di Marianne Romani – Dibattere è un’arte. Le parole sono strumenti potenti, possono essere usate come armi, soprattutto quando consideriamo l’interlocutore come un nemico e imbrogliamo per vincere. In questo caso, può capitare di imbattersi nelle fallacie.
Le fallacie sono errori di costruzione del discorso. Non si vuole discutere realmente di un argomento, ma solo imporsi sulla persona con cui si sta avendo uno scambio. Detta in parole povere, si usano tattiche disoneste, talvolta volontariamente, talvolta inconsapevolmente.
Il vero palcoscenico di questi trucchi è il dibattito politico, ma non solo. Le fallacie compaiono spesso nella disinformazione online.
Conoscerle può aiutarci a riflettere criticamente su ciò che le persone dicono. Inoltre, conoscendole, possiamo evitare di usarle per comunicare le nostre idee.


Scopriamo quali sono le principali fallacie:
Argomento fantoccio: L’avversario sostituisce la tesi dell’interlocutore con un altro argomento per farla sembrare inaccettabile agli occhi del pubblico. Per raggiungere questo scopo, vengono attribuite all’altro parole che non ha mai detto.
Un esempio:
Persona A: Bisognerebbe ridurre gli investimenti in campo militare e aumentare gli investimenti nella ricerca.
Persona B: Tu vuoi lasciarci indifesi contro i nemici.
La persona A non ha mai detto di azzerare gli investimenti in capo militare né di voler rendere le persone indifese.
Appello alla persona: non si attacca la posizione dell’avversario, ma lo si scredita usando le sue caratteristiche fisiche, il carattere, esperienze passate o inserendolo in una categoria sociale. Dato che la persona ha la caratteristica x, quello che dice non deve essere preso in considerazione.
Questa tattica mira ad aggredire o deridere l’altro per provocarlo o diminuire la sua credibilità di fronte a un pubblico. L’attenzione si sposta quindi dal tema affrontato nella discussione al valore della persona.
Esempi:
Voglio mantenere la discussione su un piano di correttezza e non metto conto dei travagliati trascorsi giudiziari del nostro interlocutore.
Appello al popolo: si afferma che la propria tesi sia vera solo perché è appoggiata dalla maggioranza delle persone. Spesso chi usa questa fallacia inizia il discorso dicendo “Tutti sanno che…”, “È noto che…”
Esempio: Se la maggior parte delle persone è d’accordo con questa legge, allora dobbiamo accettarla senza criticarla.
Appello all’autorità: riferire l’opinione di una persona che non è competente sul tema affrontato. L’opinione di questa “falsa autorità” viene usata per zittire l’avversario e non sono forniti ulteriori argomenti a difesa della propria tesi. Vale anche quando si fa riferimento alla generica opinione di “esperti” senza citare nomi.
Esempio: L’attore XY sostiene che questa particolare dieta fa bene, quindi deve essere vero.
Falso dilemma: viene utilizzato per forzare una scelta presentando solo due soluzioni a un problema, quella desiderabile e quella indesiderabile, quando in realtà si potrebbero analizzare molte più sfumature della questione.
Esempio: “Siete contrari a questa liberalizzazione: proponete alternative a un mercato capitalistico? Voi volete instaurare un sistema sovietico!”
Fallacia dell’aneddoto: consiste nel citare un aneddoto personale per respingere tesi che sono supportate da dati scientifici e statistici. Un solo caso o una decina non possono confutare studi che ne considerano migliaia. Tuttavia, percepiamo l’aneddoto come più affidabile, in quanto più vicino alla nostra esperienza.
Esempio: Non è vero che il fumo fa male. Mio nonno ha sempre fumato e ha vissuto benissimo fino a novant’anni.


Le persone che usano le fallacie spesso non hanno voglia di cambiare posizione. Mettersi a discutere con loro, quindi, può rivelarsi una perdita di tempo.
Quando si riconosce una fallacia nel discorso dell’interlocutore, è importante smascherare il meccanismo usato dall’avversario, nominando la fallacia utilizzata per evidenziare la debolezza della logica del suo discorso. In questo modo, evitiamo di piegarci alla narrazione che vuole costruire.
Le fallacie navigano anche in rete: le fake news e i numerosi falsi esperti evidenziano come questo fenomeno sia sempre più ricorrente. Quando si vede una dichiarazione sui social media, sarebbe utile controllare l’esperienza dei professionisti che diffondono le informazioni, se li vogliamo citare a nostra volta. Tutti possiamo cascarci e, di conseguenza, possiamo migliorare il nostro senso critico.
La realtà è più complessa di come ci mostrano i dibattiti televisivi, ma comunicare la complessità richiede cura. Tutto parte dall’ascolto, ma a volte siamo così presi dai nostri pregiudizi sugli altri che non registriamo le parole che dicono davvero.
Una comunicazione efficace si fonda soprattutto sul rispetto dell’altra persona, anche se non condividiamo le sue opinioni. Anche nella sfida argomentativa, abbiamo la responsabilità di rimanere rispettosi e onesti.
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