di Marianna Mandato – “Serve un po’ più di leggerezza nella vita”. “Ma se faccio le cose con leggerezza poi mi dicono che non va bene”. Discorsi all’ordine del giorno.
Parlare di leggerezza non sembra difficile. Proprio come se per tutti fosse subito chiaro che cosa la leggerezza sia.
Ascolta “La leggerezza non è superficialità” su Spreaker.
Eppure qualcosa non torna.
Perché la leggerezza in alcuni casi sembrerebbe essere meravigliosa e in altri casi da evitare in ogni modo? C’è una leggerezza corretta e un’altra che non lo è?
Soprattutto, che cos’è la leggerezza? Come la potremmo spiegare a un extraterrestre? E come potremmo educare un bambino alla “giusta” leggerezza? Noi adulti abbiamo capito come si fa?
Per poter dare delle risposte sensate, iniziamo come sempre dalla ricerca dei genitori di questa parola.
Nel nostro percorso a ritroso, non ci stupisce granché incontrarli di nuovo tra i cari amici latini. Sono ormai di casa.
Leggerezza è figlia del latino lĕvis, poi trasformatosi in leviàrius, levièrius, nella lingua parlata. Significava lieve, agile, sciolto.
Stavolta, però, sono stati i francesi a far propria la parola latina, per trasformarla nel loro legier, da cui poi noi abbiamo tratto i nostri leggero, leggerezza, leggiadro.
Salta subito all’occhio anche quel levriero che noi utilizziamo per indicare una razza canina con certe ben note caratteristiche.


Andiamo avanti, prendiamo la nostra bella parola leggerezza e imbottiamola come fosse un panino. Quale companatico e farciture dovremmo metterci dentro per dargli il sapore corretto, da tutti riconoscibile?


Sicuramente,
scarsità di peso, agilità, scarsa abbondanza, semplicità, qualcosa di non impegnativo, non gravoso, ma anche, incredibile a dirsi, superficialità, vanità, scarsa profondità, scarsa riflessione o serietà, distacco, errore o distrazione.
Non è proprio chiarissimo se il panino risulterebbe essere molto ben digeribile o purtroppo scarsamente saziante.
Proseguiamo come siamo soliti fare e chiediamoci se dalla parola leggerezza possa derivare un verbo. No, “leggerare” o “leggerezzare” non esistono.
Però esiste “essere leggeri”.
Insomma, mentre la leggerezza pare essere qualcosa che non dipende da noi, che esiste al di fuori di noi e che possiamo fare nostro soltanto come concetto, essere leggeri, invece, dipende esclusivamente da noi.
In qualche maniera dobbiamo essere noi ad incarnare quella leggerezza per riuscire a capire che cosa sia nella realtà.
Essere leggeri dipende dalla nostra azione.
Ma che cosa vuol dire che la leggerezza ci appartiene come concetto? E come possiamo poi passare dal concetto all’essere? Come facciamo insomma a incarnare quell’etereo “qualcosa” che chiamiamo leggerezza?


Per passare a dare consistenza reale al concetto leggerezza, per incarnarla, per essere leggeri, la leggerezza deve passare dal pensiero ai sensi che percepiscono. I sensi percepiscono attraverso il corpo. Dunque, la leggerezza deve diventare corporea, fisica.
Come?
Vediamo. I concetti, si sa, sono idee, sono rappresentazioni mentali, filmini mentali che impalcano la logica, quella strana cosa che ha a che vedere con la ragione, con la razionalità.
Le idee sono quelle che impastiamo costantemente per rappresentare e programmare il nostro vivere quotidiano. Sono essenziali, sono nostre, siamo noi a pensare per riuscire muoverci nel mondo.
Privati della logica e del pensiero in generale, resteremmo bloccati. L’azione ne dipende. E con essa il nostro corpo, che utilizziamo proprio per agire.
La percezione dei nostri sensi dipende pertanto dai nostri pensieri.
I pensieri, così, pesano in modo preponderante sul nostro modo di vivere. Anzi, sul modo in cui scegliamo di vivere.
I pensieri, in altre parole, posseggono un loro “peso” intrinseco. Più sono complessi, più pesano. Più sono stratificati, più pesano. Più sono elaborati, più possono pregiudicare o appesantire l’azione e il sentire.


In sostanza, pesano sul nostro modo di essere e di agire. Possono addirittura confonderci e manipolare la realtà stessa. Pur essendo sempre noi a pensare.
Nella pratica quotidiana, a pensieri pesanti corrisponde un corpo pesante. Passo pesante, fatica nel fare le cose. Addirittura respiro affannoso e battito cardiaco accelerato o aritmico, come se si avvertisse un macigno sullo stomaco a coronare difficoltà maggiori nel trovare una via d’uscita o soluzione a qualsivoglia problema.


E qui subentra la necessità di leggerezza.
Per essere più leggeri, bisogna sottrarre peso alla pesantezza.
La leggerezza altro non è che una gradazione della pesantezza. Non il suo contrario.
Più si aggiunge peso alla leggerezza più essa perde la sua identità a favore della pesantezza.
Ma attenzione, però. Continuando a sottrarre peso alla leggerezza stessa, risulteremo troppo alleggeriti e sconfineremo nella fascia dell’inconsistente, della superficialità, del frivolo, dell’errore senza solidità logica. Ce lo dice la parola.
La leggerezza, insomma, è strettamente connessa con l’equilibrio, con l’essere equilibrati.


Essere leggeri non diventa o significa essere superficiali soltanto se ci alleggeriamo quanto basta per agire agilmente, con mente agile.
Ad esempio, se alleggeriamo i vestiti all’arrivo della primavera, significa che stiamo scegliendo fibre più sottili e adatte alle nuove temperature. Non significa che ci stiamo denudando. Nudi, saremmo troppo alleggeriti, sentiremmo freddo e risulteremmo fuori luogo.
Restare nudi, sarebbe una vera leggerezza. Una sconsideratezza, una mancanza di giusto peso.
La leggerezza equilibrata si vede. Il corpo la manifesta con la mimica e con le reazioni fisiche.
Alleggerendo i pensieri, anche il corpo si muoverà diversamente, ossia con diversa mente.
Avremo la percezione reale di sentire la testa libera, di sentire l’aria sul corpo, di essere più agili (proprio come levrieri), di respirare meglio. Il battito cardiaco sarà più regolare, i lineamenti meno tesi, il passo leggero ma spedito. E senza dubbio un bel sorriso coronerà il volto.


La giusta leggerezza facilita il sonno e contrasta l’invecchiamento cellulare. Alimenta la vita e la percezione di sé.
Non resta altro da augurare che eliminare le zavorre mentali e fisiche eccessive.
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