di Giulia Segna (da Varzo) – “Tutti si lamentano che le cose non vanno ma in pochi si attivano per cambiarle”. Così racconta il suo cambio vita Elena Varetta, allevatrice coraggiosa e mamma felice di 28 anni.
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Faceva la commessa in un negozio a Varzo, paesino della provincia piemontese del Verbano-Cusio-Ossola. Poi, durante il lockdown, insieme al marito Luca, ha deciso di dare una svolta alla sua esistenza. “Abbiamo fatto una stagione per una famiglia che faceva formaggio in Svizzera, eravamo attratti da quel tipo di vita e volevamo sperimentarci in qualcosa di nuovo. Ce ne siamo innamorati, quindi ho lasciato il mio vecchio lavoro e abbiamo avviato questa nostra attività”.
Si riferisce all’allevamento di pecore naso nero del vallese e vacche grigio alpina e bruna alpina, razze perfette per la montagna ma non comuni nella zona, che attraverso questa impresa i ragazzi vogliono tutelare. Il guadagno principale proviene dalla vendita di alcuni esemplari. Le pecore rientrano nella categoria degli animali “ornamentali”, ovvero di compagnia o per le fattorie didattiche. Le mucche, invece, sono richieste per la duplice attitudine del latte e della carne. D’inverno le tengono nella cascina di Varzo, d’estate nell’alpeggio di Selvanera. Sono animali amati e felici.


La cascina è un ex allevamento di polli, dotata di 5000 metri di terreno, ristrutturata negli anni ’70 e acquistata da loro qualche anno fa. “La proprietaria era una signora che vive a Milano da tempo e quando le è arrivata voce che una coppia del posto cercava un luogo simile per avviare un’impresa ci ha contattati. L’abbiamo comprata per 100.000€, un vero affare”.
Mentre camminiamo nei prati verdi della tenuta, notiamo un muretto in pietra che costeggia un sentiero. “E’ di origine romana – ci spiegano – e quello era un percorso turistico che conduceva ad una piccola cappella. Era completamente ricoperto dai rovi ma da quando siamo arrivati noi, nell’arco di tre anni, l’abbiamo ripulito. Anzi, le pecore lo hanno fatto, mangiando l’erba”.
Questo tipo di giardinaggio ecologico è in gran voga nella zona. Elena e Luca ci confermano di volerlo rendere un vero e proprio business: prestare le proprie pecore per tenere pulite le aree erbose, non solo per una questione di decoro ma anche di sicurezza, minimizzando il rischio incendi. Parallelamente a questa attività, la coppia vorrebbe anche sistemare una parte della cascina e renderla un B&B, favorendo così un turismo slow, esperienziale e connesso al territorio.
Aida, la loro figlia, ha 3 anni. La vediamo sgambettare allegra intorno a noi mentre raccoglie i fiori e ci osserva incuriosita. “E’ una bambina libera – afferma con orgoglio mamma Elena – gioca con qualsiasi cosa trovi per terra. Pietre, pigne, rametti. Non mi chiede mai il cellulare per giocare e non divento matta a intrattenerla come fanno tante altre mie amiche con i figli”.
Trascorrono tanto tempo insieme, ed è proprio questo che le piace del suo nuovo lavoro. “L’ideale – prosegue – sarebbe poter riunire la famiglia a pranzo e a cena, chiacchierando intorno al tavolo, senza televisione”. Al momento può farlo con Aida, perché Luca lavora come ragnista (conducente di macchine come escavatori) pendolare in Svizzera, ma appena deciderà di lasciare questo impiego, potranno coronare il loro sogno.


Propongono di salire all’alpeggio per presentarci i loro animali. Accettiamo con entusiasmo ignorando che la strada è semi sterrata, piena di curve a gomito e massi da evitare all’ultimo secondo. Comunque, ne vale la pena: il paesaggio a 1300 metri d’altitudine è mozzafiato. Siamo circondati da boschi verdi e montagne appuntite, l’aria è decisamente più fresca, il cielo azzurrissimo e il frastuono dei campanacci al collo degli ovini e dei bovini, rende allegra l’atmosfera.
“Raramente prendo la macchina per arrivare in alpeggio – fa Elena – spesso salgo a piedi, certe volte con Aida in braccio.
Non è sempre facile, soprattutto con il caldo estivo e con la neve d’inverno, ma va fatto, gli animali hanno bisogno di essere seguiti quotidianamente”.


Elena e Luca sembrano davvero soddisfatti di aver scelto questo stile di vita. “I nostri genitori ci danno dei pazzi – concludono – e non tutti gli amici riescono a capirci, ma dagli anziani del posto riceviamo tanto sostegno, sono stupiti che due giovani vogliano dedicarsi a questo stile di allevamento. E, soprattutto, stiamo trasformando in realtà quello che sognavamo per il nostro futuro”.
- Questo reportage rientra nel progetto “Belle notizie in viaggio: alla scoperta delle donne artigiane e imprenditrici che mantengono in vita antichi mestieri“, patrocinato dalla Fondazione Cariplo.
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