di Daniele Poto – Il carcere dovrebbe essere il luogo consacrato alla rieducazione di cittadini che hanno infranto la legge. In realtà in Italia più che dI istituto di recupero sociale la dimensione attuale è quella di un terribile girone infernale.
Campo di concentramento o lager dove il crimine non viene redento ma alimentato vista la circolazione di droga, la liquidazione di conti tra gruppi mafiosi rivali, la contaminazione spesso corruttiva con le guardie carcerarie. E poi la terribile epidemia mortale.
Perché più di cento persone sono morte in carcere dall’inizio dell’anno.
Il conto dei suicidi ha superato quota 70 anche se rimane difficile distinguere questa casistica da quella delle cause naturali. Non mancano omicidi per regolamento di conti. Perché in carcere passa di tutto: droga e telefonini previo l’utilizzo mirato di droni.
Così il conto generale registra una morte ogni giorno e mezzo. L’incidenza dei morti sotto la voce generica “per altre cause” batte di poco quella dei suicidi dichiarati. Perché il carcere è un luogo di contenzione scomodo e
tutt’altro che didattico nonostante il tentativo di istradare i detenuti verso corsi di recupero professionale.


In carcere si sta stretti perché al 31 luglio 2024 l’anagrafe dei detenuti registrava 61.758 presenze su una capienza possibile di 50.911. Un overbooking che provoca promiscuità, contiguità, pericolosità sociale.
Una criticità di facile riscontrabilità è l’incidenza della detenzione per reati connessi alla droga. Una statistica che riguarda circa un 30% dei detenuti. Giusta la legge o troppo severa anche comparando l’indice percentuale rispetto ai detenuti per evasione fiscale o corruzione, per non parlare del cancellato abuso d’ufficio e relativo traffico d’influenze?
L’osservazione non è un automatico semaforo verde per la legalizzazione delle droghe leggere ma è lo spunto per una discussione.
Saranno tutti pusher o trafficanti gli spacciatori al momento reclusi in Italia? Il baluginare il miraggio di amnistie, indulti e condoni (il cosiddetto svuota-carceri) non è una ventata di ottimismo per chi è in carcere ma un incoraggiamento alla sedizione se la promessa non viene mantenuta.
Se è in dubbio la trattativa Stato-Mafia non c’è dubbio che la capacità di mediazione dei boss condannati al carcere duro è probante come ai tempi del terrorismo delle Brigate Rosse.
Per il sovraffollamento la ricetta sarebbe la costruzione di nuovi istituti di pena ma dagli anni ’90 nulla si è mosso.
Il carcere più ricettivo, quello romano di Rebibbia, può ospitare 1.400 detenuti. E siamo lontanissimi dai picchi degli Stati Uniti dove ci sono penitenziari da 18.000 presenze. Peraltro gli Stati Uniti sono il Paese al mondo con il più alto rapporto tra la popolazione e i reclusi.
Il Procuratore Capo di Napoli Nicola Gratteri, mancato Ministro della Giustizia per il veto dell’allora Presidente della Repubblica Napolitano, ha speso parole e ricette inascoltate per sanare i gravi disagi.
Perché in carcere muoiono e si suicidano anche gli agenti di custodia.
“Si sostiene che per la costruzione di un nuovo carcere occorrono sette anni. Ma se non si comincia… – ha detto Gratteri – A parte che sotto la mia personale esperienza in Calabria sono bastati quattro anni e mezzo…Se si vuole operare in più breve tempo basta varare padiglioni aggiuntivi per colmare il gap di 11.000 posti letto mancanti. E poi i tossicodipendenti dovrebbero essere ospitati dalle Comunità e non dal carcere se vi vuole realmente procedere al loro recupero. Inoltre in carcere, a parte i finti casi, ci sono centinaia di detenuti con problemi mentali che avrebbero bisogno di cure adeguate in ben diverse strutture. Occorrono convenzioni con le Asl senza ricorrere al falso miraggio dell’utilizzo delle caserme. Quelle lo Stato non le molla…La legge sulle confische dei beni ai mafiosi vistosamente non funziona. Sapeste quante ricche ville e parchi potrebbero essere recuperati alla causa…”.
Parole inascoltate perché, come leggete nell’attualità, la riforma Cartabia e quella Nordio perseguono altri capziosi e non essenziali obiettivi.





















