di Fabiola Bonghi – Cos’è la Mindfulness? Si tratta dell’ennesima trovata pubblicitaria, dell’ultima, si diceva una volta, americanata, oppure dietro (e dentro) c’è qualcosa di più?
La curiosità e l’interesse verso questo argomento hanno subito una più che brusca impennata negli ultimi anni: eppure non molti hanno un’idea precisa di cosa si intenda quando si parla di questa pratica.
Senz’altro, generalizzazioni a parte, la cultura americana ha spesso avuto il merito e la capacità di adattare contenuti e pratiche difficilmente digeribili per la mentalità occidentale alla nostra cultura, più improntata alla brutale misurazione quantitativa di costi e benefici che all’introspezione.


La mindfulness, un insieme di pratiche e di protocolli che prendono le mosse dalla meditazione di origine buddista, fornisce, semplificandoli, dei
percorsi meditativi e di centratura nuovi e accessibili anche per chi non abbia aspirazioni ascetiche o il desiderio di condurre una vita monastica.
Essendo una pratica relativamente recente – è infatti nata, negli anni ‘70 del secolo scorso, dagli studi e dagli approfondimenti del biologo e scrittore statunitense dr. Jon Kabat-Zinn – ha un’impostazione agile, facilmente comprensibile, i cui benefici si identificano con ogni momento della pratica e sono pertanto immediatamente percepibili da chi vi si avvicini e vi si dedichi.
Essa guida la persona verso un maggiore equilibrio interiore, migliorando la consapevolezza di sé e dei propri stati d’animo, educando la percezione a concentrarsi sul momento presente e distogliendo la mente dall’affannoso rincorrersi dei pensieri.
Sulle spalle abbiamo una scimmia, recita un antico proverbio indiano: le pratiche di meditazione aiutano da secoli l’uomo ad addomesticarla, in modo che non sia essa a decidere dove portarci, ma noi a servirci di lei per orientare il nostro vivere, senza farci ingannare da fuggevoli illusioni. Eppure l’accesso a queste pratiche, più o meno complesse, è stato limitato ai pochi che avessero i mezzi e il tempo di dedicarvisi: attraverso la mindfulness questa maggiore consapevolezza, questa più profonda equanimità, questa più
sottile percezione di sè sono diventati alla portata di tutti.
Come? Con l’elaborazione di pratiche ed esercizi guidati, anche di breve durata, in cui si passa dall’ imparare a percepire e sentire nuovamente il proprio corpo a rivolgere l’attenzione all’interno di se stessi, in un affascinante percorso dal mondo esteriore a quello, individuale ed interiore, che splende dentro ognuno di noi.
Riduzione dello stress, miglioramento del sonno, riduzione di disturbi fisici lievi e moderati legati alla somatizzazione di dinamiche psicologiche non funzionali: come occidentali abbiamo bisogno di ancorare e fondare l’efficacia di ogni cosa, tanto più se a noi sconosciuta, con dei risultati concreti: eppure uno dei più grandi insegnamenti della mindfulness è che il beneficio della pratica è la pratica stessa, nel momento in cui si fa, e la capacità di tornare a sentirsi.
Per ricominciare a vedere quello splendore e per essere in grado, se vogliamo, di portarlo anche a chi ci circonda.























