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Home L'altrove

Il Cammino di San Nilo, 100 km tra i borghi del Cilento

Il Cammino di San Nilo è un sentiero di oltre 100 km che attraversa gran parte della parte bassa del Cilento, in Campania, partendo da Sapri ed arrivando a Palinuro. Lo abbiamo percorso e ve lo raccontiamo nel dettaglio

di Vincenzo Sorrentino
3 Giugno 2025
in L'altrove
Tempo di Lettura: 7 mins read
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Il Cammino di San Nilo - credits: V. Sorrentino

Il Cammino di San Nilo - credits: V. Sorrentino

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reportage di Vincenzo Sorrentino – Il Cammino di San Nilo appartiene alla categoria dei Cammini Bizantini ed è intestato a San Nilo in quanto segue le tracce di questo monaco bizantino vissuto nel X secolo.

Partito dal suo paese natio, Rossano in Calabria, San Nilo ha viaggiato fino a Grottaferrata, nei castelli romani, dove ancora oggi c’è una importante chiesa a lui dedicata, percorrendo questo sentiero per attraversare il territorio del Cilento che è quello attualmente che copre la parte più meridionale della provincia di Salerno in Campania.

Il sentiero inizia e finisce in paesi di mare, ma si sviluppa prevalentemente in aree interne, attraversando piccoli borghi, eremi millenari, boschi secolari, mulattiere e terreni ancora oggi utilizzati per il pascolo. E’ diviso in 8 tappe anche se i camminatori esperti possono a completarlo anche in minor tempo, accorpando o allungando alcune tappe.

Il Cammino viene percorso ogni anno da migliaia di turisti, sia italiani che stranieri, soprattutto tedeschi.

E’ stata un’esperienza impegnativa, resa più pesante anche da condizioni meteo spesso sfavorevoli, ma molto piacevole e, direi, arricchente, che ci ha consentito di vedere panorami mozzafiato e di conoscere meravigliosi angoli del Cilento interno.

1^ tappa: da Sapri a Torraca (10,1 km)

Il Cammino parte da Sapri, che è l’ultimo paese della provincia di Salerno ai confini con la Basilicata, reso noto dalla spedizione dei 300 guidati da Carlo Pisacane che, alcuni anni prima dell’impresa dei 1000, provarono a liberare il sud dal giogo borbonico per realizzare il sogno dell’Italia unita.

Siamo partiti dall’antico quartiere della Marinella, da cui abbiamo preso una lunga salita che, tra pietre e gradoni, radure e pozze d’acqua ci ha portati fino agli oltre 400 metri di Torraca offrendoci una spettacolare vista dall’alto della baia di Sapri.

vista da Sapri
vista da Sapri – credits: V.Sorrentino

A Torraca siamo arrivati, purtroppo, sotto una pioggia insistente che non ci ha impedito, comunque, di visitare il paese che ospita un imponente castello baronale e che ha dato i Natali alla fine del 1800 ad un importante pittore figurativo, Biagio Mercadante, i cui quadri abbelliscono le vie e le piazze del borgo.

2^ tappa: da Torraca a Casaletto Spartano (14,9 Km)

Anche questa tappa è iniziata con una bella salita che ci ha offerto delle splendide vedute del golfo di Policastro fino alla Calabria e ci ha portati fino a “le Caselle”, un piccolo gruppo di case ancora oggi abitate da poche famiglie di pastori.

Da lì abbiamo iniziato, assistiti da un tiepido sole, una leggera ma lunga discesa che ci ha portati prima a Battaglia, dove abbiamo avuto modo di ammirare il palazzo baronale della famiglia Gallotti, e poi all’oasi dei Capelli di Venere, alle porte di Casaletto Spartano.

