di Floriana Lenti – Alto, spalle larghe e sempre sorridente. Paolo Boccia stupisce per la sua sincerità e la sua ironia, il suo coraggio e la sua energia. La sua vita è sintetizzata nei suoi due capolavori letterari (edizioni Le Lettere): il primo libro “Dal mio punto di vista” e il secondo testo, sempre autobiografico, “ConTatto. Io, il buio e la fisioterapia” in libreria dal 18 aprile.
“Le mie passioni sono sempre state il calcio, le donne, i motori e gli amici a quattro zampe” racconta a B-Hop magazine Paolo Boccia: “L’età dell’adolescenza è stato uno dei periodi più belli… A sedici anni era d’obbligo avere una Vespa PX oppure la moto ed io scelsi un Cagiva Aletta rossa 125 Enduro nuova di pacca. Tanta roba! In sella mi sentivo grande, invincibile, invulnerabile, non percepivo alcun pericolo, mi piaceva dare gas fino in fondo. La velocità mi dava ebbrezza”.


Ma poi, arriva un giorno specifico che stravolge completamente la vita dell’autore: “Il 26 ottobre 1984, come ogni mattina, mi alzai e presi la mia moto per fare il solito giro senza meta, poi nel primo pomeriggio andai a fare servizio alla Misericordia di Ponte di Mezzo e verso le diciassette mi trattenni un po’ al Circolino che era proprio adiacente alla Misericordia perché, in quel momento, alla radio stavano trasmettendo la canzone One Night in Bangkok di Muttay Head che mi piaceva da morire. Finita la canzone, salii in moto e, sgassando come sempre, mi avviai verso i giardini del Liceo per chiacchierare con gli amici.
Come sempre c’erano i ragazzi più piccoli che avevano una voglia matta di salire a fare un giro in moto: ne presi su prima uno, poi un altro, poi un altro ancora.
Il giro era sempre lo stesso, poco più di un isolato, un po’ come andare in giostra. Intanto calava la sera e accesi i fari alle 18 e 25 – posso ricordare l’ora esatta – salì con me Luca Fumi, che fino ad allora non conoscevo. Gli dissi: “Ti lascio alla compagnia?” e lui mi rispose:”No, vai oltre a tutta velocità e mi lasci più in là”. In Via dei Marignolli, inserii la prima per avere più ripresa, poi la seconda e la terza a tutta manetta, ma davanti a noi trovammo Fabio Alberti con un Cagiva ST a fari spenti e senza freccia che stava facendo inversione a U:
l’istinto mi disse di buttarmi sulla sinistra per evitare l’impatto, cosa che inevitabilmente invece avvenne con uno schianto terribile.
Sbalzammo dalla sella per circa otto metri e finimmo contro una vecchia Cinquecento parcheggiata, Luca sul tetto ed io sul paraurti, mentre Fabio cadde da fermo. La moto si adagiò sull’asfalto con la lancetta del contachilometri bloccata a 93 km/h.
Iniziò il caos, gente che urlava, altri che correvano alle cabine telefoniche per chiamare i soccorsi, altri ancora si avvicinavano a noi per aiutarci. Incredibile ma vero, non avevo perso conoscenza e sentivo tutto ovattato, avevo chiaramente capito che mi ero fatto male sul serio. Dopo poco sentii le sirene dell’ambulanza. Arrivò la stessa squadra con cui avevo fatto servizio poco prima nella vecchia Cemm”.
Incidente. Viso sfigurato. Fratture ovunque. Buio. Paolo Boccia cade, perde la vista, ma si rialza. La sua vita racconta di un uomo che riesce a superare il dolore facendone un punto di forza. Quando tutto diventa buio, trova un altro modo di vedere le cose:
“Ci sono due modi di affrontare gli ostacoli: prenderli di petto o aggirarli. Ogni volta la battaglia è diversa e non ci sono ricette, ma quello che conta è la voglia – direi quasi la caparbietà – di voler andare oltre impedimenti e complicazioni,
la determinazione a non farsi fermare, a vedere il lato positivo delle cose, a pensare che il bicchiere non solo è mezzo pieno, ma che si può riempire fino all’orlo”.


Paolo Boccia, dunque, traccia la sua strada con determinazione e diventa manager di musicisti e comici (fonda, nel 1991, l’agenzia di management Master Star), è conduttore radiofonico e fisioterapista.
Scrive anche canzoni, forse la più significativa è “Corri ragazzo” musicata da Federico Fiumani dei Diaframma: “Il testo è il nudo e crudo racconto del mio incidente, ma nello stesso tempo è un inno alla vita. È un 45 giri che non è stato mai in vendita, ma la cosa buffa è che è entrato nei dischi rari ed ha una quotazione altissima”.


Ha conseguito la laurea in fisioterapia e ha lavorato dal 1990 presso l’ospedale CTO di Firenze dove vive con la sua splendida famiglia: la moglie Chiara e la figlia.
“Tutti i giorni da ormai 33 anni mi occupo difisioterapia e riabilitazione, in particolare amo trattare la colonna vertebrale, e spesso allevio i dolori provocati da ernie e protrusioni cervicali e lombari. La fisioterapia può essere semplicemente tecnica e studio, io ci aggiungo passione, dedizione, energia ed esperienza”.
Non è solo un lavoro, ma una vera e propria missione. Standogli accanto si può constatare che il suo spirito e la sua energia si irradiano, lasciando una piacevole scia di positività.
Nel libro appena edito “ConTatto. Io, il buio e la fisioterapia” Paolo Boccia non fa giri di parole, è diretto, racconta lavoro e passione, non fa sconti a nessuno (nel senso che le sue riflessioni – soprattutto per i suoi colleghi – sono critiche costruttive).


Attraverso le sue mani vede e ci fa vedere le difficoltà delle persone che cura, che non sono mai solo fisiche, ma anche interiori.
Nel libro ci sono capitoli davvero divertenti, altri più toccanti in cui si parla di gravi patologie. Tutto scorre però velocemente e lascia l’idea di un uomo testardo fino al midollo osseo, pronto ad aiutare il prossimo e a trasmettere la sua energia. Anche Jo Squillo e Gianna Nannini hanno beneficiato dei suoi trattamenti.


Dopo una lunga tournée di presentazioni per la prima autobiografia, Paolo Boccia è pronto a ripartire in tutta Italia e non solo. E già ad aspettarlo ci sono amici, ammiratori e lettori.


Per essere aggiornati sulle presentazioni: https://www.paoloboccia.it/
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