di Cristina Allodi – Se la prima giovinezza sembra avvolta da una patina di felicità, rimanendo nell’immaginario collettivo una sorta di età dell’oro, che tanto più risplende quanto più appare lontana, quello intorno ai 30 anni può essere considerato il periodo di massima potenza della vita umana.
La forza dei trentenni è ravvisabile nei seguenti aspetti:
- Si è a tutti gli effetti nel pieno della giovinezza, ma non più “troppo giovani”
- Si sono creati legami affettivi e sociali, ma tutto può essere rimesso in discussione con relativa facilità (poi vedremo che questa non è prerogativa esclusiva degli under 40)
- Si può scegliere se diventare genitori, ma anche rimandare questa decisione a tempi futuri
- Si possono iniziare nuovi percorsi di studio, oppure implementare quelli già intrapresi, per perfezionare le competenze professionali o cambiare settore
In pratica, intorno ai 30 anni si ha ancora il mondo in mano, anche se il senso del limite acquista sempre più consistenza, rispetto alle velleità della prima giovinezza.


Se andiamo ad analizzare i quattro punti evidenziati, che pongono l’accento sulla forza che si ha attorno ai 30 anni di età, il primo appare subito inconfutabile: si è ancora giovani, nel pieno significato del termine.
Per quanto riguarda i legami affettivi creati (non necessariamente amorosi), è vero che si possono sciogliere con relativa facilità, dal momento che sentimenti e affinità elettive non rimangono immutati.
Il tempo ci cambia e, con noi, si modificano anche i nostri interessi, modi di fare e di intendere la vita, per cui continuare come prima, facendo finta che tutto sia rimasto invariato, diventa incompatibile con la propria evoluzione personale
Modificare la rete sociale di riferimento è inevitabile, a tutte le età, ma dai 20 ai 40 anni ciò avviene con maggior frequenza; questo è più che comprensibile, considerando l’accresciuta possibilità di sperimentare sé stessi, nei vari ambiti, rispetto alla limitata autonomia gestionale dell’adolescenza, anche se c’è da dire che quest’ultima, ad oggi, si protrae ben oltre i canonici 19 anni.
Divenire genitori è una scelta, così come lo è decidere di non avere figli
L’età del primo (o unico) figlio è sempre più spostata in avanti, rispetto a solo qualche decennio fa; ciò è dovuto anche alla maggiore scolarizzazione, cui segue la ricerca di una adeguata collocazione nel mondo del lavoro, il che richiede tempo e adattabilità, per non parlare delle difficoltà oggettive ed economiche, che non rientrano in questo nostro excursus.


Studiare, specializzarsi, cambiare lavoro dipendente o iniziare un’attività da freelance, per ventenni e trentenni sono cose scontate, a volte vissute con apprensione e rimpiante a posteriori.
L’errore di valutazione si può fare, vi incorre chiunque faccia qualcosa
Dunque, è quasi inevitabile intraprendere alcune strade che termineranno in vicoli ciechi, perseguire obiettivi che si riveleranno inferiori alle aspettative, se non proprio fallimentari.
Tutti possono prendere decisioni sbagliate, ma non si deve dimenticare che:
- Si potrà non raggiungere una meta, ma ciò non implica che il cammino sia terminato
- Un obiettivo non raggiunto non è un fallimento, ma un invito a cambiare direzione
- Ogni scelta comporta una rinuncia, per cui smettere di inseguire qualcosa che non si può ottenere contiene già, in sé, il seme di una nuova scelta
- Cambiare strada amplia la prospettiva e può condurre dove non si sarebbe mai pensato di arrivare
Avere il mondo in mano, in realtà, non è possibile, ma provare tale sensazione è il miglior propellente che si possa avere, poiché permette di andare avanti senza eccessive esitazioni.
Essere nell’età della ragione e coltivare ancora sogni e illusioni, quand’anche non tutti potranno essere realizzati, è la ‘conditio sine qua non’ per vivere appieno la vita
Avere 21, 30 o 39 anni, quando si gode di buona salute, significa essere nel pieno delle proprie forze, non solo fisiche.
Questi sono anni preziosi, che non devono essere sprecati focalizzandosi su ciò che non si è (ancora) ottenuto; tutte le potenzialità che si hanno devono essere coltivate, i frutti si potranno raccogliere anche a distanza di molto tempo.


Ogni età della vita ha la sua dignità e chi oggi è un giovane adulto, uomo o donna, intorno ai 30 anni di età, possiede una grande ricchezza: il tempo per evolversi, esplorare nuove strade, sbagliare e ricominciare daccapo.
La percezione di avere tanto tempo davanti a sé può far sentire quasi immortali: questa sensazione, di per sé fallace, può trasformarsi in un forte slancio vitale, i cui effetti si amplificano in modo esponenziale, permettendo di realizzare cose che, inizialmente, non erano state contemplate
Il massimo vigore che si raggiunge intorno al terzo decennio di vita va oltre gli errori di valutazione, al di là delle scelte fatte o delle decisioni non prese; sono anni intensi, che avranno ripercussioni nei decenni futuri, ma che non per questo vanno caricati di eccessive responsabilità.
Nella vita tutto è in fieri sino all’ultimo giorno, niente ha effetti immutabili, finché si manterranno mente e spirito aperti al cambiamento.
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