di Luciana Scarcia * – In quel luogo di disperazione e abbandono che è il carcere in Italia oggi, che senso ha la metafora dell’ancora come simbolo di speranza, usata dal Papa nel discorso fatto alla popolazione detenuta di Rebibbia, il 26 dicembre, aprendo lì la seconda Porta Santa del Giubileo 2025?
Il senso è chiaro, non solo per il carcere ma anche per la società, per ciascuno di noi: si può ‘sbagliare’, procurare ferite alla collettività e pagarne il prezzo con la privazione della libertà, ma non si può venire privati del diritto alla speranza, della possibilità di cambiare il proprio percorso di vita quando questo è negativo.


Il carcere è un contenitore di “pesci piccoli”, poveri, stranieri, emarginati, e
potrebbe essere usato dalla politica come osservatorio dei mali della società, ma anche di ciò che serve per renderla più giusta;
e proprio verso questa direzione è orientata la luce accesa dalla visita del Papa.
Sarà in grado la politica di intenderla come un’opportunità? La realtà oggi sembra dominata da una tendenza repressiva e punitiva, ma la speranza è per tutti noi un dovere etico.
Narrare in carcere
Le parole del Papa hanno risvegliato in me la memoria e le emozioni dell’esperienza fatta nel polo penitenziario di Rebibbia per 13 anni, 2002 – 2015, come insegnante prima e volontaria poi, responsabile di un laboratorio di scrittura autobiografica.
La narrazione è un dispositivo che si attiva uscendo dall’ordinaria quotidianità; raccontare le proprie esperienze significa dare loro ordine e forma, scegliere ciò che è più importante, mettere a fuoco ciò che risuona come emozione più forte o evoca immagini più distinte, insomma ricercare la verità.
Costruendo insieme un clima di piccola comunità
abbiamo usato le parole per dare forma alla ricerca interiore, alla capacità di confrontarsi e sentirsi parte di una umanità più grande.
In questo clima di rispetto e curiosità, superando timori e diffidenze, il racconto di sé è stato lo strumento con cui delineare un percorso di accompagnamento verso un modo diverso di intendere la propria vita e prepararsi al rientro nella società**.
Sulla mia esperienza
A distanza di anni mi sono commossa al discorso del Papa e all’accoglienza da parte dei detenuti, mi sono chiesta se non avrei fatto bene a continuare quella esperienza. L’avevo interrotta perché a un certo punto avevo sentito che quello che facevo accompagnando i detenuti in un percorso di consapevolezza e crescita culturale non trovava più sponde all’esterno: mi riferisco a istituzioni e a personalità politiche; rimaneva fine a sé stesso perché la società era diventata più indifferente e ostile. E ho rivolto il mio volontariato agli immigrati.
Oggi, in un clima politico repressivo e autoritario si sono rafforzate indifferenza e ostilità: non si vuole vedere, meglio considerare immigrati, poveri, disadattati come una minaccia.
E intanto gli istituti penitenziari si riempiono di corpi ammassati.
I dati dell’ultimo rapporto di Antigone, pubblicati nel dicembre 2024, parlano chiaro:
– Numero detenuti: 62.153 per una capienza effettiva di 47.000.
– Tasso di affollamento medio: 132,6%, con una prevalenza di uomini giovani: 29 – 35 anni.
– Numero di suicidi: 88 dall’inizio di quest’anno.
Eppure da quei racconti scritti nell’auletta del laboratorio, ma anche da altre attività culturali condotte con continuità e serietà, come ad esempio il teatro, emerge un significato chiaro:
se si offre un’opportunità, ogni essere umano, anche chi ha commesso reati gravi, è predisposto a cercare ciò che è bene per sé e per chi si ama, riconsiderando i propri errori,
magari sì dandosi anche delle autogiustificazioni, ma comunque delineando strade nuove per cambiare.
* Luciana Scarcia, volontaria delle Associazioni: A Roma Insieme – Leda Colombini, prima e di Piùculture dopo
* * (I racconti sono stati raccolti in antologie e pubblicati: L’attesa. Racconti dal carcere, Herald Ed. 2004; Carcere e viaggio. Alfabeto e racconti di chi non può viaggiare, Ed. Bonanno 2006; Identità sospese. Storie di vita, luoghi e carcere, Herald Ed. 2007; Raccontare in carcere. Attimi che cambiano la vita, Sinnos Ed. 2008; L’umano e il suo rovescio, Sinnos Ed. 2009; Malgrado tutto, Sinnos Ed.2011; La dialettica debito / credito nelle relazioni umane, Sinnos 2014; Per caso o per scelta, Sinnos 2015)





















