di Patrizia Caiffa – È la città delle tragedie greche davanti al sole che tramonta sul mare. Dell’isola di Ortigia e il mito della ninfa Aretusa. Della Neapolis e delle latomie come l’Orecchio di Dioniso e la sua eco. La città della luce e della festa di Santa Lucia. Siracusa non smette di ammaliare i visitatori che la incontrano nei loro viaggi alla scoperta della Sicilia orientale e ha ogni volta tante storie e luoghi affascinanti da mostrare.
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Oggi la città moderna conta nemmeno 120 mila abitanti, una piccola provincia. Ma per secoli, durante la presenza greca, è stata una delle città più potenti del Mediterraneo antico, rivale di Atene, temuta da Cartagine, capitale militare e culturale della Sicilia greca. Una delle più grandi e influenti città dell’antichità.
Qui la storia non è una linea retta ma una stratificazione visibile, come ci racconta la storica dell’arte Floriana Carrivale, che ci fa da guida preparata e appassionata.
Tutto ha inizio a Ortigia
Tutto comincia nell’isola di Ortigia, “U Scoddiu”, lo scoglio, come lo chiamano da queste parti. È qui che nel 734 a.C. arrivano i Greci di Corinto (mentre i Calcidesi fondano Catania, Lentini, Naxos).
“Scelgono Siracusa per una ragione semplice e geniale: due porti naturali, il Porto Grande e il Porto Piccolo. Una scelta che cambia la storia”, spiega Floriana.
Ortigia è uno dei luoghi abitati ininterrottamente da oltre 2500 anni. Intorno crescono i quartieri della Siracusa antica: cinque in tutto, tra cui la Neapolis, cuore monumentale della città.
Il secolo d’oro e la guerra che decide il destino
Nel V secolo a.C. Siracusa vive il suo momento aureo. È potente, espansiva, guidata da tiranni come Dionisio il Vecchio, che costruisce 27 km di mura: una delle fortificazioni più imponenti del mondo antico. Una città quasi imprendibile: la popolazione poteva rifugiarsi a Ortigia se tutto il resto cadeva sotto gli attacchi dei nemici.
Atene lo sa bene. La spedizione ateniese (415–413 a.C.) è uno dei più grandi errori strategici della storia: due anni di guerra, l’ultima battaglia nel Porto Grande, la disfatta totale. I prigionieri ateniesi finiscono nelle latomie, cave di pietra trasformate in luoghi di morte. Cicerone dirà che da lì era impossibile fuggire.
Il teatro scavato nella roccia
Il Teatro Greco di Siracusa non è solo il più grande della Grecia d’Occidente: è l’unico vero teatro greco d’Italia interamente scavato nella roccia, nel colle Temenite. Creato nel VI secolo a.C., ampliato nel III, poteva ospitare fino a 17.000 spettatori. “I greci scavavano nella roccia, mentre i romani costruivano”, precisa la nostra guida.


Qui non si assisteva solo agli spettacoli: qui si decideva. Politica, alleanze, esercizi di retorica. Oggi vediamo solo una parte della cavea: mancano i gradini superiori, crollati o riutilizzati nei secoli. Sopra, un tempo, c’era un loggiato coperto. I buchi nella roccia? Non sono scenografie ma tombe ad arcosolio. In questa zona c’era un acquedotto, perfino un mulino attivo fino al XVI secolo.
Latomie: quando le cave diventano prigione
La Latomia del Paradiso era una cava, per i Greci. Per i vinti, un inferno. Pareti alte fino a 40 metri, otto latomie collegate, un dedalo di roccia porosa. Oggi alcune parti sono a cielo aperto per via dei terremoti che hanno fatto crollare le parti sommitali.
L’Orecchio di Dionisio è diventato leggendario per l’eco moltiplicato sei volte. Il nome glielo dà Caravaggio nel Seicento: immagina il tiranno che ascolta i complotti dei prigionieri. “Storia suggestiva, ma falsa: durante la guerra Dionisio era troppo giovane”, puntualizza la guida. Resta però l’effetto acustico, reale e inquietante. Orde di turisti da terre lontane si divertono a sperimentarne la particolarità. Una giapponese si lancia in un canto lirico ammaliante.


