di Daniele Poto – Il nuovo Rinascimento del tennis italiano non si compendia nel solo nome di Jannik Sinner. Parafrasando Brecht “Non è fortunato quel popolo che ha bisogno di eroi sportivi”.
In effetti oltre la rete non c’è solo un uomo al comando ma una densità di giocatori di livello impressionante. In soldoni nel ranking ATP ci sono dieci azzurri tra i primi cento e anche il settore femminile comincia a dare le prime soddisfazioni perché al lento declino della Giorgi subentrano le fresche speranze di Paolini e Cocciaretto.


C’è un regista dietro le quinte di questa escalation. Che ha un piglio deciso del sardo d’altri tempi, che spesso litiga con il presidente del CONI Malagò, che esibisce un carattere ispido e poco propenso ai compromessi e che non ha nessuna intenzione di essere scalzato dal ruolo che si è conquistato passo dopo passo. E’ Angelo Binaghi, già discreto tennista, il demiurgo della rinascita portando in dote la vittoria di Coppa Davis, l’organizzazione di grandi tornei mettendo l’Italia al centro del panorama tennistica, esibendo una politica liberal (che qualcuno definisce lassista) per cui i più grandi talenti sotto l’occhio federale hanno la massima libertà di vivere all’estero, di disertare i campionati italiani, di scegliere maestri d’oltreoceano, di pagare le tasse a Montecarlo senza che questo nuoccia troppo all’immagine complessiva di questo sport in chiave nostrana.
L’importante è rispondere (sia pure con ritardo, per logici impegni professionali) alla chiamata del Presidente della Repubblica Mattarella e alle convocazioni del capitano di Davis Volandri.
In questo senso Sinner è un campione redento visto che ha fatto dimenticare qualche forfait passato, rispondendo bene all’impatto mediatico senza pari.
Per capire quanto conta Sinner nel panorama editoriale italiano basti sottolineare che si merita tre pagine su La Gazzetta dello Sport nello stesso giorno in cui basket e atletica leggera non spuntano neanche una misera riga.
Mossa azzeccata quella di non rispondere all’invito del Festival di Sanremo, offrendo il fermo immagine su un ragazzo serio, posato e semplice, il figlio che tutte le madri vorrebbero avere. Probabilmente arriva troppo presto la possibile chance di ergersi a portabandiera della squadra azzurra per i Giochi di Parigi del 2024 ma l’obiettivo è programmato per il 2028 quando per raggiunti limiti di età tutti gli altri candidati del presente (Jacobs, Tamberi, Paltrinieri) saranno degli sportivi seduti di 35 anni.
Scrivevamo di Sinner, ma non solo di Sinner. E’ tornato alla ribalta dopo un anno tribolatissimo Matteo Berrettini che ha vinto il torneo di Marrakech e si appresta, gradino dopo gradino, a riprendersi il posto che gli spetta nel panorama mondiale grazie all’efficacia del proprio serve and volley.


Nessuno discute le magistrali qualità tecniche di Lorenzo Musetti a cui manca solo un po’ di quella che i napoletani definiscono cazzimma per attingere a qualche risultato in più.
E poi esimi doppisti come Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Agonisti superbi come Sonego e Nardi mentre tiene ancora botta sul crinale dei 37 anni Fognini, il numero uno di soli due anni fa. Escludendo l’ultimo citato conforta tra l’altro la giovane età dei nuovi protagonisti, tra cui non dimentichiamo le ciance di Cobolli.
E’ una fondata impressione che di Sinner e i suoi fratelli italiani di tennis sentiremo squisitamente parlare per tutto il prossimo decennio. Vivere per credere.





