L’Oasi dei Capelli di Venere è un posto magico in cui il fiume Bussento ed il suo affluente, il Bussentino, disegnano scenari di spettacolare bellezza caratterizzati da piccoli laghi e sottili cascate da cui il nome “capelli di Venere”. Nell’oasi c’è anche un vecchio mulino ed un vecchio ponte normanno in pietra, oltre ai più recenti ponti di legno costruiti per consentire la fruizione del sito.

credits: V.Sorrentino

3^ tappa: da Casaletto Spartano a Morigerati (10,2 km)

Questa tappa inizia con una discesa tra i vicoli della parte bassa del paese che, dopo poche centinaia di metri, ci ha immessI in un antico acciottolato che arriva fin sotto Tortorella, uno dei borghi che si incontrano lungo il sentiero. Ovviamente abbiamo deciso di affrontare la salita che conduce al paese e ne è valsa la pena. Appena entrati in paese ci siamo trovati al cospetto del Palazzo Carafa, molto bello e ben tenuto, simbolo di un importante passato. Oggi, però, come molti altri borghi non solo del sud Italia, dà l’idea di un paese fantasma con vicoli e strade vuote e case piene di cartelli “vendesi” o “affittasi”.

Tracce di vita le abbiamo trovate solo nella piazzetta centrale dove, prendendo un caffè al bar, abbiamo appreso che oggi vi abitano stabilmente meno di 300 persone ma che d’estate, invece, la popolazione aumenta sensibilmente per il ritorno dei tanti emigranti ma anche per i sempre più numerosi turisti.

Il cammino verso Morigerati è stato, purtroppo, funestato da una forte pioggia ed è stato un vero peccato perché non ci ha consentito di apprezzare in pieno il percorso che è molto agevole e attraversa un’ampia radura, un fitto bosco e piccoli ruscelli.

4^ tappa da Morigerati a Caselle in Pittari (9,8 km)

Morigerati è uno dei borghi più belli del Cilento e d’estate ospita diverse belle manifestazioni a sfondo culturale. Il paese è sede di un’oasi naturistica del WWF e di uno dei primi musei della cultura contadina. Ciò che ha catturato il nostro interesse all’inizio del cammino è stato un imponente albero di gelso che ci ha dato l’opportunità di fare una colazione supplementare.

Il percorso verso Caselle in Pittari non è facile ma è tra i più belli di tutto il cammino, impreziosito dall’Eremo di San Michele, che si incontra a pochi chilometri dalla fine, che rende assolutamente obbligatoria una lunga sosta per godere della pace e del panorama.

credits: V.Sorrentino

5^ tappa da Caselle in Pittari a Rofrano (16,7 Km)

Quella che conduce da Caselle in Pittari a Rofrano è una delle tappe più lunghe ma anche delle più agevoli in quanto il dislivello è minimo ed il sentiero sempre abbastanza largo. E’ quella che, in ciclismo, viene definita “tappa di trasferimento” in quanto consente di passare dal golfo di Policastro e dalle acque del Bussento al comprensorio dell’alto Mingardo, un altro importante fiume del Cilento, che comprende i quattro comuni di Rofrano, Laurito, Montano ed Alfano.

A Rofrano non abbiamo potuto fare a meno di andare “da Cono” , una trattoria rurale in cui sembra che il tempo si sia fermato, dove abbiamo mangiato pasta fatta in casa con farina di castagne e agnello al forno con patate, allietati dalle canzoni popolari cilentane cantate da Cono, accompagnate dal suo organetto.

Da Cono – credits: V.Sorrentino

6^ tappa da Rofrano a Montano Antilia (11,9 Km)

Rofrano è uno dei paesi più ricchi d’acqua, per la presenza del Torrente Faraone e di altri corsi d’acqua che alimentano l’acquedotto locale e danno da bere alla maggior parte dei paesi della zona.

Per questo, lungo il percorso abbiamo dovuto guadare molti corsi d’acqua ed abbiamo trovato diverse fontane, la più importante delle quali alle porte di Laurito, la fonte dell’Acqua Laina, la cui acqua ha un grande valore diuretico.

A Laurito abbiamo, inoltre, fatto una prolungata sosta per ammirare gli affreschi ben conservati nella chiesa di San Filippo che risalgono alla fine del XV secolo e descrivono vari episodi della religione cristiana.

credits: V.Sorrentino

7^ tappa da Montano Antilia a San Mauro la Bruca (22,8 km)

Questa è la tappa più lunga del Cammino e noi abbiamo deciso di accorciarla rinunciando alla deviazione per Massicelle, che peraltro è opzionale, per cui ci siamo risparmiati 5 o 6 Km.

