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Home Se ne parla

Parigi 2024: trionfi azzurri paralimpici

di Massimo Lavena
11 Settembre 2024
in Se ne parla
Tempo di Lettura: 4 mins read
35 1
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Oney Tapia oro - CIP 2024

Oney Tapia oro - CIP 2024

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di Massimo Lavena – Sono passate 72 ore dalla chiusura dei Giochi Paralimpici di Parigi 2024 e possiamo dare una valutazione che vada oltre l’emozione, il giubilo, la commozione provate in questi intensi 11 giorni passati a goder dei trionfi e delle sconfitte dei 4.400 atleti paralimpici di tutto il Mondo.

Le sensazioni vissute davanti alle mirabolanti prestazioni nella piscina della Defense, sulla pista d’atletica dello Stade de France, nei giardini di Versailles, sotto la Torre Eiffel, nelle melmose acque della Senna sono sovrapposte a un senso di bella sazietà umana, come se ci si trovasse invitati a pranzo e ciò che ci vien ammannito sublimasse ogni più rosea aspettativa gastronomica.

Impossibile rimanere freddi davanti ai successi di campioni della vita, tra carrozzine, arti amputati, occhi bui, disturbi rari, dove la voglia di migliorarsi, di superarsi sempre, si accompagna alla continua ricerca di quel limite che è sempre lì, pronto per essere superato di un centimetro, di un centesimo di secondo.

E non c’è nessuna differenza in questo con gli atleti dei recenti Giochi Olimpici parigini: stessa voglia di competere, stessa voglia di vincere, di migliorarsi di andare sempre oltre.

Raimondi – CIP 2024

L’Italia mette nel carniere 71 medaglie (24 ori, 15 argenti, 32 bronzi), un successo sognato, che diviene record con due medaglie in più di Tokyo 2020: ma sono ben 10 quelle in più del metallo più pregiato.

Su tutti i campi da gioco gli Azzurri si sono distinti: prima pagina dedicata alle nostre torpedini, che hanno dominato il medagliere del nuoto con ben 37 medaglie. Tra loro per un simbolico tutti per uno, uno per tutti, citiamo la coppia nella vita Giulia Terzi – Stefano Raimondi, che arricchiscono la famiglia di 6 ori, un argento e 3 bronzi. E Giulia sei mesi fa ha partorito il loro primo figlio.

Rigivan Ganeshamoorthy ci ha regalato momenti di grande gioia e risate continue, lui romano di Dragona, rappresenta per l’Italia sportiva la più grande speranza per il domani.

Non si è fermato davanti alle molteplici malattie che lo tormentano, con la schiettezza di un ragazzo romano sfrontato che ride alla e della vita ha nuotato, ha tirato di scherma ed ora lancia il disco stabilendo tre primati mondiali di seguito.

Ha terminato la sua gara trionfale stremato, ha rinunciato al lancio del giavellotto perché il fisico non avrebbe retto, ed ha travolto tutta la nazione con la sua allegria e la sua spensierata schiettezza. “Rigi” ha ringraziato il suo amico vicino di casa che lo ha salutato alla partenza regalandogli il tricolore che lui ha sventolato allo Stade de France. Ha ringraziato in diretta la sua ragazza, Alice, che altrimenti lo avrebbe fatto nero con una sberla.

Ci ha reso orgogliosi di essere italiani, come tutti gli altri 140 atleti azzurri, che

a Parigi hanno spazzato via con lo sport preconcetti, ignoranza, pietismo facile.

Uomini e donne che domani, spente le luci dei riflettori, torneranno alle proprie vite, ai propri lavori, ma che speriamo vengano visti da tanti con occhi profondamente diversi.

Ganeshamoorty – CIP 2024

Hanno deciso di chiudere le loro carriere due grandi campionesse: Martina Caironi e Francesca Porcellato. Caironi termina la sua avventura sportiva regalando all’Italia il suo terzo oro nei 100 metri (dopo Londra e Rio), e un meraviglioso argento nel salto in lungo. Sono 7 le sue medaglie complessive in una carriera nella quale il suo sorriso, la sua voglia di essere colorata, travolgente, sempre combattiva anche nel dolore fisico l’ha resa sprone e stimolo per tante ragazze, come lei amputate, che oggi fanno sport e vincono.

Come Ambra Sabatini, oro a Tokyo e a Parigi caduta a pochi metri dal traguardo, che ha raccontato di avere iniziato vedendo Martina Caironi in televisione.

Caironi – CIP 2024

Francesca Porcellato, invece, ci fa entrare direttamente nella leggenda dello sport italiano e mondiale, non dello sport paralimpico, ma dello sport tout court: la “Rossa Volante” ha detto basta all’agonismo, lo ha detto nel giorno del suo 54mo compleanno, arrivando quarta nella gara di ciclismo handbike su strada.

Ha chiuso una carriera impressionante, fatta di atletica, sci di fondo, maratone e ciclismo su strada. Ha partecipato a 13 edizioni dei Giochi Paralimpici estivi e invernali da Seul 1988 a Parigi 2024, con 14 medaglie, di cui due d’oro.

Eppure la chiusura di Francesca Porcellato è stata resa triste non dalla sconfitta finale ma da come questa è maturata: le tre atlete (che potevano esserne figlie) che l’hanno preceduta salendo sul podio, hanno vinto sicuramente perché la loro classe di disabilità era inferiore rispetto a quella della Porcellato.

Meno disabilità vuol dire più performance fisica, avere l’uso degli addominali o una muscolatura maggiore nelle gambe, o avere una gamba rispetto a non averne fanno la loro grossa differenza prestazionale.

E Francesca Porcellato avrebbe meritato che la sua gara non fosse accorpata a quella di chi partiva già con un bel vantaggio fisico.

Non è stata l’unica atleta a subire questo trattamento, ma lei c’ha messo la faccia, ha sottolineato quello che è un grande problema dello sport paralimpico: per lo spettacolo, per la diffusione televisiva, si cerca la gara più competitiva, si mischiano le diverse categorie di disabilità, creando delle sperequazioni indubbie a vantaggio di un atleta rispetto a un altro con menomazioni e malattie più gravi.

Il problema che ha privato Francesca Porcellato, in alcuni casi ha premiato anche atleti italiani (nel nuoto ad esempio): rischia di diventare un problema di difficile gestione, qualora lo sport paralimpico si orientasse verso lo spettacolo sportivo che fa audience e non per la promozione della vita sportiva.

Le differenze di classe sono sostanziali per assicurare la equità della gara, dove a vincere siano persone con le medesime abilità.

Porcellato Oro Vancouver 2010 – Ilya K – Opera propria, CC BY-SA 3.0,

Chi non ha nessuna voglia di smettere è Assunta “Cannoncino” Legnante, che ha detto a tutti i tifosi ed ai suoi avversari soprattutto, che lei a Los Angeles nel 2028 ci sarà.

Una promessa e una minaccia concrete, da una atleta memorabile, che a 46 anni riesce a salire due volte sul podio, oro nel lancio del peso e argento nel lancio del disco. “Cannoncino” da cieca dotata di una immensa dose di autoironia, ha detto che vuole andare a Los Angeles perché lei non l’ha mai vista e anche se non la vedrà neanche stavolta, sarà sul prato dello stadio olimpico della città degli angeli per gareggiare e vincere.

Legnante – CIP 2024

Gli atleti paralimpici ora sono rientrati a casa: il loro esempio di sportivi che non si fermano davanti a niente dovrebbe ispirare le istituzioni a rimuovere gli ostacoli che ogni giorno sono costretti ad affrontare in una gara senza medaglie.

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Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.

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