Acquista i Gadget
SOSTIENI B-HOP
martedì, Agosto 25, 2026
B-Hop Magazine
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti
SOSTIENI B-HOP.IT
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
B-Hop Magazine
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
Home Belle notizie in viaggio

Dove la steppa incontra il mare scomparso. Viaggio tra Mangystau e il Lago d’Aral

Viaggio dalle scogliere bianche del Kazakistan alle rive fantasma dell’Uzbekistan, tra canyon lunari, petrolio, memoria sovietica e tentativi di rinascita.

di Erika Mattio
26 Settembre 2025
in Belle notizie in viaggio
Tempo di Lettura: 4 mins read
52 3
A A
Fra Kazakistan e Uzbekistan: il futuro dell'Asia Centrale. Foto Erika Mattio

Fra Kazakistan e Uzbekistan: il futuro dell'Asia Centrale. Foto Erika Mattio

Condividi su FacebookCondividi su Twitter

reportage di Erika Mattio – C’è una regione del mondo in cui il vento racconta storie di deserti, petrolio e mari svaniti. È l’Asia Centrale, là dove il Kazakistan e l’Uzbekistan si stringono attorno al Mar Caspio e al fantasma del Lago d’Aral.

Viaggiare qui significa confrontarsi con l’infinito: steppe senza confini, canyon scolpiti dal tempo, relitti di navi adagiate sulla sabbia. Un viaggio dal Mangystau a Moynaq, tra vita da campo e città industriali, per portare a casa il silenzio e la forza di una terra che resiste.

Mangystau: la steppa che respira petrolio

La partenza per questo viaggio alla ricerca dell’infinito è stata da Aktau, porto kazako sul Mar Caspio. Da lì, la strada taglia una regione fatta di calcare e sale, canyon come Boszhira e valli di rocce sferiche che sembrano meteoriti piovuti da un altro pianeta. La vita da campo qui è più necessità che scelta: distanze immense, villaggi radi, acqua preziosa. La notte, il cielo si apre come un oceano di stelle, e il vento diventa compagno costante.

L'immensità del Mangystau e la forza geologica della terra. Foto Erika Mattio
L’immensità del Mangystau e la forza geologica della terra. Foto Erika Mattio

Il Mangystau è una terra di contrasti: sotto la sabbia dormono petrolio, gas e uranio; sopra, carovane moderne di oleodotti e infrastrutture tracciano nuove Vie della Seta verso Russia, Cina ed Europa. A Zhanaozen, le proteste operaie del 2011 hanno lasciato ferite ancora aperte, mentre il governo promette sviluppo e diversificazione economica. Ma qui il tempo è lento: i cammelli pascolano, i pastori si spostano, i mausolei rupestri vegliano sulle notti fredde.

Il mare tramutato in polvere: il Lago d’Aral fra Kazakistan e Uzbekistan

Poche centinaia di chilometri a sud, oltre il confine uzbeko, la steppa incontra la memoria di un mare scomparso. Moynaq, un tempo porto vivo, oggi è un avamposto sospeso. Le navi riposano su sabbia salata, come scheletri metallici di un’era in cui l’acqua dettava il ritmo della vita. Qui l’URSS decise di deviare i fiumi Amu Darya e Syr Darya per alimentare immense piantagioni di cotone. Il risultato fu catastrofico: il quarto lago più grande del mondo si è ritirato di decine di chilometri, lasciando in eredità polveri tossiche, raccolti compromessi e comunità ferite.

Il vento solleva sale e pesticidi accumulati per decenni: una miscela che viaggia per centinaia di chilometri, compromettendo la salute delle popolazioni locali e contaminando le falde. Sulle dune, un tempo isole, restano tracce di esperimenti militari e promesse infrante. Lì dove un tempo pescatori partivano all’alba, oggi si cammina tra conchiglie secche e cespugli spersi.

Memoria e geopolitica

Nel cuore di Moynaq, un piccolo museo custodisce fotografie, mappe e strumenti da pesca: un archivio austero che sembra non bastare a contenere la tragedia. Dalle sue finestre si apre una steppa infinita, come se la memoria stessa fosse evaporata insieme all’acqua. Un monumento essenziale ricorda l’Aral, ma la vera commemorazione è il silenzio.

Il Lago di Aral. Disastro ecologico fra Kazakistan e Uzbekistan. Foto Erika Mattio
Il Lago di Aral. Disastro ecologico fra Kazakistan e Uzbekistan. Foto Erika Mattio

Oggi, la questione è ancora politica. L’Uzbekistan punta il dito contro la gestione idrica a monte, in Kazakistan, ma la radice è sovietica: un piano produttivo che antepose il PIL all’ecosistema. Eppure, sul lato kazako, un segnale di speranza: la diga Kok-Aral ha salvato parte del piccolo Aral settentrionale, riportando acqua e pesce in città che pensavano di aver perso il loro mare per sempre. È una rinascita parziale, ma reale.

