di Valerio Carbone – L’attesa viene troppo spesso associata all’impazienza. Stiamo sempre aspettando qualcosa e siamo già proiettati verso di esso: un viaggio che sognavamo da tempo, l’arrivo dell’agognato weekend per rilassarci e staccare un po’, un’uscita con gli amici storici che non vediamo da un secolo, un concerto che sarà l’evento dell’anno, un’uscita galante, la fatidica offerta migliore di lavoro… Tante volte, però, quando finalmente raggiungiamo questa meta, la magia, di colpo, sparisce (Non sempre, fortunatamente).
Forse è vero che «la vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando attraverso l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia». Le parole di Schopenhauer ci appaiono estremamente spietate, sebbene affascinino a distanza di secoli.
Questo perché l’oscillazione tra il dolore (o meglio il dispiacere, l’ansia o le piccole tristezze), il piacere e la noia caratterizzano più di un nostro stato quotidiano.


Nel 1971, Brickman e Campbell hanno definito questo processo “oscillativo” adattamento edonico: perché gli esseri umani, tra una cosa e l’altra, tendono sempre a ritornare a un livello stabile di benessere (ognuno ha infatti il proprio), dopo essere passati per eventi positivi o negativi.
È un processo di abituazione, utile alla sopravvivenza (e poco alla soddisfazione).
A livello neuro-scientifico, l’oscillazione può essere spiegata attraverso il meccanismo dopaminergico della soddisfazione-ricompensa che, più facilmente viene rilasciata nell’anticipazione di qualcosa, piuttosto che nell’ottenimento di qualcosa di specifico (anche Leopardi, si direbbe, conosceva a menadito questo meccanismo mentre scriveva della dolcezza di un sabato di attesa in un villaggio che si preparava alla domenica di festa).
Molto dipende, come visto, da questo neurotrasmettitore fondamentale per la nostra salute psicologica e mentale, una sorta di “messaggero chimico” che consente ai neuroni di comunicare tra di loro.
La dopamina è nota come “neurotrasmettitore del piacere” (in quanto viene rilasciata nell’organismo nel momento in cui proviamo sensazioni piacevoli). Tra i fattori che innescano questo meccanismo di piacevolezza ci possono essere, ad esempio, l’ascolto della musica o la meditazione, ma possono favorirlo anche la consumazione del piatto preferito o la visione di un film.
In questi casi la dopamina è secreta assieme a un altro neurotrasmettitore capace di mantenere la soddisfazione più a lungo: la serotonina. Alte concentrazioni di dopamina e serotonina nell’organismo possono infatti arrivare a determinare stati emotivi di euforia e felicità, che come conseguenza possono portare a una maggiore motivazione e più elevati livelli di concentrazione.
La dopamina è però legata anche ai meccanismi di mera ricompensa per cui è in grado di rafforzare quelle che sono le esperienze piacevoli del momento (per tale ragione svolge un ruolo nelle dipendenze e nelle sindromi compulsive, come quelle nello shopping o il gioco d’azzardo, in cui la ricerca dello stimolo-risposta la fa da padrona).


Vivere bene l’attesa significa sradicare la noia che si presenta tra un evento e un altro (tra uno stimolo e quello seguente) dall’impazienza e dal rilascio massivo della dopamina. Non è semplice disabituarci al contrario, poiché tutto intorno a noi ci spinge a desiderare incessantemente, a spostarsi da un desiderio all’altro, da un’attesa all’altra, senza imparare mai a godere dell’attimo. Quando gli stimoli esterni sono pochi o pari a zero tendiamo infatti a metterci in moto alla ricerca di qualcosa capace di attivarci.
La società contemporanea è caratterizzata dal consumismo, dall’abuso dei social media e, dunque, dall’abbondanza degli stimoli. Questo ci spinge a non fermarci mai, a cercare continuamente esperienze su esperienze.
Molte delle esperienze che si vivono, però, non si colgono a pieno proprio perché siamo abituati ad attraversarle nella soddisfazione passeggera di una scarica di dopamina, senza essere mai soddisfatti a livello duraturo e profondo.
L’unico modo per sopravvivere a tutto questo è non lasciare che gli eventi ci attraversino, ma rimanendo saldi e presenti a noi stessi per viverli pienamente. Il vero dono è il presente, come diceva qualcuno.
Un atteggiamento di maggiore gratitudine ci invita a spostare l’attenzione su ciò che abbiamo adesso (essere cioè consapevoli di ciò che sta accadendo nel momento preciso in cui sta accadendo) anziché concentrarsi su ciò che ancora ci manca e che dobbiamo “necessariamente” raggiungere.
Per imparare a cogliere una soddisfazione più duratura e profonda occorre quindi alimentare la gratitudine. Ma per fare questo occorre un altro passaggio preliminare: prendere contatto con la propria noia e imparare a conviverci, a starci.


La mindfulness ci insegna lentamente ad affrontare la noia e a riscoprire la gratitudine. Lo possiamo fare ogni giorno.
Ecco tre piccoli esercizi di consapevolezza sul tempo presente sempre “a portata di mano”:
- Ogni sera scrivi almeno tre cose di cui essere grati per la giornata appena trascorsa. Diffida degli eventi straordinari, basta anche qualcosa di molto più piccolo. Anche un buon caffè conta.
- Imposta cinque sveglie casuali sul tuo smartphone spalmate lungo il corso della giornata. Non appena il cellulare suona, fermati un attimo: Cos’è che stai facendo? Nota qualcosa di bello attorno a te? Sicuro che proprio non ce n’è? Il cielo, un profumo, una persona? Affina i tuoi sensi, vivi quel momento al cento per cento. Di’ grazie per questo.
- Affronta la noia con una meditazione informale, ovvero: non vivere nell’attesa impaziente del futuro ma cogli sempre il momento presente. Prendi qualche istante per concentrarti sui tuoi sensi, diventando consapevole dell’ambiente e nota: 5 cose che vedi, 4 cose che puoi toccare, 3 suoni che percepisci, 2 odori che senti, un sapore. C’è qualcosa di piacevole per cui dire grazie?
Praticare atteggiamenti di gratitudine, rimanere nel vuoto generativo della noia, aiuta a mantenere un senso di apprezzamento di ciò che si possiede.
Riconoscere ciò che si ha, vivendo il momento presente senza essere costantemente proiettati verso il futuro, verso ciò che faremo domani, dopodomani, nel weekend o fra un anno, ci insegna a essere soddisfatti ora e a più lungo termine. Questo è ciò che più realisticamente si avvicina alla felicità. La consapevolezza è il primo passo in questa direzione.
Se hai necessità di un aiuto o di un supporto psicologico per il tuo benessere, non esitare a contattarmi.
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