di Massimo Lavena – Parigi si riaccende coi sorrisi degli atleti di tutto il mondo che parteciperanno, dal 28 agosto all’8 settembre ai XVII Giochi Paralimpici: saranno 12 giorni magici, con più di 4.400 tra i più importanti atleti Paralimpici del mondo.
I Giochi Paralimpici sono ormai tra i più grandi eventi sportivi del mondo: ogni edizione scatena emozioni e interessi sempre maggiori da parte del pubblico, ma anche dei mezzi di comunicazione e degli sponsor.
I Giochi Paralimpici sono molto più di un semplice evento sportivo:
offrono l’opportunità unica per concentrare l’attenzione sullo sport e sulla disabilità, ispirando le persone per apportare cambiamenti sociali e promuovere opportunità professionali e sportive inclusive per le persone con disabilità.
I Giochi Paralimpici di Parigi 2024 vedranno tutta la Francia intraprendere un’avventura diversa da qualsiasi cosa abbia mai vissuto prima, e così come per i recenti Giochi Olimpici, il successo di pubblico è assicurato, e si prevede il tutto esaurito per molti degli sport in programma. Sono stimati intorno ai 2,8 milioni spettatori da tutto il mondo.
Saranno presenti 185 comitati nazionali paralimpici. 22 discipline sportive suddivise secondo i criteri di gravità della disabilità per 549 eventi, distribuiti su 18 sedi di gara, alcune delle quali direttamente ereditate dalle gare olimpiche, altre invece predisposte ex novo per via delle necessità di accesso e della eliminazione delle barriere architettoniche.
Sarà grande la copertura dei media a livello mondiale, con anche un canale privilegiato su Youtube e in Italia grande spiegamento giornalistico sulla Rai.


Sarà importante ricordare, guardando le gare, che gli atleti paralimpici “gareggiano, non partecipano”.
È una affermazione fondamentale per ricondurre la riflessione sul ruolo dello sport come unificatore sociale e mezzo di affermazione e realizzazione umana.
“Non partecipano i paratleti: loro gareggiano – dice Sandrino Porru a B-Hop -: il nome dei Giochi di Roma ’60 era : Giochi internazionali per paralizzati, per poi passare ad altri termini come minorati, invalidi, handicappati, disabili ed
oggi Paralimpici, termine che esprime l’abilità della persona, ribaltando la negatività in positività”.
Sandrino Porru è il presidente della Fispes (Federazione Italiana sport paralimpici e sperimentali) una delle principali componenti del CIP – Comitato Italiano Paralimpico, di cui è consigliere dirigente. La sua esperienza di atleta paralimpico con la partecipazione ai Giochi di Seul 1988 e Barcellona 1992 lo rende una voce unica, alla luce della sua vita in carrozzina, in giro per il mondo per aiutare tanti giovani a reagire ai drammi della malattia diventando ognuno testimone di quel “gareggiare, non partecipare”.
“Riflettiamo su un dato – dice Porru –
Per la prima volta, nella storia del nostro Paese, una rete televisiva nazionale viene dedicata interamente alle Paralimpiadi.
Grazie alla RAI e all’ottimo lavoro del CIP, tutta la cittadinanza italiana avrà la possibilità di seguire in TV, su RAI 2 Paralimpica e RAI Sport, tutte le discipline sportive dei giochi. Questo straordinario traguardo culturale ci permetterà di entrare nelle case degli italiani per promuovere, in modo capillare, la bellezza dello sport paralimpico e
offrire la possibilità a tanti ragazzi, che continuano a vivere la loro condizione di disabilità tra le sole mura domestiche, di poter vedere la vita da una prospettiva diversa.
Magari in pista su una carrozzina da corsa, oppure indossando una protesi per cimentarsi in una arrampicata o semplicemente facendo una nuotata con gli amici o sfidandosi in sella ad una bici e un handbike”.


“Sono certo, però, che il più grande risultato sarà quello della promozione dello sport paralimpico nel nostro Paese – ribadisce Porru – e la vicinanza geografica dell’evento, insieme all’importate supporto dei media darà una forte spinta all’ampliamento dei partecipanti alle attività paralimpiche di base, per le quali ci stiamo preparando nel migliore dei modi”.
Il paralimpismo smuove le acque del pregiudizio e apre la mente a sfide sempre più orientate al rispetto ed al riconoscimento di quella unicità del genere umano in cui le differenti specialità si declinano in tanti modi, anche partendo da un arto amputato, da una tetraparesi o da una carrozzina.
La testimonianza di campioni come Assunta Legnante nel lancio del peso, la gioia dei portabandiera a Parigi Ambra Sabatini e Luca Mazzone, con l’esplosività contagiosa di Bebe Vio Grandis e l’esperienza di Francesca Porcellato, l’allegria contagiosa di Simone Barlaam e la forza oltre l’età di Giovanni Achenza sono simbolo di questo trionfo della vita.


