di Marianna Mandato – Quante volte ci siamo detti “per sfuggire a questa folle vita moderna, bisognerebbe vivere di più a contatto con la natura”.
Una famiglia decide di mettere in pratica quelle che sembrano soltanto parole di consolazione di fronte a meccanismi vorticosi che ci fagocitano.
Hanno dei figli. Minori. Il loro pensiero è farli crescere sani, a contatto con la natura, fuori da quella società ormai troppo distante da valori basilari e modalità di apprendimento naturale, fisico e mentale.
La scelta dei genitori, risulta lesiva per la crescita dei minori, sulla base dei loro diritti. E la loro potestà genitoriale sovrastata.
Quali aspetti considerano questi diritti? Fino a che punto i genitori possono scegliere? È probabile che, come in tutte le cose, la verità sia nel mezzo.
Ma il dibattito si accende. Perché questa non è la storia di una famiglia che sceglie come vivere, questa è la storia di concetti fondamentali alla base delle nostre società evolute e civilizzate: giustizia, diritto, legalità, rispetto ma soprattutto libertà.
In che modo possiamo considerarci liberi? Possiamo ritenerci tali soltanto nei limiti di un unico “sistema” di cui tutti dobbiamo fare parte?
Eppure, le distorsioni tutte moderne del sistema sociale in cui immergiamo noi stessi e i nostri figli fatichiamo a ritenerle sane.
Impegni continui, assenza di tempo libero, ritmi innaturali, ore trascorse nel fitto bosco (e sottobosco) dei social e/o delle realtà virtuali, impossibilità di conoscere e sentirsi parte della natura in generale come “sistema reale” in cui siamo inseriti da quando nasciamo.
Ma dobbiamo continuare a navigare in questo mare.
Oppure no?
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