di Roberta Beltrami* – La felicità…c’è chi la rincorre per una vita e chi, più semplicemente, impara a riconoscerla nei piccoli dettagli del quotidiano.
La felicità, quella vera, sembra in realtà avere meno a che fare con ciò che ci accade e molto di più con il modo in cui scegliamo di guardare noi stessi e ciò che abbiamo intorno.
Non è un caso che il Dalai Lama, ne “L’arte della felicità”, sostenga che il nostro benessere emotivo dipende soprattutto dalla prospettiva mentale:
“Spesso, il sentirci felici o infelici non dipende dalle condizioni della vita, ma da come percepiamo ciò che abbiamo”.
Apprezzare dunque, ciò che già si ha senza voler sempre ottenere e rincorrere qualcosa in più ci conduce ad un appagamento interno che sembrerebbe essere il vero antidoto all’infelicità.
Nella società attuale siamo costantemente esposti a modelli di successo e perfezione che ci spingono a credere di dover essere sempre “più vincenti”, “più realizzati”, “più felici”.
Tuttavia, fissare obiettivi troppo ambiziosi o aspettative irrealistiche su noi stessi o sugli altri finisce per generare l’effetto opposto: senso di inadeguatezza, bassa autostima e dunque infelicità autoprodotta.


Alcuni studi psicologici confermano però che cambiare prospettiva su noi stessi, sugli altri e su ciò che ci accade può modificare radicalmente il nostro livello di appagamento. Pensare, ad esempio, come le cose potrebbero andare peggio ci aiuta a rivalutare ciò che abbiamo e a sviluppare gratitudine.
Soffermarsi sui piccoli e sui grandi obiettivi raggiunti invece che volgere immediatamente lo sguardo sulla
prossima meta ci aiuta a riconoscere il valore di ciò che abbiamo conquistato.
La felicità, quella autentica, nasce proprio qui: nel
saper restare nel presente, apprezzando i passi fatti invece di inseguire continuamente quelli mancanti.
Spesso colleghiamo la felicità a traguardi futuri, convinti che un cambiamento di ruolo o un acquisto importante possano colmare il vuoto che sentiamo rendendoci felici.
La Felicità raramente arriva da ciò che manca. Nasce, piuttosto, dal riconoscere il valore del percorso intrapreso, dei progressi fatti e delle conquiste raggiunte.
Anche quando il risultato non è esattamente quello che sognavamo, imparare a guardarlo con gratitudine significa ridurre la distanza tra ciò che siamo e ciò che pensiamo di dover essere.
Ed è proprio in questo spazio che la felicità trova posto.


Il Dalai Lama ha ragione nel sostenere che “La felicità è uno stato mentale” che sta nella capacità di ridimensionare le aspettative, di apprezzare i piccoli traguardi, di sentirsi a posto con se stessi, anche quando non si è perfetti.
La bella notizia è che, come ogni stato mentale anche la Felicità può essere allenata. E ora tocca a te: inizia ad esercitare lo sguardo giusto, ogni giorno, da adesso!
*Specializzanda in Psicologia della Salute, Università La Sapienza di Roma.
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