di Daniele Poto – Se nella società italiana la parità di genere è un traguardo ancora lontano da raggiungere, nello sport la sua perfetta sublimazione sembra ormai dietro l’angolo. La prova arriva dai numeri del più eclatante evento sportivo del 2026: le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026.
Ascolta “Ai Giochi di Milano Cortina 2026 quasi raggiunta la parità di genere” su Spreaker.
Acclarato che la rappresentativa italiana sarà la più folta di sempre – grazie all’aumento delle medaglie in palio e al decisivo fattore campo – con 196 convocati si registra una quasi perfetta parità percentuale:
93 donne e 103 uomini, pari al 47% di presenza femminile, un dato mai raggiunto nelle edizioni precedenti,
e ancor meno ai Giochi di Torino 2006.
Si tratta di un risultato più che incoraggiante, capace di far quasi dimenticare le polemiche che stanno precedendo la manifestazione e che hanno gettato ombre sulla sua riuscita: la gaffe dei tedofori, scelti e utilizzati in modo discutibile (come la designazione di Boldi al posto di grandi campioni olimpici del fondo); le proteste degli ecologisti per il radicale disboscamento necessario alla realizzazione di impianti e spazi per il pubblico; l’esplosione dei costi, che rende oggi l’espressione “Olimpiade a costo zero” una semplice boutade.
Probabilmente lo sviluppo delle gare farà dimenticare tutto questo. Intanto, però, il traguardo delle pari opportunità conferisce un importante atout quantitativo alla spedizione azzurra.
Ma non finisce qui. Perché a questo progresso si accompagna anche un deciso salto di qualità.
Il bottino di podi femminili potrebbe infatti superare quello maschile, nonostante la lieve inferiorità numerica.


I conti si faranno alla fine, ma già l’andamento delle performance nell’Olimpiade estiva ha confermato una chiara tendenza al sorpasso, segnale di una palingenesi della società civile oltre che del mondo sportivo.
Nello sci alpino, i recenti progressi di Sofia Goggia le hanno fatto dimenticare un “dicembre nero”, riportandola sullo stesso piano di possibilità della coraggiosa rientrante Federica Brignone.
Da non sottovalutare anche Nicol Delago, ormai stabilmente nel mazzo delle favorite dopo il successo in una prova di Coppa del Mondo.
Nel gruppo delle veterane, la 35enne pattinatrice Arianna Fontana resta pienamente competitiva con le migliori. Nel biathlon, Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer, tra alti e bassi, hanno tutte le carte in regola per pescare il jolly di un successo olimpico.
La via al femminile nello sport italiano viene da lontano, grazie a pioniere come Seghi e Minuzzo, a capisaldi come Quario e Compagnoni, fino a icone come Di Centa e Belmondo.
Basi solide che raccontano un avanzamento complessivo. Non a caso, oggi, presidente del CIO è la giovane ex agonista Kirsty Coventry, numero uno di un mondo sportivo che si sta demascolinizzando e rinnovando anagraficamente.
La linea del progresso partecipativo è chiara e indiscutibile:
-
1904: solo 4% di atlete italiane;
-
Cortina 1956: 16,1%;
-
Sarajevo 1984: 21,7%;
-
Pechino 2022: 44,7%;
-
Milano Cortina 2026: quasi 47%.
Lo sport si è rinnovato anche grazie alla rimozione di vecchi tabù, come: la maratona femminile nell’atletica leggera; i 50 km di sci di fondo.
Si è scoperto che la resistenza femminile è spesso superiore, tanto che i primati mondiali maschili e femminili stanno progressivamente avvicinandosi.
Ha contribuito anche un importante codicillo normativo: una legge del 2018 impone almeno il 30% di quote femminili in ogni organizzazione sportiva.
Dove invece la parità fatica ancora ad affermarsi è nel potere delle federazioni sportive, tuttora saldamente in mano agli uomini.
Un segnale positivo arriva però dal CONI, dove sono comparse vicepresidenti donne come Diana Bianchedi e Silvia Salis.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















