di Erika Mattio – C’è un luogo, in Sicilia, dove la cultura non si fa spettacolo ma seme. Dove il territorio non si racconta ma si trasforma. Questo luogo si chiama San Marco d’Alunzio, in provincia di Messina. I suoi custodi sono i ragazzi dell’associazione siciliana Tre60Lab: una fucina di idee, arti e progetti culturali che da 10 anni sta ridisegnando la mappa delle possibilità nel cuore del Mediterraneo.
Il filo conduttore? L’idea che la bellezza sia un diritto di tutti, anche (e soprattutto) in quei piccoli centri che l’emigrazione, la crisi economica e l’abbandono istituzionale hanno svuotato nel tempo. I progetti di Tre60Lab si muovono in Sicilia con uno spirito partecipativo e visionario, coinvolgendo artisti locali e internazionali, amministrazioni sensibili e abitanti pronti a mettersi in gioco. Non c’è gerarchia, ma un fare condiviso, collettivo, che trasforma ogni intervento artistico in un’azione politica concreta.
Dai Nebrodi al mare: un cammino lungo 10 anni
Fondata da giovani del posto nel 2015, Tre60Lab è un’associazione siciliana nata dal basso, con un obiettivo chiaro: dare un contributo concreto al cambiamento. Dopo aver messo radici a San Marco d’Alunzio, ha progressivamente allargato il suo raggio d’azione, portando l’arte e la cultura nei borghi dei Nebrodi e fino al mare.
Il territorio non è più sfondo, ma protagonista di un processo di rigenerazione estetica e sociale.
“Tre60Lab non è un luogo fisico ma un processo continuo – raccontano i ragazzi dell’associazione -. Lavoriamo con i giovani, con le periferie, con chi ha voglia di rimettere le mani nella terra e nella cultura. Siamo un laboratorio in senso pieno: qui si sperimenta, si sbaglia, si cresce”.
Dalle prime performance alle opere murarie, il lavoro dell’associazione si è evoluto, restando però fedele a un principio semplice: solo facendo rete si può davvero cambiare.
Ed è proprio la costruzione di alleanze – con artisti, collettivi, enti, festival e altre realtà culturali – uno dei tratti distintivi di Tre60Lab. Nel 2025, questa visione si è concretizzata in una rete di collaborazioni che ha coinvolto i comuni di Barcellona Pozzo di Gotto, Patti, Tortorici e altri ancora, dando vita a una nuova narrazione visiva della Sicilia.


Muralismo e arte pubblica: il segno che resta
Il linguaggio privilegiato da Tre60Lab è quello dell’arte urbana, in particolare il muralismo. Le pareti diventano superfici narrative, strumenti per raccontare storie, identità e trasformazioni. Ogni murale è un’opera corale, pensata con e per la comunità, che cambia il volto dei paesi e restituisce orgoglio e appartenenza.
“Non c’è solo pittura – racconta Gabriele Dodeci, uno dei fondatori -. L’associazione promuove anche performance, installazioni e azioni artistiche site-specific, sempre in dialogo con il contesto. Non si tratta di abbellire, ma di attivare lo spazio pubblico come luogo di incontro, riflessione e futuro condiviso.
L’obiettivo è riscoprire e valorizzare le nostre origini, creando legami autentici con il territorio, costruendo una comunità coesa.”
Negli eventi si percepisce una gioia consapevole, quella che nasce dal fare insieme. Dai bambini agli anziani, il lavoro dell’associazione muove davvero tutti. Fra le associazioni coinvolte “Cannistrà” di Barcellona Pozzo di Gotto con il festival “Nto Menzu a na Strata” , il “Collettivo Umana” di Patti con “Umana Festival, i ragazzi dell’associazione siciliana “Giovani Oricensi” con l’evento “Nte Vaneddi i Turturici è Arte” e “Borgo in Musica” anch’essa a San Marco d’Alunzio. Da lontano, il borgo si trasforma in un quadro vivo, con i colori e l’energia a fare da tela.
Il Festival Radica: radicarsi per rinascere
Uno dei momenti più intensi dell’anno è il Festival Radica, rassegna estiva che trasforma il borgo in un palcoscenico a cielo aperto. Ogni edizione è un intreccio di spettacoli, concerti, incontri, laboratori e pratiche artistiche contemporanee, pensate per radicarsi nel presente e immaginare il futuro.
“Il nome Radica – spiega Alessandro Arena, parte integrante del collettivo – dice molto:
è un invito a restare, a coltivare i legami con la terra e con gli altri, a non fuggire, ma a trasformare quello che si ha”.
Radica non è solo un evento culturale, ma un rito collettivo di rigenerazione territoriale.
Nel luglio 2025, il festival ha coinvolto artisti, performer e attivisti provenienti da tutta Italia e ha attirato centinaia di visitatori. Ma soprattutto ha confermato che, anche in piccoli paesi dell’entroterra, si può fare cultura di qualità, coinvolgente e accessibile, senza cedere al folklore né alla spettacolarizzazione.


L’approccio è orizzontale, ecologico e intersezionale. Ogni progetto nasce da un ascolto profondo dei bisogni del territorio e si sviluppa con la partecipazione diretta degli abitanti. I giovani non sono solo destinatari, ma co-autori del cambiamento.
Un modello che parla a tutta l’isola
Nel dibattito pubblico si parla spesso di “ripopolare i borghi”, “salvare l’entroterra” o “valorizzare il Sud”, ma raramente si raccontano le esperienze che davvero stanno riuscendo in questa impresa.
Tre60Lab è una di queste: un’associazione siciliana che, senza proclami, costruisce reti, visioni e futuro, dove altri vedono solo passato.
“Il merito più grande? Aver dimostrato che darsi una mano è fondamentale, che solo attraverso l’unione si possono mettere in moto energie autentiche, capaci di restituire dignità ai luoghi e a chi li abita”, spiega Marika Calamungi.
Una Sicilia che cambia dal basso, giorno dopo giorno, con l’arte come bussola e la collaborazione come motore. Tre60Lab punta alla rigenerazione culturale e sociale, trasformando spazi inerti in luoghi vivi e condivisi.
Negli eventi si percepisce gioia e consapevolezza che solo “facendo insieme” si può davvero cambiare. Dai bambini agli anziani, il lavoro dell’associazione muove davvero tutti e, da lontano, sembra di ammirare un quadro, sullo sfondo dei borghi siciliani.


In un’epoca in cui le grandi città attraggono talenti e investimenti, Tre60Lab sceglie la periferia, la marginalità, e la trasforma in laboratorio di creatività e inclusione. Un modello che merita attenzione, supporto e soprattutto imitazione.
In una regione spesso raccontata solo per le sue ferite, Tre60Lab rappresenta una storia di resistenza creativa. È la dimostrazione che le periferie – dalla Sicilia al Piemonte – non sono margini, ma spazi potenziali di rigenerazione.
E che cambiare si può, a partire dalle radici.
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