reportage di Daniele Poto – L’immagine reale della Turchia attuale non corrisponde affatto allo stereotipo che ci siamo costruiti a distanza.
Una nazione che per superficie è tre volte l’Italia ti abbacina con le sue distanze e con le sue contraddizioni. Quelle che, a esempio, hanno portato in piazza due milioni di abitanti di Istanbul per protestare contro la politica di Erdogan e in particolare per l’arresto del sindaco di una delle città più popolose del mondo.


Attraversando il Bosforo, appunto a Instanbul, ti può capitare di passare dall’Europa all’Asia e viceversa per tre quattro volte al giorno. Se la capitale politica e amministrative è Ankara devi prendere atto che a Istanbul vivono venti milioni di persone e che in Turchia almeno otto città hanno una popolazione che supera quella di Roma.
Se noi ci stupiamo quando le cifre ufficiose ci narrano la presenza di mezzo milione di persone a Piazza San Giovanni a Roma, per quell’evento contestativo turco di cui si è detto è sceso in piazza (e che grande piazza!) un universo quasi pari alla popolazione di Roma.


E’ facile accorgersi che all’interno dell’economia turca, il fondamento base è il pagamento in nero. L’Italia a tal riguardo ti può apparire una nazione persino virtuosa. In nove giorni di viaggio siamo riusciti a racimolare solo un paio di smilze ricevute. Anche pagamenti importanti vengono effettuati in contanti e sulla parola o sulla base di quelle trattative che tanto piacciono in questa larga parte del mondo.
I negozianti sembrano quasi offendersi se non tratti per l’acquisto di un tappeto.
Così ti vengono brividi e dubbi quando uno di questi – meravigliosamente di seta – parte da un prezzo base di 4.500 euro e poi si vede proposto a 1.600 con uno sconto da brividi che ti fa ovviamente contemplare l’idea che anche con quel ribasso i margini di guadagno per il negoziante siano comunque enormi.
Ma non è la metafora di quanto avviene nel mondo occidentale con i saldi? Pensateci bene. Al turista generoso e ingenuo può capitare che una corsa di venti minuti, con la rituale fila all’ingresso dei ponti (sono 5 in tutta Instanbul, fondamentali nodi di smistamento) possa costare cento euro. Regna la trattativa e se non la sviluppi a priori rischi la dilapidazione delle tue sostanze.


La Turchia ti meraviglia e stupisce anche per quanto contiene del mondo cristiano. Tra le peregrinazioni conclusive di un lungo percorso di Maria Vergine, per gli infiniti viaggi di Paolo di Tarso, per le basi teologiche del cristianesimo impiantate con il primo Concilio di Nicea del 325, sotto l’egida dello stesso Costantino, convertito e vincitore di Massenzio nella storica battaglia di Ponte Milvio.
Già, le scaturigini del nostro viaggio partono proprio da quel luogo e da quella data. Perché ricorre l’anniversario, 1700 anni precisamente dopo.
I Concili fissavano i principi base del culto debellando le eresie, la predicazione di Ario, la spinta centripeta che veniva da un Paese che oggi è integralmente musulmano ma che conserva belle testimonianze di fede cattolica. A Bursa sono ben otto le chiese che possono ospitare il rito cattolico, per un aggregato di circa cinquemila fedeli.


La Turchia ti aggredisce nelle periferie urbane con il suo contorno di grattacieli che nella skyline ti fanno pensare di essere negli Stati Uniti. Poi nelle moschee uomini e donne obbediscono ancora a diverse gerarchie. Ufficialmente non c’è contributo al culto musulmano ma Erdogan ha ribattezzato moschea Santa Sofia che era anche Chiesa e Museo, con uno di quei colpi di scena che lo tengono ancora in piedi strizzando l’occhio al suo fedele elettorato.
La Turchia ha un enorme vocazione turistica se occupa il rango di ottavo paese più visitato del mondo, graduatoria in cui l’Italia fa fatica a mantenere la sua posizione in un ideale G 7.
La ricetta è semplice: splendido mare praticabile con un caicco, una Istanbul che non finisce mai di stupirti, la Cappadocia con i suoi gioielli Goreme e Pamukkale, montagne altissime e reperti della civiltà ottomana, dervisci danzanti, escursioni in mongolfiera.
Qui puoi anche praticare una dieta ideale se sfuggi ai suoi dolcissimi dolci mangiando riso e pollo, evitando il carissimo vino di produzione locale.
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