di Cristina Allodi – In una realtà lavorativa ci si può ritrovare a collaborare fra tre o anche quattro generazioni diverse, se si considera la classica separazione di 20-25 anni tra una e l’altra.
In realtà, oggi è più comunemente riconosciuta la suddivisione per fasce anagrafiche, accomunate dalla presunta appartenenza al medesimo contesto socio-culturale e dal conseguente stile di vita appreso negli anni giovanili, alla base dello sviluppo della forma-mentis:
- Boomers: nati dal 1946 al 1964
- Generazione X: nati dal 1965 al 1980
- Generazione Y (Millennials): nati dal 1981 al 1996
- Generazione Z (Centennials): nati dal 1997 al 2012
- Generazione Alpha: nati dal 2013 al 2024
Per ovvi motivi, non tutti gli appartenenti alle suddette fasce di età fanno attualmente parte della forza lavoro, ma, osservando tali suddivisioni, si può capire come il divario tra una generazione e la successiva si sia accorciato, passando dai 18 anni che intercorrono fra Boomers e Generazione X agli appena 11 anni fra Centennials e Alpha, evidenziando un criterio di differenziazione sempre più stringente.
Anche se tali classificazioni, basate sull’appartenenza a gruppi fin troppo eterogenei, restano opinabili e non da tutti condivise, è evidente che il restringimento del lasso di tempo tra una generazione e l’altra sia correlato alla introduzione delle nuove tecnologie digitali, che evolvono in tempi sempre più brevi.
La velocità dei cambiamenti apportati dall’utilizzo della rete internet si ripercuote sull’approccio al lavoro dei nativi digitali
I Millennials e i Centennials sono consapevoli che la loro formazione accademica non è un punto di arrivo, bensì il primo di tanti step da conseguire nella vita lavorativa, dal momento che le competenze acquisite divengono presto obsolete; ebbene, questa loro naturale predisposizione all’apprendimento di sempre nuove hard skills rappresenta un vantaggio a beneficio dell’intero gruppo di lavoro!


Chi ha dovuto apprendere l’utilizzo di internet in età adulta, quando il suo know-how era già strutturato, quali punti di forza aveva? Di sicuro, all’inizio faceva affidamento sull’esperienza di chi era in azienda già da molti anni, per poi consolidare le competenze acquisite grazie alla pratica e all’apprendimento diretto.
I cosiddetti Boomers hanno dovuto imparare strada facendo quello che non avevano studiato a scuola, divenendo esperti nel loro campo spesso senza possedere un titolo di studio adeguato; la loro capacità di adattamento è dimostrata dall’aver attraversato decenni di work-in-progress, essendo partiti sprovvisti di una preparazione tecnica di base. I più anziani in servizio non devono sentirsi minacciati o, peggio ancora, messi all’angolo dai neoassunti, i quali hanno il vantaggio oggettivo di aver conseguito titoli accademici specifici in tempi recenti, con relativo bagaglio di conoscenze più aggiornate.
Chi è nato intorno agli anni Novanta si era appena affacciato all’adolescenza quando già “smanettava” con i primi telefoni cellulari senza internet, per poi passare all’utilizzo dello smartphone, spesso dovendo anche lottare contro le reticenze dei genitori, i quali ancora non avevano intuito l’enorme impatto che i dispositivi wireless avrebbero avuto da lì a qualche anno; ovvio che i Millennials abbiano ora maggior dimestichezza con l’utilizzo delle nuove tecnologie, grazie ad appositi percorsi di studio o, comunque, avendo avuto modo di implementare le loro conoscenze informatiche molto più dei loro colleghi decani.
Collaborare fra generazioni diverse è, a tutti gli effetti, un valore aggiunto che avvantaggia l’intero team, se si considera che:
- La cooperazione è una grande opportunità a beneficio di tutto il gruppo
- La convergenza di obiettivi è arricchita dall’eterogeneità degli apporti dei singoli individui
- In una équipe di lavoro ognuno è tenuto a contribuire secondo la sua funzione
- Un team avrà tanto più successo quanto più saprà integrare le diverse competenze.


Non dimentichiamo che siamo diventati le persone che siamo oggi grazie a tutti coloro che hanno incrociato la loro vita con la nostra, per un breve incontro o per un lungo percorso fatto insieme
Siamo molto di più della somma di tutte le parti, ma tutto ciò che abbiamo assorbito dall’ambiente è riscontrabile in noi, in una sorta di perfetto e continuo scambio osmotico reciproco che ha permesso la nostra evoluzione.
La differenza di età deve essere considerata un’opportunità per la crescita professionale, perché abbattendo i pregiudizi dell’ageismo si possono accrescere le competenze trasversali – le cosiddette soft skills – essenziali nella vita lavorativa e, in generale, in tutte le situazioni in cui l’aggregazione è una condizione necessaria, nell’ottica dello sviluppo di ogni singolo individuo.
Collaborare con colleghi appartenenti a generazioni diverse, quindi, è indubbiamente una grande opportunità di crescita professionale; insieme si vince perché le singole forze si potenziano, ça va sans dire!


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