di Margherita Vetrano – Nel cuore dei Paesi Baschi spagnoli, nella città di Guernica, sorge il Museo della Pace che è un vero inno all’armonia tra i popoli.
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Il Museo sorge nella piazza principale, in un ampio palazzo che affaccia su una collezione di gigantografie che rievocano il bombardamento della città, avvenuto il 26 aprile 1937.


Il Museo, visitabile tutti i giorni, si sviluppa su tre piani.
Il piano terra è dedicato alle mostre temporanee. Al momento è esposta Futuro Damnatio White Flag di Fernando Sanchez Castillo.


La mostra espone istallazioni a tema pace e ha il suo clou nella stanza White Flag (Bandiera Bianca).
Il lungo drappo adagiato è rievocato nei video proiettati in loop, nei quali garrisce al vento mentre sfilano interviste che commentano i temi della pace e della resa.


Al primo piano la visita si apre su una collezione di oggetti e fotografie legate agli uomini di pace della storia come Mahatma Gandhi e Nelson Mandela, per proseguire su processi di pace.
Di seguito, si entra in una stanza in penombra, arredata nel dettaglio di un’abitazione basca di inizio secolo scorso, che simula, nei suoni e nelle luci, gli avvenimenti del 26 aprile 1937. La simulazione dura pochi minuti, lasciando un senso di sgomento e di silenzio. All’uscita dalla stanza, si entra in una galleria di fotografie e reperti che ricostruisce il bombardamento di Guernica, dalla mattina, fino ai giorni successivi.
Quel giorno, la squadriglia Condor dell’aviazione Tedesca, con aerei Junker e Heinkel insieme a quella italiana coi suoi Savoia, bombardò per tre ore la città, sganciando bombe di distruzione ed incendiarie, radendola al suolo. L’azione fu ordita dal dittatore Francisco Franco che, in accordo con l’asse Roma-Berlino, decise di sedare così la guerra civile in corso nei Paesi Baschi.
“Le perdite furono circa un terzo della popolazione: 1.654 morti e 889 feriti. I soccorritori che giungevano da Bilbao rimasero increduli quando avvicinandosi vedevano il cielo sopra Guernica assumere il colore rosso-arancione delle fiamme, mentre della città rimaneva uno scheletro bruciato con circa il 70% degli edifici distrutto o inagibile”
Si parlò a lungo della tragedia che il governo tentò di imputare ai “rossi”.
In seguito, fu commemorata dall’opera cubista di Pablo Picasso, intitolata proprio Guernica, esposta al Museo Reina Sofia a Madrid.
Una copia a grandezza naturale è esposta anche nel Museo della Pace, nella sala dedicata alla critica dell’opera.


Al secondo piano, ci sono sale di proiezione che raccolgono le deposizioni dei sopravvissuti alla tragedia di Guernica e video che replicano discorsi dei potenti della Terra, sul tema della pace.
La parola degli anziani rievoca i loro ricordi da bambini. Parlano della paura di non capire l’accaduto e lo sgomento di ritrovarsi soli, senza una famiglia o gioendo nel riabbracciare i genitori perduti.
I primi piani e le parole bucano lo schermo davanti alla platea ammutolita.


Il Museo della Pace non è la celebrazione delle vittime della strage di Guernica ma uno sguardo sugli effetti e sulle condizioni della guerra, raccontati attraverso fatti realmente accaduti.
La documentazione dell’evento consente di riflettere sull’importanza della pace affinché non ci siano altre Guernica.
Il Museo parla la lingua universale del “ripudiare la guerra” per difendere la popolazione, promuovendo i mezzi di pace come l’accordo e il negoziato. L’attualità del tema è una commovente prova della necessità di luoghi analoghi per tracciare con l’esempio la strada da seguire.


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