Usciti da Montano Antilia si raggiunge, tra strada asfaltata e viottoli di campagna, il paese di Futani da cui inizia una bella salita che porta fino al borgo di Cuccaro Vetere. Qui abbiamo fatto una lunga sosta, sia per riprenderci dalla salita, sia perché il paese è molto bello e ben tenuto. Ne abbiamo approfittato per fare la spesa per la cena e, ben rifocillati, abbiamo ripreso il cammino che ci ha riservato diverse belle sorprese.

La prima è stata il borgo medievale di Eremiti, una frazione di Futani, molto piccolo ma altrettanto suggestivo, che ospita una mostra-museo itinerante dedicata a Francesco Chirico, un figlio di questo paese, che partito per la seconda guerra mondiale è morto nella battaglia navale di Capo Matapan in Grecia che fece ben 2303 vittime.

Francesco, poco prima di morire, scrisse un biglietto con queste parole “ …prego signori date mie notizie alla mia cara mamma mentre io muoio per la Patria, marinaio Chirico Francesco di Eremiti/Futani” che fu messo in una bottiglia lanciata in mare e fu poi ripescata 12 anni dopo nelle acque della Sardegna.

La mostra comprende anche la foto scattata alla madre (il padre nel frattempo era morto) nel preciso momento in cui legge il messaggio del figlio morto in guerra.

credits: V.Sorrentino

Dopo Eremiti abbiamo incontrato l’Abbazia di Santa Cecilia e la chiesa di San Nazario dove si narra che San Nilo si sia fermato per resistere alle tentazioni che rischiavano di mettere in crisi la sua vocazione.

8^ tappa da San Mauro la Bruca a Palinuro (15,1 Km)

L’ultima tappa è abbastanza agevole, anche se caratterizzata da diversi saliscendi. Lungo il percorso non abbiamo incontrato posti da visitare ma, dalla metà in poi, abbiamo sempre goduto di una vista mare spettacolare da Punta Licosa a Capo Palinuro.

credits: V.Sorrentino

Dopo circa 4 ore di cammino siamo arrivati a Palinuro che, come noto, deve il suo nome al nocchiero di Enea che, secondo il racconto di Virgilio, è caduto in mare dalla nave tradito dal Dio del Sonno e morto proprio da queste parti.

Tra le cose che più colpiscono:

– i colori: soprattutto il verde che è il colore dominante che si presenta con una miriade di gradazioni, sempre molto brillanti anche per la ricca presenza di acqua;

– il calore e l’ospitalità delle persone: quando ci incontravano ci salutavano (una abitudine molto diffusa in questi paesi a prescindere dal Cammino) e ci hanno anche invitati a casa loro per riposare o prendere un aperitivo;

– l’arredo urbano: uno immagina che questi paesi, con pochi abitanti, versino in uno stato di abbandono mentre invece si presentano molto bene, con buone infrastrutture e con un arredo urbano ben curato;

– la ricchezza dei luoghi: non in senso economico ma in senso di bellezze naturali, di monumenti e aree di interesse, di spazi per la meditazione e la rigenerazione fisica e mentale.

Buon cammino a chi, magari incuriosito dalla lettura di questo articolo, vorrà provarci.


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Vincenzo Sorrentino

Vincenzo Sorrentino

Cilentano di nascita, romano di adozione e cittadino del mondo per vocazione. Dopo la laurea ed un Master in economia, ho collaborato con alcune testate locali prima di indirizzare la mia attività in ambito aziendale. Ho lavorato per oltre 40 anni in diverse aziende industriali e di servizi, ricoprendo ruoli manageriali. A gennaio 2025 sono andato in pensione e posso, quindi, dedicare più tempo ai miei interessi personali che comprendono: la corsa, i viaggi, la lettura, la musica, la scrittura ed il volontariato. Scrivo su B-Hop perché ne condivido l'ispirazione e i valori, e sono molto contento di essere entrato a far parte della squadra.

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