’amore, dalla passione e dalle relazioni autentiche. Numerosi studi confermano che il nostro modo di pensare, sentire e inter-agire è il risultato di predisposizioni genetiche, influenze socio-culturali ed educazione.
Identificare la felicità come fine ultimo dell’educazione significa coglierne la vera essenza.
Quella di un percorso orientato ai valori di consapevolezza, autonomia, responsabilità e reciprocità, che punti alla piena realizzazione della persona.
Un cammino che il Dalai Lama individua con chiarezza. Egli afferma infatti che gli stati più elevati della crescita si possono raggiungere solo se l’individuo adotta un sistema di valori che gli consenta di vivere con consapevolezza le esperienze, affrontare le avversità della vita e scegliere con lucidità gli obiettivi davvero degni di essere perseguiti.


D’altronde già nel 1970, l’UNESCO e la Commissione Internazionale per lo Sviluppo dell’Educazione parlavano dell’importanza di “Educare a essere” promuovendo lo sviluppo integrale della persona e l’apprendimento permanente.
La scuola rappresenta il luogo in cui il processo di crescita si modella, aprendosi a sguardi e orizzonti nuovi.
Attori importantissimi sono i Maestri, ovvero quegli insegnanti che non si limitano a trasmettere competenze, ma che accompagnano gli allievi nel cammino verso la conoscenza, la comprensione e il giudizio autonomo.
Tuttavia, nel quotidiano delle attività scolastiche, tra i vincoli dei programmi ministeriali e le incombenze burocratiche, l’opportunità di sperimentarsi in modalità didattiche al di fuori dei canoni tradizionali risulta ancora frammentata e non sempre congruente alla complessità della missione educativa.
Un’istituzione scolastica che punti alla felicità darebbe immenso valore ai Maestri e punterebbe a formare individui consapevoli, resilienti e capaci di “riprogettare il futuro” nell’ottica di un maggiore benessere e sostenibilità.
La scuola può quindi giocare un ruolo cruciale, riducendo l’impatto di condizionamenti negativi, come quelli orientati alla competitività e al profitto e promuovendo invece modalità relazionali orientate all’armonia con se stessi, gli altri e il mondo.
In quest’ottica l’educazione diverrebbe davvero il più prezioso tesoro dell’umanità. Ecco che l’augurio per l’inizio di questo nuovo anno scolastico vuole essere semplice ma profondo:
· che tra le mura della scuola si possano coltivare non solo le menti, ma anche i cuori.
· che si possano imparare l’arte dell’ascolto e del dono, la logica della condivisione e della gentilezza, la tecnica dell’attenzione e del rispetto.
· che ci si prepari, non solo agli esami, ma anche e soprattutto alla vita perché essa possa essere riempita di significato e connessioni autentiche.
· che ci si possa comprendere reciprocamente imparando il linguaggio della felicità.
* specializzanda in Psicologia della Salute Università La Sapienza di Roma





















