di Amato Orecchini – Dopo circa mezzo secolo di dispotismo degli Assad in Siria, lo scorso dicembre la vittoria di una coalizione guidata dal più potente gruppo di insorti nazionalisti “Hayat Tahrir Al-Sham” (organizzazione per la liberazione del levante) contro le forze lealiste, russe e iraniane, ha portato in tutto il mondo democratico la sensazione positiva che qualcosa poteva cambiare in meglio, perché stava cadendo una efferata dittatura.
La Siria, come ha annunciato il nuovo presidente ad interim Ahmad Al-Shara, noto come Abu Muhammad Al-Jolani, leader jihadista, terrà le sue prime elezioni per scegliere i membri del parlamento del dopo Bashar Al-Assad.
Al-Shara, nominato de facto presidente di transizione dagli stessi gruppi armati insorti, da quando ha preso il potere, ha da subito dato una immagine diversa da quelle che lo identificavano come terrorista, indirizzando la sua visione politica nel rispetto delle minoranze, apparendo come un moderato, tollerante e pragmatico.
Il presidente, ha subito intrecciato rapporti diplomatici, sia con i suoi alleati, la Turchia ed il Qatar, ma anche con l’Europa, e con gli Usa, che frettolosamente hanno ritirato la taglia sulla sua testa e le sanzioni alla Siria.
Tuttavia questa idea di uno stato inclusivo si è scontrata immediatamente con le cicatrici della guerra, con i postumi di una dittatura spietata
(si pensa che siano stati uccisi senza processo intorno alle 13.000 persone) e successivamente con l’esclusione delle provincie curde del nord e nord-est dalle elezioni.
Sono pertanto emersi i regolamenti di conti dapprima tra i sunniti, ora al potere, e gli alawiti (sciti) a cui appartengono gli Assad, poi con le altre minoranze dei cristiani e dei drusi.
Zaina* una siriana alawita in Italia da anni, racconta a B-Hop magazine lo stato di terrore in cui vivono gli alawiti, costretti a stare nascosti ed esposti di continuo a uccisioni sommarie.
“Le frange sunnite governative lo scorso marzo sono passate di casa in casa nella zona costiera di Latakia, chiedendo i documenti, perché dalle generalità si individua l’esatta appartenenza all’una o all’altra confessione religiosa: sei alawita o sunnita”, spiega.
Sempre Zaina ha parlato di un cambio repentino sia nell’abbigliamento delle donne, più in stile islamico, sia nell’istruzione dei bambini, con il passaggio da una scuola comunque laica ad una scuola islamica: i bambini imparano le scritture islamiche a memoria.


Tra giugno e luglio, in una continua escalation di minacce e di orrore, è stata la volta dei cristiani, già esausti e duramente colpiti, uccisi a decine quando partecipavano alle cerimonie religiose, dapprima a Damasco poi nella regione meridionale di Suwayda (Sweida).
Infine, a metà luglio, sempre nella provincia di Suwayda, la comunità drusa – altro gruppo etnico minoritario arabo – ha dovuto difendersi dai beduini per continui contrasti etnici e religiosi. Negli incidenti sono state uccise in una settimana circa 2.000 persone, tra cui centinaia di civili, inclusi donne e bambini.
Le forze governative siriane, intervenute per cercare di riportare l’ordine tra le due fazioni in lotta, hanno provocato una carneficina appoggiando i beduini perché sunniti.
A fine agosto, a peggiorare la situazione politica siriana, l’agenzia di stampa nazionale SANA ha comunicato che,
a causa dei continui scontri, la provincia di Suwayda sarà esclusa per motivi di sicurezza dal processo elettivo, ma nella sostanza perché controllata dai drusi.
In questo contesto, la comunità drusa siriana presente in Italia, con lo slogan “Libertà, dignità, esistenza“, ha manifestato a Roma, lo scorso 30 agosto, chiedendo l’apertura di indagini indipendenti per il perseguimento delle atrocità commesse.
E’ di oggi la notizia che Stati Uniti, Giordania e Siria si sono accordati per la spartizione di potere nella regione di Suwaida (Sweida).


Dopo le elezioni farsa degli Assad e alla luce dell’attuale situazione siriana cosa si aspetta la popolazione dalle prossime votazioni?
Dopo quindici anni di guerra civile si augurano un periodo di pace e stabilità, anche se il futuro è molto incerto perché con le prossime elezioni legislative verranno “eletti” deputati scelti direttamente e indirettamente dal presidente.
Al Shara ne sceglierà direttamente un terzo, mentre gli altri due terzi saranno selezionati dalla commissione elettorale voluta dallo stesso presidente.
I deputati avranno il compito di redigere la nuova costituzione, tuttavia, senza l’inclusione dei rappresentanti curdi e drusi e senza nessuna organizzazione indipendente a garantire la trasparenza del voto sarà svuotata di significato e le elezioni diventerebbero solo una strategia di facciata per un tentativo di consolidamento internazionale.
Quindi questo parlamento sarà nelle mani di Al-Shara che deterrà, in buona sostanza, il controllo dei tre poteri: esecutivo, giudiziario e anche legislativo.
Il regime di Assad come viene chiamato dai siriani “nidham“, è sconfitto e con esso la combinazione tra un regime autoritario e uno Stato laico, ma altri attori possono far ritornare in auge una nuova dittatura.
Speriamo che dopo le elezioni, ci sia la volontà di realizzare uno stato inclusivo che comprenda le provincie curde e druse e ci sia una vera transizione che garantisca i diritti politici e civili a tutte le minoranze, un caposaldo della democrazia.
* nome di fantasia per rispettare la richiesta di anonimato





















