di Marianna Mandato – Non possiamo fidarci. Non è una persona equilibrata. Cambia posizione come il vento. E fin qui, tutti abbiamo l’illusione di aver capito.
Ascolta “Come capire se una persona è equilibrata?” su Spreaker.
Probabilmente ci siamo fatti subito una cattiva idea della persona in oggetto e vorremmo sapere chi è.
Ma che cosa vuol dire effettivamente “persona equilibrata?”. Come facciamo a capire chi lo è? È forse una persona che non barcolla? E perché le persone “non equilibrate” tendono a non piacerci?
Cosa ci vuole comunicare la parola equilibrio?
E come mai sembrerebbe che qualcuno o molti abbiano la possibilità di decidere quando qualcun altro non possa essere ritenuto “equilibrato”?
Troppe domande. Cerchiamo di essere pratici, e di capire meglio le questioni per poter dare delle risposte adeguate.
Per prima cosa, diamo consistenza alla parola equilibrio imbottendola di tutto ciò che ci aiuterebbe a plasmarne la forma corretta. Come se dovessimo costruire un oggetto a forma di equilibrio.
Bene,
sicuramente bilanciamento, stabilità, fermezza, solidità, privo di turbamento, armonia, buon compromesso, correttezza.
Ora, andiamo alla ricerca dei genitori di questa parola. Quella dell’equilibrio è una bella storia familiare.
Tanto tempo fa, i nostri amici latini, solevano fare le cose in modo molto pratico. Usavano bilance per vendere o scambiare oggetti di pari peso.
La transazione era “bilanciata” quando i due bracci della bilancia restavano allineati orizzontalmente in modo stabile, senza oscillare più. Quando dunque gli oggetti posti su ciascun braccio avevano un peso tale da risultare corrispondente, equo.
Equilibrio insomma, deriva dal latino aequilibrium, formato dalle parole aequus, che significava uguale, equo, e libra, che invece significava proprio bilancia.
In pratica, quell’oggetto chiamato bilancia finiva per diventare un blocco unico quando i suoi bracci diventavano “uguali”, quando i pesi sui suoi bracci la rendevano stabile.


La parola latina aequilibrium, cominciò col tempo ad essere applicata a vari ambiti, per descrivere le situazioni più svariate. Si adattava bene a tutti i settori. Primo fra tutti, quello scientifico. Ma anche a situazioni, persone, e persino se usata come metafora.
Ormai divenuto concetto, oggi non esiste ambito in cui non entri in gioco l’equilibrio.
Ad esempio, potremmo mai immaginare un aereo o una barca privi di quella cosa detta equilibrio svolgere bene il loro compito? Una soluzione chimica priva di equilibrio ci spaventa, e ad un funambolo senza equilibrio cercheremmo di consigliare un altro mestiere.
Per non parlare della mancanza di equilibri a livello politico o sociale.


Appurata l’importanza di questa parola, facciamoci la solita domanda e chiediamoci se dalla parola equilibrio possa derivare un verbo. Certamente, equilibrare.
Significa che l’equilibrio non è qualcosa che può esistere, che può avere un senso nella realtà a prescindere dalla nostra azione.
Perché l’equilibrio abbia un corrispondente reale, dobbiamo agire.
E che cosa vuol dire?
Equilibrio non significa stasi né calma. L’equilibrio è una conquista.
È un processo dinamico di superamento. È qualcosa che si ricerca “bilanciando” continuamente forze avverse, elementi contrari, pesi differenti di una questione o aspetti della personalità in contrasto.
Immaginiamo di stare su una barca fra le onde. Il nostro equilibrio consisterà nel riuscire a trovare il modo di stare in piedi o non cadere, nonostante il moto delle onde. La barca non è in una situazione di quiete, neanche noi, ma troviamo la modalità di tenerci stabili, di non barcollare, pur sconquassati dal moto ondoso.
E ancora, pensiamo al volo degli uccelli. È magnifico quando si “librano” in volo. Ecco, quel librarsi è trovare un giusto bilanciamento, trovare un equilibrio, tra l’altro meraviglioso a vedersi, fra le correnti d’aria. Gli uccelli sfruttano quei moti d’aria per volare liberi.
Si librano liberi. Ossia, spaziano in equilibrio nell’orizzonte. E, guarda caso, orizzontali sono anche i bracci in equilibrio di una bilancia.


Ma l’equilibrio non è soltanto fisico. È anche mentale. Anche in questo caso, non è scontato né attribuibile a priori come qualità soltanto ad alcune persone. L’equilibrio è una risultante.
È un bilanciamento di aspetti contrastanti della nostra personalità e del nostro pensiero. È un assestamento perenne. Un movimento continuo, ci verrebbe da dire, per potersi librare con fermezza, in maniera consona e consapevole, nell’ambiente circostante.
L’equilibrio è la risultante naturale del movimento stesso.


Quello interiore ci permette di scegliere ciò che riteniamo praticamente, moralmente e/o eticamente preferibile. Il disequilibrio inficia qualsiasi scelta consapevole. Fa sentire come se barcollassimo incessantemente. Se il braccio di una bilancia oscillasse continuamente non riuscirebbe mai a stabilire un peso.
Perennemente disequilibrati rischieremmo di essere a tutti gli effetti squilibrati. Che ormai è sinonimo di folli.


E come si fa?
Pensiamo alla simpatica lotta tra l’angioletto buono e il diavoletto più subdolo posti ciascuno su una spalla a gridarci nell’orecchio cosa fare.
Proprio come sui due bracci di una bilancia cercano di far pendere più da una parte che dall’altra l’ago e l’ego della nostra stessa bilancia.
Per poter trovare il giusto peso, pertanto un equilibrio, la scelta sarà sempre un equo compromesso interiore tra le forze che spingono in direzioni contrarie.
Le persone equilibrate risultano attendibili, degne di fiducia, solide, realizzate, positive. Perché l’equilibrio si vede e si trasmette anche come una sensazione.
Le persone equilibrate si riconoscono.
Ma badiamo bene che restare fermi per non rischiare di perdere l’equilibrio è fare di se stessi una barca che non lascerà mai il porto.
Non resta che augurare a tutti di agire continuamente per ritrovare sempre il proprio equilibrio congeniale.
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