I poveri prigionieri, che vivevano poco per le terribili condizioni di detenzione e l’ambiente insalubre, estraevano la pietra dall’alto verso il basso, con cunei di legno bagnati che, gonfiandosi, spaccavano la roccia. Sopra, la città. Sotto, l’orrido abisso.
Romani, Bizantini, il mito
Con i Romani, la Sicilia diventa granaio dell’Impero. I latifondi crescono, le città si ridimensionano. Siracusa resta importante: per un breve periodo, nel VII secolo, diventa capitale dell’Impero romano d’Oriente sotto l’imperatore bizantino Costante II.
Gli Arabi provano undici volte a conquistarla. Falliscono. Prendono Palermo, che diventa capitale. Siracusa perde centralità e si restringe di nuovo a Ortigia. Ma lascia in eredità piante, agrumi, seta, acqua. La Fonte Aretusa – acqua dolce sul mare a Ortigia, con papiri affacciati sul mare – è ancora lì.


Prende il nome dalla ninfa Aretusa, che inseguita dal dio fluviale Alfeo, chiese aiuto alla dea Artemide per sfuggirgli. Artemide la trasformò in una fonte d’acqua dolce sull’isola di Ortigia mentre Alfeo, per ricongiungersi a lei, divenne un fiume sotterraneo che attraversa il mar Ionio per raggiungerla. Acque dolci e salate si mischiano in un luogo di miti.
I templi romani
A Ortigia tutto si trasforma. Il Tempio di Apollo, arcaico e monolitico, firmato dall’architetto Cleomede, diventa chiesa, poi moschea, poi di nuovo chiesa. La parete sud conserva un arco ogivale arabo-normanno dell’XI–XII secolo. Il Tempio di Atena è stato costruito dopo la vittoria sui Cartaginesi nel 480 a.C. (lo stesso giorno della battaglia di Salamina). Le 13 colonne doriche sono ancora lì, inglobate nelle pareti. Un edificio che vive da 2500 anni.


Barocco, Caravaggio e Santa Lucia
Il terremoto del 1693 distrugge l’80% della Sicilia sud-orientale. Siracusa rinasce e adotta lo stile tardo barocco. Piazza Duomo diventa una mandorla di pietra, uno spazio teatrale perfetto. Intorno: il Palazzo municipale, il Palazzo Beneventano del Bosco, la facciata ondulata della cattedrale.


Siracusa è luce e acqua. Non a caso la sua santa è Lucia.
Lucia muore nel 304 d.C. Le leggende si moltiplicano: il rogo che non brucia, il pugnale alla gola (versione latina), la decapitazione (versione greca). Spesso santa Lucia viene rappresentata con gli occhi in mano, perché si narra che le siano stati strappati gli occhi. Ma Floriana Carravale ci svela una notizia poco conosciuta:
“E’ una fake news medievale, legata simbolicamente alla festa della luce del 13 dicembre”.
Caravaggio arriva a Siracusa in fuga, terrorizzato perché lo stanno cercando per aver ucciso un uomo. Dipinge il Seppellimento di Santa Lucia: un quadro cupo, scavato nella terra, con un possibile autoritratto dell’artista tra i presenti. Qui lascia il segno, come ovunque passi.


Sotto la città ci sono cave, sopra ci sono mercati che sembrano suk di città maghrebine, vicoli labirintici come una kasbah. E poi il mare. Il lungomare Alfeo, al tramonto da Ortigia, è uno dei più belli della Sicilia orientale, dove di solito il sole muore dietro l’Etna, dalla parte opposta al mare.
La luce cade lenta al tramonto, a trasmettere la magia di questa città e di questa terra.
Per una visita di Siracusa, Catania e di interessanti realtà solidali del territorio il tour operator di viaggi etici e solidali Eventi Nomadi insieme al partner siciliano My Travel Experience, propongono da quest’anno l’itinerario “Voci e volti della Sicilia orientale”.
Instagram: Eventi Nomadi; My Travel Experience
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