di Patrizia Caiffa – Il sole sta per tramontare dolcemente sui Monti Iblei in una giornata di cielo terso. Siamo nel terreno gestito dalla cooperativa sociale L’arcolaio che opera nel carcere maschile di Cavadonna a Siracusa. Da qui il vulcano Etna, la muntagna che domina tutta la Sicilia orientale, non si vede. Ma la sua presenza di fuoco si avverte ovunque con una potente vibrazione energetica che entusiasma gli animi.
L’immersione nella natura e nei profumi delle erbe aromatiche è totale. Uno scenario in parte addomesticato dall’uomo, con i classici muretti in pietra lavica e le trazzere, strade naturali usate dai pastori per portare al pascolo le pecore.
Alcune zone sono lasciate selvagge, con alte piante di finocchietto che liberano i loro semi al vento. In altre ci sono coltivazioni di lavanda, timo, origano, salvia, cisto, terebinto, che si usa per il collutorio e l’olio ed è la pianta madre per innestare il pistacchio.


E’ questo un progetto di agricoltura sociale che offre formazione e lavoro a giovani migranti, ex detenuti e altre persone fragili. Uno dei tanti della cooperativa L’Arcolaio, nata nel 2003 da un pioniere visionario, Giovanni Romano, avviando un panificio che utilizzava grani antichi siciliani nel carcere di Siracusa. Ma la panificazione era complessa perché i prodotti andavano consumati subito, quindi si è deciso di passare alla pasticceria.
Attualmente la cooperativa realizza oltre 40 prodotti dolci e salati – tra cui pasta di mandorle, mandorle tostate, salate, pralinate, agrumi canditi, pesti di finocchietto selvatico, mandorle, sali aromatizzati, ortaggi essiccati – e sacchetti di erbe aromatiche bio, che raggiungono tutta Europa e vengono venduti a marchi famosi. Fattura almeno 800.000 euro l’anno e dà lavoro a 14 soci lavoratori. I marchi sono conosciuti perché li troviamo anche nei negozi bio o del commercio equo, nelle grandi catene: tra questi ricordiamo “Dolci evasioni”, “Frutti degli Iblei”.


L’oasi didattica nei Monti Iblei accoglie visitatori da tutto il mondo. “Stiamo cercando di rendere fruibile questa attività anche ad ospiti esterni, con visite guidate e degustazioni”, racconta a B-Hop Salvo Corso, socio e vicepresidente della Cooperativa L’arcolaio.
Un paio di giovani del sovraffollato istituto penitenziario Cavadonna di Siracusa – accoglie 700 persone ma la capienza effettiva sarebbe di 550 – vengono qui ad aiutare nella coltivazione delle erbe aromatiche. Nel laboratorio di pasticceria in carcere lavorano invece 10 persone. Negli anni vi sono passate 500/600 persone.
“Per chi fa esperienza con noi il tasso di recidiva si abbassa al 5% Ora con il progetto ‘Jail to job’ puntiamo allo 0%”, dice soddisfatto.


“Jail to job” è un percorso di inclusione socio-lavorativa per 540 detenuti, con l’obiettivo di arrivare a 180 contrattualizzazioni in tre anni. E’ promosso dalla cooperativa sociale Rigenerazioni Onlus di Palermo, con la cooperativa Lazzarelle di Napoli ed il sostegno della Fondazione San Zeno. Coinvolge gli istituti penitenziari Ucciardone di Palermo, Cavadonna di Siracusa, le carceri di Noto, Augusta e Pagliarelli Lorusso e Secondigliano.


La casa e il terreno di 130.000 metri quadrati per la coltivazione delle erbe officinali sono stati dati in comodato d’uso dalla curia di Siracusa, che ora ha deciso di metterlo in vendita e non si sa quali decisioni verranno prese. La cooperativa collabora con la diocesi anche per un progetto di inserimento lavorativo in agricoltura e ha inoltre acquistato un terreno di fronte al carcere per costruire un nuovo laboratorio più grande, di 600 metri quadri, entro luglio 2027.
Ci accompagna a visitare i campi profumati Giorgio Nichele, di Desenzano del Garda. Dieci anni fa si è trasferito in Sicilia e non l’ha più lasciata.
“Ho sempre lavorato con migranti e detenuti – dice -. Qui accogliamo anche ragazzi con esecuzioni penali esterne. Per loro
è una opportunità per potersi riscattare ma vanno accompagnati e presi per mano”.


Dopo la raccolta delle erbe si manda tutto in essiccazione in un laboratorio tra Canicattini e Siracusa, dove avviene anche la certificazione bio. “Se avessimo più acqua avremmo più produzione – precisa -. Stiamo anche sperimentando il fico di Palermo e il sommacco per fare il gomasio. E con l’Università di Catania stiamo pensando ad una coltivazione di olio di ricino”.
Nell’area didattica accolgono le scuole e spiegano ai ragazzi l’importanza della trasformazione della vita in natura. “I bambini vengono educati al riconoscimento delle erbe spontanee tramite l’olfatto” oppure a scoprire la food forest, ossia una foresta edibile con piante da frutto.


Nel quotidiano non mancano i problemi, come i furti delle attrezzature e gli incendi d’estate. Ma in alcune zone della Sicilia la società civile si auto organizza per dare una mano ai vigili del fuoco e ai forestali. “A giugno facciamo una aratura per circoscrivere il fuoco – spiega Nichele -. Facciamo parte di un gruppo Whatsapp con 150 persone e interveniamo con scope e zaini antincendio”.
Tante le storie di successo, come quella di Max, che ha lavorato qui da detenuto ed è stato responsabile della produzione in carcere: ora è diventato socio della cooperativa.
Le attività e i risultati positivi della cooperativa L’Arcolaio sono la dimostrazione concreta che il carcere, con l’aiuto del privato sociale, può assolvere al suo compito primario previsto dall’articolo 27 della Costituzione, ossia la “rieducazione del condannato per favorirne il reinserimento sociale, non la mera punizione”.
Per conoscere in prima persona questa e altre esperienze come la cooperativa Beppe Montana di Libera Terra a Lentini il tour operator di viaggi etici e solidali Eventi Nomadi insieme al partner siciliano My Travel Experience, lanciano a partire dal 2026 l’itinerario “Voci e volti della Sicilia orientale”.
Un viaggio affascinante e interessante tra Catania, Siracusa e Lentini.


Info su Instagram: Eventi Nomadi; My Travel Experience
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