di Patrizia Caiffa (da Crodo) – Una nuvola di profumi di lavanda, origano, rosmarino, camomilla, timo, melissa, genepì e altre piante officinali avvolge i sensi di chi si avvicina all’ingresso del Consorzio Erba Böna. Siamo nel paesino di Crodo nella Valle Antigorio, provincia di Verbanio-Cusio-Ossola, Piemonte. La pioniera di questa storia di donne, erbe officinali e valorizzazione del territorio è Vittorina Prina.
Occhi azzurri brillanti e vivaci, su un viso brunito dal sole di montagna. Sprigiona amore per il suo lavoro, che porta avanti con estrema passione e dedizione da quasi venticinque anni: la coltivazione bio, trasformazione e commercializzazione delle erbe officinali delle Valli Ossolane.


Il consorzio è costituito da 16 socie, in maggioranza donne, che coltivano le erbe officinali in appezzamenti di terreno che altrimenti sarebbero stati abbandonati. Hanno solo una dipendente. I campi sono sparsi tra le Alpi Lepontine, dalla Val Formazza fino al lago Maggiore. Ogni anno producono dai 7 ai 10 quintali di 20 tipi di erbe diverse, che diventano poi tisane, amari, creme per il viso e per il corpo, saponi, unguenti, oleoliti, cuscini con il fieno. Tutto rigorosamente biologico.
“Il nostro intento è recuperare i terreni abbandonati e creare occupazione per le donne che vivono in montagna
– spiega Vittorina a B-Hop magazine -. È vero che da qui si può andare a lavorare in Svizzera e guadagnare 5/ 6000 franchi al mese, ma è una vita durissima. Bisogna alzarsi alle 5 di mattina e viaggiare in treno quattro ore al giorno. In questo modo invece le donne riescono ad avere un incentivo e a conciliare lavoro e famiglia”.
Vittorina ha trascorso la sua infanzia e giovinezza nell’azienda agricola del padre.
“Andavo a pascolare le mucche, mi piaceva leggere ed ero curiosa di conoscere le erbe”.
Si è sposata ed ha avuto tre figli. Uno di loro non è più su questa terra. “Perdere un figlio è innaturale. In momenti di dolore così grande anche la fede zoppica. Allora la passione diventa una salvezza. Per questo dico sempre ai ragazzi di coltivare la loro passione, qualunque essa sia”.
Certo, aggiunge, “ci sono giornate in cui tocchi il cielo con un dito e altre difficili, pesanti come uno zaino di legna verde”. Lo dice in dialetto, precisando a chi vive in città che la legna verde pesa di più.


Ci guida attraverso il giardino dove accoglie gli studenti delle scuole e i turisti per raccontare la storia e le proprietà delle varie erbe officinali e il processo di trasformazione. Il consorzio è diventato tale grazie ad un progetto europeo che ha fornito alle donne formazione e macchinari. È anche una fattoria didattica regionale. I loro prodotti sono anche certificati come integratori dal Ministero della Salute.
Vittorina narra, ad esempio, il mito greco di Achille, che ha curato i suoi soldati con l’Achillea, potente antinfiammatorio. Spiega come tagliare la salvia (“si chiama così perché è una pianta salvifica”), il rosmarino o la lavanda, perché crescano più forti l’anno successivo. Alcune aiuole mostrano le piante usate per ogni tisana con il marchio Erba Böna. C’è perfino un piccolo appezzamento di stelle alpine coltivate, pianta rara protetta, primo ingrediente di una morbida crema idratante. C’è la calendula per la pelle, con le sue margherite arancioni. L’iperico giallo, utile per ustioni e scottature.


Le erbe vengono coltivate da ogni donna che aderisce al consorzio e poi portate qui per essere pesate e acquistate. “Abbiamo un disciplinare interno per cui l’erba deve essere asciutta e raccolta nel giusto tempo balsamico. Se non è buona sono costretta ad abbassare il prezzo”, precisa.
“Abbiamo tanti problemi a causa del cambiamento climatico: è troppo caldo”.
Una donna si avvicina e mostra i guai che ha appena fatto alla melissa la popilia, un insettino verde che divora tutte le foglie. “Appena arriva la popilia bisogna subito raccogliere le erbe, altrimenti distruggono l’intera coltivazione”.
È il tempo della raccolta, che dura da maggio ad ottobre. Guidandoci all’interno dell’ex mensa della vicina centrale Enel – che sembra una antica cattedrale – Vittorina illustra il processo di essiccazione, in una stanza con temperatura costante a 26 gradi e profumi ancora più esaltanti.


Le erbe rimangono in questa stanza per un periodo che può variare dai tre ai quindici giorni (nel caso delle radici, come la genziana), vengono rimescolate con i guanti due volte al giorno, passate per una defogliatrice per separare fiori e stelo (“ma la mano delle donne serve sempre”), poi racchiuse in sacchi bianchi in attesa delle analisi di conformità.
“Spediamo i sacchi a Milano e aspettiamo un mese prima che tornino. Per avere il marchio bio serve molto lavoro e molti soldi”.


Nei periodi prenatalizi invece c’è molto da fare per confezionare i prodotti e spedire ai rivenditori oppure per le vendite on line tramite sito.
La visita si conclude nel piccolo spaccio, odoroso di erbe appese sul soffitto. C’è la tisana per le donne, con tre erbe che aiutano durante i dolori mestruali o in menopausa; quella rilassante o energizzante. Vittorina ne ha perfino inventata una dedicata alla nipote Bianca, che ha 7 anni.
“Ora vorrei tanto trovare una donna giovane che mi spinga fuori dalla porta e mi dica: vai a fare la nonna!
Ma ho difficoltà a trovare giovani che vogliano prendersi delle responsabilità e mi sostituiscano. Io non sono Wonder Woman”.
Conclude confidando la sua età – 71 anni – e sottolineando di essere orgogliosamente capace “di usare Google Meet”.
- Questo reportage rientra nel progetto “Belle notizie in viaggio. Alla scoperta delle donne nell’artigianato e negli antichi mestieri”, con il patrocinio della Fondazione Cariplo.





















