di Cristina Allodi – Ammettiamolo: quando ripensiamo alla vita di tanto tempo fa diventiamo tutti un po’ romantici! Il passato, soprattutto se remoto, ha il fascino irresistibile della mancanza dei problemi attuali e qui sta la sua forza attrattiva.
Durante l’intero corso dell’esistenza cambiano priorità e stili di vita e,
se ci guardiamo indietro dopo decenni, ci accorgiamo di vivere una vita totalmente scollegata da quella di prima,
come se di noi stessi ci sia rimasto soltanto il nome: familiari stretti o di terzo grado non sono più con noi o, comunque, non appartengono più al nostro quotidiano, luoghi e case che ci sembravano un tutt’uno con la nostra essenza sono cambiate… A ben guardare, il nostro aspetto si modifica nel tempo molto meno di quanto non si modifichi il contesto in cui ci muoviamo!
L’intera vita è un continuo divenire in cui innumerevoli piccoli cambiamenti avvengono senza sconvolgere troppo l’esistenza: è il caso, per esempio, dei bambini che ogni anno passano a una classe successiva, ma che per ben cinque anni si ritrovano comunque a frequentare la scuola primaria, dove anche i ‘grandi’ di quinta fanno parte del medesimo ciclo. Anno dopo anno, inarrestabili cambiamenti avvengono nel corpo e nella mente dei bambini che divengono teen-ager, eppure il loro ambiente continua a essere più o meno lo stesso.
Quando si vanno a ricordare i nostri primi vent’anni di vita le lacrimucce sono spesso in agguato, perché l‘infanzia rimanda a un periodo magico di giochi e spensieratezza e l’adolescenza rievoca un concentrato di emozioni forti che non lasciano spazio alla razionalità adulta.


Ovvio che non è vero che andasse tutto sempre bene. Non è possibile una vita senza contrarietà, ma i pianti disperati per un giocattolo rotto da bambini o per un cuore infranto da adolescenti sembrano anch’essi momenti zuccherosi a ripensarci, in quanto appartengono a un mondo surreale e, proprio per questo, idealizzato.
Si aveva ancora tutta la vita davanti e questo lo fa sembrare un periodo di ‘onnipotenza’ dove tutto era immaginabile, ancora realizzabile, non impossibile. E, allora, in quest’ottica diviene inevitabile ripensare ai primi due decenni come il periodo d’oro della nostra esistenza… ma, proprio per uscire dalla fascinazione del passato, dobbiamo guardare a quanto abbiamo adesso!
Allora c’erano i semi, ora possiamo e dobbiamo assaporare i frutti
Anziché rimpiangere le cose che non sono più perché ormai cambiate, finite o forse mai veramente esistite, soffermiamoci a considerare quante cose abbiamo oggi nella nostra vita che prima non avremmo potuto immaginare,
neanche quando, appena raggiunta la maggiore età, ci sentivamo già adulti; non si tratta di cose o case, ma di pensieri, interessi e passioni che non facevano ancora parte di noi o che si stavano appena confusamente affacciando.
La fascinazione del ‘come eravamo’ rischia di non farci godere il presente.
Domandiamoci: “L’avrebbe mai pensato, il/la me stesso/a di allora, di arrivare fin qui, di condurre questo tipo di vita?” e poi cominciamo a snocciolare, una ad una, tutte le cose che il nostro io di allora non si sarebbe aspettato dal suo futuro sé.
Eventi negativi ci sono stati? Sicuramente sì. Errori fatti? Di certo non sono mancati. Però, sotto la lente d’ingrandimento cerchiamo di passare in rassegna pure tutte le soddisfazioni, i traguardi, le mosse giuste, i nuovi affetti che sono entrati a far parte della nostra vita sostituendo le mani che si sono prese cura di noi quando eravamo troppo giovani per poter anche solo pensare che ci sarebbero state altre mani a sorreggerci.


Abbiamo ora più forza di allora, perché siamo stati forgiati dall’esperienza.
Ci fa piacere avere qualcuno accanto, ma non ne abbiamo un bisogno viscerale come quando dipendevamo dagli altri in tutto e per tutto.
Avevamo la cosiddetta ‘bellezza dell’asino’, ora vi abbiamo aggiunto stile e personalità.
Avevamo più sogni, ma adesso siamo più in contatto con la realtà.
Avevamo paura del buio e quella forse è rimasta, ma sappiamo come e dove andare ad accendere la luce. Perché, al di là di tutto quello che non c’è più, adesso obiettivamente la vita bambina o adolescente ci andrebbe stretta, perché l’autonomia decisionale che si acquisisce con la maturità è una conquista irrinunciabile.
Quando la nostalgia torna a morderci, magari complice di una musica di quei bei tempi che torna a farci battere il cuore in quel modo, approfittiamo per attingere esattamente da qui l’energia che l’ardore giovanile ci metteva nelle vene, facendone tesoro a uso e consumo della persona che siamo diventati, indipendentemente da quanto tempo sia passato dai nostri primi vent’anni: quell’energia, se ancora ne avvertiamo la potenza, ci appartiene anche adesso.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