E grande è la testimonianza che lo sport italiano offre in questi Giochi paralimpici di Parigi grazie a Valentina Petrillo. Il suo motto è
“Meglio essere una donna più lenta ma felice che essere un uomo più veloce ma triste”.
Valentina Petrillo, a Parigi 2024, sarà la prima atleta dichiaratamente transgender a partecipare ai Giochi Paralimpici: ha 51 anni e gareggerà contro avversarie più giovani e veloci di lei, nei 200 metri piani categoria T12, quella degli atleti ipovedenti.
All’età di 14 anni le venne diagnostica la malattia ereditaria di Stargard, che danneggiando le retine porta progressivamente alla cecità: dopo anni di fermo sportivo nel 2004 inizia a gareggiare nelle categorie maschili paralimpiche di atletica. Nonostante l’età vince molti titoli nazionali.
Nel 2017 Valentina si dichiara transgender e inizia il percorso per il riconoscimento della sua identità femminile, oltre che le terapie ormonali che le permetteranno di gareggiare in quanto donna, anche se non operata. Per le cure ormonali fatte per abbassare i livelli di testosterone ai limiti fissati nel 2015 dal Comitato Olimpico Internazionale, ha visto in questi anni le sue performance atletiche peggiorare.
Ma il suo percorso la porta nel 2020 in pista ai campionati nazionali femminili nella sua categoria paralimpica, ed ora, a 51 anni, gareggerà nei 200 e 400 metri piani ai Giochi paralimpici. Nel 2021 agli europei di atletica in Polonia, a Bydgoszcz, è giunta 5° nei 200 metri, mentre ai mondiali paralimpici di Parigi 2023 ha conquistato due bronzi, nei 200 e 400 metri piani.
Sandrino Porru con la Fispes insieme con il presidente del CIP, Luca Pancalli, hanno da sempre sostenuto e aiutato Valentina Petrillo, scontrandosi spesso con valutazioni pesanti e retrograde, oltre che ignoranti della realtà.


“Il caso Petrillo è ormai incontrollabile – sottolinea Porru – Sono tanti gli interventi fatti, anche a sproposito, e spesso accompagnati da insulti, a dimostrazione, ancora una volta, che la diversità fa paura, soprattutto quando non la si conosce. Non voglio entrare nel merito di una questione, che non può essere licenziata con due battute, per sancire se vi è una condizione di vantaggio o meno nella competizione sportiva. Vorrei solamente che venga focalizzata la tematica nel modo corretto”.
“Valentina – prosegue – rappresenta una parte della società che, culturalmente, facciamo fatica ad accogliere, e a riconoscerle gli spazi vitali e le pari opportunità. Questa è la sola cosa sulla quale dobbiamo concentrarci e che, come istituzioni, dobbiamo garantire per tutti, in qualsiasi condizione di vita ci troviamo. Sicuramente è un argomento da approfondire e non accetto che venga licenziato semplicemente con un atto di esclusione”.
“Anche la condizione di disabilità – precisa -, che oggi fa meno paura proprio perché più conosciuta/accettata, ha vissuto una situazione similare: perché un tempo era meglio tenerla nascosta costringendo i diretti interessati a vivere la propria condizione con vergogna e spesso con disprezzo da parte della collettività”.
Per Porru “anche sul tema transgender va costruita e maturata una nuova coscienza sociale, processo che può essere stimolato solo dall’ingombro della loro presenza che rivendica i diritti universali dell’uomo, come tutti”. Proprio per le regole dello sport e “nel loro rispetto, Valentina si è guadagnata sul campo il diritto di partecipazione alle Paralimpiadi. Per questo va apprezzata, applaudita ed incitata come atleta, affinché rappresenti e onori al meglio la maglia azzurra e il nostro tricolore”.


Anche grazie alla battaglia oggi di Valentina Petrillo, ieri di tutti le atlete e gli atleti che hanno dovuto combattere per superare le barriere della vergogna e dell’esclusione, per Sandrino Porru
“tutto questo ci aiuterà sempre più a percepire la disabilità come una condizione di normalità della vita che non può e non deve offuscare o limitare l’espressione dei talenti delle persone, necessari per la crescita individuale e collettiva.
Sarebbe bello unire anche questo successo alle copiose medaglie che arriveranno e che ci renderanno fieri ed orgogliosi italiani, nel vederle al collo dei nostri atleti. Con tutto ciò sarà, ancora una volta, una straordinaria ed indimenticabile Paralimpiade”.





