Un corridoio tra passato e futuro

Il Mangystau e l’Aral raccontano lo stesso paradosso: una terra che vale per ciò che contiene, petrolio, gas, acqua, ma che chiede rispetto per ciò che perde: silenzio, biodiversità, memoria. Tra questi due poli, si muove il futuro dell’Asia Centrale: sviluppo energetico, turismo in crescita, tentativi di recupero ecologico.

Le stelle del Kazakistan. Foto Erika Mattio
Le stelle del Kazakistan. Foto Erika Mattio

Il viaggiatore che attraversa queste regioni incontra un tempo diverso, un tempo che ti chiede di fermarti. Sia davanti ai canyon bianchi di Mangystau, sia tra le carcasse delle navi di Moynaq, il senso è lo stesso: l’infinito non è qualcosa che si conquista, è qualcosa che si abita.

L’insegnamento dell’infinito

Lasciate queste terre, ci si porta dietro polvere sullo zaino e un pensiero semplice: qui non si viene per scattare foto, ma per imparare a respirare. L’infinito del Mangystau ti insegna a essere piccolo senza sentirti perso; il vuoto dell’Aral ti ricorda che ogni mare può sparire, ma anche che ogni errore può lasciare spazio a un ritorno, seppur lento, fragile, precario.


Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui

Condividi87Tweet54Condividi15CondividiInviaInvia
Erika Mattio

Erika Mattio

Antropologa, archeologa e scrittrice. Nata nel 1989 nelle vallate cuneesi, mi sono trasferita per lavoro nella laguna veneziana, dove, fra moeche e barche a remi mi occupo di scavi archeologici e giornalismo. Ho studiato in Iran e mi sono dottorata a Madrid. La scrittura è il mezzo per unire ciò che la geografia separa. Raccolgo storie e suoni da porti, deserti, discariche e città invisibili. Mi muovo tra scavi archeologici e rotte contemporanee, inseguendo le tracce dell’umano tra passato e presente. Il mio sguardo è etnografico, il mio passo lento, il mio taccuino sempre aperto. Scrivo su B-Hop perché credo in un giornalismo che scava, ascolta e restituisce complessità con cura.

Articoli Correlati

credits: P. Caiffa

La felicità di Elena? Da commessa ad allevatrice di pecore e mucche

11 Ottobre 2024
Alice e Albertina Boni

Alice e Albertina, le “donne dei funghi” della Val Vigezzo

4 Ottobre 2024

Animali dipinti sui sassi, così Federica ha trasformato la sua passione in lavoro

2 Ottobre 2024
Vittorina Prina del Consorzio Erba bona

Vittorina, pioniera delle erbe officinali: “Così creiamo occupazione per le donne”

27 Settembre 2024
Prossimo Articolo

Giulia Buson compie 106 anni: la maestra di Pianoro record di longevità

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati

Iscriviti alla Newsletter

Articoli recenti

  • Calcio di Strada, alla riscoperta del gioco nei cortili e nelle piazze
  • Il museo del giocattolo povero di Massicelle
  • La vendetta dell’impepata di cozze
  • Finalmente in vacanza!
  • Oltre il test di gravidanza: il cambiamento della coppia senza l’ansia da controllo

Podcast

Sostieni B-Hop.it

B-hop magazine è una testata giornalistica con autorizzazione del Tribunale civile di Roma n. 179 del 25 ottobre 2018.

Direttrice responsabile: Patrizia Caiffa
ISSN 2724-2528

__________

Associazione di promozione sociale B-hop

Sede legale: via G.Angelini 16 00149 Roma

CF. 97975180585

Privacy Policy e Cookie Policy

B-Hop Magazine è la testata giornalistica delle belle notizie: sulle nostre pagine troverai storie vere, belle ed emozionanti e notizie che fanno riflettere per portare bellezza e consapevolezza nelle tue giornate
Leggi la mission di B-Hop

__________

Tutti gli articoli pubblicati da B-hop magazine sono originali e tutelati dal diritto d’autore. Per chiedere l’autorizzazione alla pubblicazione contattare info@b-hop.it e citare l’autore con link interattivo alla fonte (B-Hop magazine – www.b-hop.it)

Iscriviti alla Newsletter

Partner

Copyright © 2022 B-hop webmagazine. Tutti i diritti riservati

  • Chi siamo
  • Rubriche
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti

Copyright © 2022 B-hop webmagazine. Tutti i diritti riservati

SOSTIENI B-HOP
ACQUISTA I GADGET