di Patrizia Caiffa (da Santa Maria Maggiore, Val Vigezzo) – Albertina e Alice sono zia e nipote, fungiat della Val Vigezzo, in Piemonte. Fungiat, nel dialetto locale, è chi raccoglie funghi. Le donne che li vendono in strada sono le feman di funcs (donne dei funghi). In estate raccolgono e vendono anche i mirtilli, mentre la vendita di funghi si protrae fino all’autunno.
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In questi periodi esplorano al mattino presto, oppure la sera, i boschi alla scoperta di porcini e cantarelli nei luoghi segreti che conoscono. Poi si mettono in strada, nel delizioso paesino di Santa Maria Maggiore (provincia di Verbano-Cusio-Ossola), per proporli a turisti e passanti. Spesso le donne indossano il costume tradizionale vigezzino.
Le incontriamo a casa loro, appesa sull’alto di una collina da cui si vede un panorama unico e sorprendente sui tetti grigi di pietra beola e sarizzo di Santa Maggiore.


Albertina ha chiesto alla nipote di indossare il bell’abito vigezzino, cucito a mano, con tratti in comune che però variano da famiglia a famiglia a seconda delle stoffe utilizzate: canapa, lana, lino, seta, cotone, raso, velluto. Le donne lo indossavano già alla fine del ‘700 ma sopravvive ancora per le occasioni speciali, tramandato di generazione in generazione.
Quello di Alice, 37 anni, è una versione estiva a fiorellini bianchi e rosa su sfondo nero, con un alto corpetto nero molto femminile. Indossa anche le vigezzine, scarpe tradizionali prodotte dal cugino Oreste, figlio di Albertina, che sta per lanciare il brand nel fashion di lusso.
Dopo le escursioni nei boschi, insieme o separatamente, zia e nipote aprono i loro tavolini lungo la strada, in località Lanterna, ed espongono i frutti delle loro camminate nei boschi. Albertina ha il tesserino per vendere solo i porcini, Alice anche i Cantharellus cibarius (chiamati anche cantarelli, finferli o galletti a seconda delle zone; nel dialetto locale persighitt). Vengono esposti in bella vista su piatti di cucina. Anche il prezzo (circa 10/12 euro) è a piatto, non si può vendere a etti o chili.


Qual è il segreto per trovare i funghi?
“Andare sempre nei posti dove li abbiamo già trovati, perché nel terreno rimane la radice. Noi conosciamo a memoria i luoghi ed evitiamo quelli più pericolosi.
– spiega Albertina a B-Hop magazine -. Succede spesso che qualcuno cada nei boschi e deve essere salvato dal soccorso alpino. Una volta ci è capitato di trovare una persona in un burrone, con un cagnolino”.
Se la raccolta è stata fruttuosa i fungiat o le feman di funcs portano porcini e cantarelli dal micologo della Asl Vco (Verbania-Cusio-Ossola) a Domodossola, che li esamina per verificare che non ce ne siano alcuni tossici. In questo modo è assolutamente garantita la commestibilità.
In zona il riferimento è Dimitri Gioffi, micologo da 26 anni e docente nei corsi per micologi della regione Liguria/Piemonte.
“Chiamiamo fungiat anche i fungaioli varesotti e i milanesi che vengono nei nostri boschi – precisa Gioffi a B-Hop -. La cosa divertente e curiosa è che le feman di funcs vendono anche con i fungiat che non trovano niente. Comprano da loro i funghi per poi vantarsi a casa che li hanno trovati”.
Il micologo timbra la cassetta e così si può passare alla vendita. “Una volta certificati possiamo venderli in un apposito punto in strada indicato dal comune – aggiunge Alice -. Per raccogliere i funghi serve un tesserino, per la vendita occorre frequentare un corso, con esami finali.
Il bello del mio lavoro è poter trascorrere molto tempo all’aria aperta, nei boschi, e aver la soddisfazione di trovare i funghi”.
Non a caso Alice ha appena concluso un corso per diventare guida escursionistica ambientale e accompagnerà persone e gruppi in trekking diurni o notturni nelle Valli Ossolane o per fare sci alpino.


La zia Albertina intanto torna in casa per riprendere l’occupazione quotidiana: cucire sacchetti e rifiniture sul velluto delle scarpe vigezzine prodotte dal figlio. Ma questa sarà un’altra storia.
- Questo reportage rientra nel progetto “Belle notizie in viaggio: alla scoperta delle donne artigiane e imprenditrici che mantengono in vita antichi mestieri“, patrocinato dalla Fondazione Cariplo.





















