di Patrizia Caiffa – Passeggiare per Catania, la città più grande della Sicilia orientale, antagonista commerciale della nobile e politica Palermo, significa compiere un viaggio attraverso tutte le civiltà del Mediterraneo e fermare l’attimo nell’attuale scenario della Catania barocca, fatta di edifici scolpiti nella pietra lavica nera.
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Attraversata a metà dalla Via Etnea, la città sembra guardare costantemente verso l’alto, all’ombra maestosa di quella che i siciliani chiamano “a Muntagna”: l’Etna, il vulcano più alto d’Europa, che continua a meravigliare e a dare spettacolo.


Catania è una città che ha imparato a rinascere dalle proprie ceneri. La sua storia recente comincia con il terremoto del 1693, che distrusse quasi interamente la Sicilia orientale causando circa 93.000 vittime. Qui sopravvisse solo il Castello Ursino, oggi museo civico, nel quartiere di San Cristoforo. Tutto il resto venne ricostruito sopra le macerie, come accadde anche a Noto, Grammichele e Lentini.
Le origini di Catania affondano nella preistoria: prima i Sicani, poi i Fenici e i Siculi, arrivati intorno al 1300 a.C., in coincidenza con una grande eruzione dell’Etna. I Greci giunsero nel 734 a.C., fondando Naxos, Siracusa, Messina, Imera, Lentini e infine Katane, ai piedi del vulcano. L’Etna, con la sua attività di tipo stromboliano, ha sempre condizionato la vita cittadina, ma le sue eruzioni sono generalmente prevedibili, insegnando alla popolazione una convivenza vigile e resiliente.
Dopo i Greci arrivarono i Romani, poi Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e i Borboni. Nel 1860, lo sbarco di Garibaldi segnò l’ingresso nell’Italia unita.
“Ogni dominazione ha lasciato tracce visibili, spesso riutilizzando l’antico”,
spiega l’archeologo Francesco Ardito, che accompagna il racconto con competenza e aneddoti, restituendo alla città la sua stratificazione viva.
L’itinerario parte dal Castello Ursino, costruito tra il 1232 e il 1239 da Federico II di Svevia, originariamente a picco sul mare. Nel tempo, a causa dell’erosione e delle colate laviche, la costa si è progressivamente allontanata. Durante l’eruzione dell’Etna del 1669, la lava circondò il castello senza distruggerlo. Trasformato in carcere e poi in museo civico, ospita collezioni del principe Biscari e opere di arte sacra benedettina. Sulle sue mura convivono simboli come la Menorah e la Croce cristiana, testimonianza di un’antica libertà di culto. Oggi, però, il Castello è chiuso per lavori interminabili: una ferita aperta nella gestione del patrimonio culturale.


Il cuore archeologico della città è il Teatro Romano di Catania, costruito in basalto lavico, terzo per grandezza dopo Siracusa e Taormina. La facciata si perde tra gli edifici, ma all’interno si apre una dimensione inattesa. Costruito dai Greci e ampliato dai Romani, poteva ospitare circa 6.000 spettatori. Sotto l’orchestra scorre il fiume Amenano, che continua il suo viaggio nel sottosuolo cittadino. Accanto si trova l’Odeion, piccolo teatro coperto per spettacoli musicali destinati a un’élite colta. Qui affiorano anche case settecentesche, tracce del quartiere ebraico e abitazioni precedenti al terremoto.


La Catania barocca trova la sua massima espressione nella Via dei Crociferi, patrimonio UNESCO, e in Piazza Duomo, dominata da “u Liotru”, l’elefante in pietra lavica simbolo della città. Sormontato da un obelisco romano, rappresenta protezione e vittoria, secondo una leggenda che mescola mito e identità urbana.


Qui sorge la Cattedrale di Sant’Agata, ricostruita nel Settecento, custode delle reliquie della santa patrona. La festa di Sant’Agata, dal 3 al 5 febbraio, è una delle celebrazioni religiose più partecipate al mondo: un’esperienza collettiva che unisce fede, appartenenza e memoria, affondando le radici anche nell’antico culto di Iside.


Sotto il Duomo si visitano le Terme Achilliane, complesso termale romano del V secolo, oggi parte del museo diocesano. Poco distante, l’Anfiteatro romano di Piazza Stesicoro e la Badia di Sant’Agata completano il racconto di una città stratificata, dove la lava non ha mai avuto l’ultima parola, ma è diventata materia di rinascita.
Un viaggio affascinante intitolato “Voci e volti della Sicilia orientale” tra Catania, Siracusa e Lentini, che comprende la visita a realtà sociali e culturali locali, è possibile da quest’anno grazie al tour operator di viaggi etici e solidali Eventi Nomadi e al partner siciliano My Travel Experience.
Instagram: Eventi Nomadi; My Travel Experience
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