reportage di Erika Mattio – Dalla regione del Tigray alle pianure del sud, l’Etiopia punta su dialogo, agricoltura sostenibile e infrastrutture per costruire un nuovo inizio dopo la devastante guerra civile.
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Un Paese segnato, ma non spezzato
Tra il 2020 e il 2022, l’Etiopia ha vissuto una delle guerre civili più gravi del continente africano, con decine di migliaia di morti e milioni di sfollati interni. Il conflitto tra il governo centrale e il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) ha spaccato in due il Paese, alimentando anche tensioni etniche e crisi umanitarie.
Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Dopo l’accordo di pace firmato a Pretoria nel novembre 2022, l’Etiopia ha avviato un lento ma determinato processo di riconciliazione e ricostruzione. Le armi hanno taciuto, e al loro posto stanno prendendo voce le comunità, gli agricoltori, le donne e i giovani che vogliono ripartire.
La pace è fragile, ma reale: l’Etiopia oltre la guerra
L’accordo, mediato dall’Unione Africana, ha previsto il disarmo progressivo delle forze tigrine, la ripresa dei servizi essenziali nelle regioni colpite, e un processo di giustizia transizionale ancora in via di definizione.
Secondo fonti delle Nazioni Unite, oltre 2 milioni di sfollati stanno lentamente tornando nei loro villaggi in tutte le regioni coinvolte nella guerra fra Etiopia e Tigray. Organizzazioni locali e internazionali supportano programmi di reintegrazione, formazione e accesso ai servizi sanitari.
“Ogni ritorno è una sfida – racconta a B-Hop Meles Teshome, volontario per un centro di accoglienza vicino a Mekelle –
Molte famiglie non trovano più le loro case. Ma l’energia che si respira è nuova. Non più paura, ma desiderio di normalità.”
Agricoltura e comunità: i pilastri della rinascita dell’Etiopia dopo la guerra
In un Paese dove l’85% della popolazione dipende dall’agricoltura, la ripresa economica passa anche dalla terra. Le zone rurali dell’Etiopia devastate dalla guerra stanno avviando progetti di ricostruzione agricola con il sostegno di ONG, agenzie FAO e iniziative pubbliche.
Nella regione di Amhara, un gruppo di cooperative femminili ha rilanciato la coltivazione del teff, il cereale alla base della dieta etiope. Le nuove tecnologie irrigue, spesso a basso costo, permettono di risparmiare acqua e aumentare la produttività dell’intera Etiopia.
“Coltivare è un gesto di pace – afferma Almaz Gebre, coordinatrice di una rete di contadine a Bahir Dar –
Abbiamo perso molto a causa della guerra, ma ora possiamo nutrire i nostri figli e dare lavoro alle giovani. La terra non tradisce, se la curi.”


Investire nei giovani per non tornare indietro: un esempio per l’Africa
Una delle grandi sfide dell’Etiopia post-bellica è evitare che la frustrazione generi nuove spirali di violenza. Il governo e varie organizzazioni stanno puntando sulla formazione professionale e sull’educazione digitale per offrire alternative concrete.
Nel 2024 è stato inaugurato ad Addis Abeba il primo Hub per l’Innovazione Sociale del Paese, con corsi di coding, imprenditoria verde e storytelling digitale. Il progetto, cofinanziato da fondi europei e africani, coinvolge oltre 500 giovani provenienti da tutto il Corno d’Africa.
“Molti ragazzi arrivano da famiglie distrutte dalla guerra – spiega Hirut Mekuria, direttrice del centro – Qui trovano strumenti, ma soprattutto ascolto. Non vogliamo solo formare lavoratori: vogliamo formare cittadini consapevoli. Il progetto deve diventare un esempio per gli altri paesi africani”.
Il ruolo delle donne nella riconciliazione dell’Etiopia
Un capitolo importante della ricostruzione è quello della memoria. Diverse associazioni femminili, spesso in collaborazione con centri religiosi e accademici, stanno creando spazi di ascolto e cura per le donne vittime di violenza durante il conflitto.
In Tigray, l’organizzazione Women for Peace ha avviato una serie di laboratori dove il ricamo diventa strumento terapeutico e politico. Attraverso il tessuto, le donne raccontano le loro storie, elaborano il dolore e costruiscono reti di solidarietà.
“La pace non è solo assenza di guerra – dice Tsige Yohannes, una delle formatrici – È avere voce, essere viste, essere parte delle decisioni”.
Verso una nuova narrazione dell’Etiopia
Lontana dai riflettori internazionali, l’Etiopia prova a scrivere un nuovo capitolo della sua storia. Non senza difficoltà: permangono tensioni etniche, disuguaglianze e fragilità istituzionali. Ma la direzione è tracciata.
Nel silenzio delle campagne, nei progetti comunitari, nei sorrisi di ritorno degli sfollati, si intravede un’Africa che non si arrende, che crede nel dialogo e nella cura. Un’Africa che, dopo la tempesta, ha scelto la strada della vita.
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