di Marie Noelle Urech – Abbiamo sempre una scelta. Responsabilità è una parola che di solito non piace. Quando la nominiamo o la pensiamo, c’è spesso una sensazione di pesantezza sulle spalle e un movimento di rifiuto istintivo. Responsabilità viene spesso associata a “ dovere”, un altro termine poco amato.
“Responsabilità”, nella mente di molte persone assume il significato di limitazione della propria libertà, di fare prova di serietà e di maturità, di farsi carico di cose importanti. Insomma, non evoca cose leggere e gioiose.
Questo pensiero comune ha fuorviato il senso filosofico di questa parola che
indica invece un’assunzione di libera scelta, di libero arbitrio. Dal latino responsus, di res-pòndere, essa assume il senso di “rispondere” a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.


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Possiamo, ad esempio, continuare a cercare un colpevole, volere giustizia oppure gridare vendetta.
Possiamo anche dare una risposta diversa: comprendere come siamo arrivati a quel punto, vederne la dinamica, scegliere come rispondere:
perdonando, lasciando andare, crescendo, diventando più forti e più maturi, imparando soprattutto cose nuove su noi stessi e scoprendo risorse profonde che ignoravamo di avere.
L’altro, il “nemico” che ci ha ferito può diventare l’attivatore di qualcosa di più grande in noi stessi.
Nella formazione per Facilitatori Ccms, Responsabilità è una chiave per trasformare delle situazioni di sofferenza in opportunità di crescita e di perdono.





















